Spyker è tornata alla Monterey Car Week con un'auto che, a suo modo, va controcorrente rispetto al resto del settore. Si chiama C8 Preliator XXV, ha debuttato al Quail ed è stata esposta anche al Concours d'Elegance di Pebble Beach il 16 agosto. Il marchio olandese, fondato nel 1880, la definisce l'inizio di una nuova era, ma la vettura resta fedele a un'idea molto semplice, un'hypercar da guidare con le proprie mani, letteralmente.
Un progetto nuovo, non un restyling

Spyker precisa che la Preliator XXV non è l'evoluzione dell'omonimo modello del 2016, ma un'auto interamente nuova, concepita da zero. Il linguaggio stilistico resta però coerente con la storia del marchio, che affonda le radici nella fusione con la Dutch Aircraft Factory del 1914. Le prese d'aria a profilo NACA, già viste sulle Spyker moderne, tornano ora accompagnate da un reticolo isogrid (la struttura triangolare usata per alleggerire i razzi) applicata a griglie, pedaliera e persino ai sedili. Sul frontale, i fari portano incisa la sigla XXV, mentre i gruppi ottici posteriori richiamano la forma degli ugelli di un caccia. La pinna posteriore, presente in forma discreta sui modelli precedenti, riprende ora più apertamente quella della Spyker C1 Aerocoque del 1919.
Un V8 biturbo e il cambio che (quasi) nessuno offre più

Sotto il cofano lavora un V8 biturbo da 4,0 litri e 800 hp (811 CV e 597 kW nella conversione standard) di potenza e 1.000 Nm di coppia, per una velocità massima superiore ai 349 km/h. Il dato più significativo, però, riguarda la trasmissione. Nella Preliator XXV c’è un vero cambio manuale, senza palette né automatismi di alcun tipo. Il fondatore e CEO Victor Muller ha dichiarato che l'azienda ha scelto «una vera trasmissione manuale, non un'imitazione automatizzata», sottolineando come ogni cambiata resti un gesto meccanico diretto tra pilota e vettura. Anche l'abitacolo segue la stessa filosofia, con un head-up display come unico schermo e il resto dei comandi rigorosamente analogico.

In controtendenza rispetto al resto del settore, Spyker continua a costruire le proprie vetture in alluminio anziché in fibra di carbonio. Il telaio a longheroni è progettato internamente e ogni pannello della carrozzeria viene realizzato a mano dagli artigiani inglesi di Coventry Prototype Panels, storico partner del marchio. Servono circa 2.100 ore per completare una singola vettura. Il volante viene cucito a mano da un solo artigiano in quattro ore. Anche il numero di telaio è impresso a mano su ogni esemplare. L'esemplare mostrato al pubblico porta il numero di telaio 270 ed è l'ultimo delle 255 Spyker costruite dal rilancio del marchio nel 2000: è verniciato in un verde metallizzato con finiture rosa oro.
Una scelta tecnica particolare riguarda anche il posizionamento del serbatoio, spostato dietro i sedili e davanti al motore, soluzione mutuata dalle vetture Spyker da Le Mans. Il baule, di conseguenza, è stato spostato completamente all'anteriore, con un'apertura a farfalla che coinvolge l'intera vettura.
Un nuovo capitolo per il marchio

Il debutto della Preliator XXV coincide con un cambio di proprietà. L'imprenditore ucraino Volodymyr Nosov è entrato in Spyker come co-proprietario, portando con sé una partnership strategica con W Group, gruppo fintech europeo attivo nel settore blockchain e proprietario della piattaforma di scambio di criptovalute WhiteBIT. Secondo quanto dichiarato dall'azienda, la tecnologia non toccherà la componente meccanica delle vetture, che resteranno analogiche, ma servirà a sviluppare nuove esperienze digitali per i clienti. Tra i prossimi passi annunciati ci sono la ripresa del progetto D8 Peking-to-Paris (un SUV mai arrivato in produzione) e il ritorno alle competizioni endurance nella categoria GT3.

La produzione della C8 Preliator XXV sarà limitata a 25 esemplari, ciascuno realizzato su commissione individuale. L'esemplare mostrato a Monterey è la vettura di produzione numero uno, commissionata proprio da Nosov. I prossimi esemplari dovrebbero essere completati entro la fine dell'anno.
FONTE: Autoblog
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



