Meno versioni, più esclusività e una supercar da piazzare sopra la 911. Porsche prova a ripartire da qui. Al Capital Markets Day di Weissach, l’appuntamento con gli investitori, la Casa di Zuffenhausen ha presentato «Sportwagenschmiede ‘35», la «fucina di auto sportive» che dovrà guidarla fino al 2035. Il contesto in cui si inserisce questo piano è quello che conosciamo bene, tra un margine operativo sceso all’1,1% nel 2025, la Macan elettrica in calo, le vendite in Cina in affanno e un piano di tagli che il comunicato quantifica in 9.000 posti.
Il valore prima dei volumi
Il principio guida resta «Value over Volume», il valore prima dei volumi. Tradotto: non vendere di più a ogni costo, ma guadagnare di più per ogni vettura. Porsche vuole ridurre di circa il 20% le varianti di modello, convinta che questo faccia salire di circa il 30% le vendite di ciascuna, e alzare di circa il 20% il prezzo medio dei modelli al vertice della gamma. Sul fronte dell’esclusività conta il programma Sonderwunsch, le vetture personalizzate su richiesta del cliente, il cui giro d’affari dovrebbe moltiplicarsi per sei. Prestazioni, esclusività ed heritage finiranno sotto l’etichetta «Home of Sports Cars». È la strada già indicata con la gamma ridotta e la 911 che resta senza versione elettrica.
I prodotti: dalla 718 elettrica alla supercar
Il calendario dei modelli comincia nel 2028. Arrivano le 718 Boxster e Cayman elettriche, che dovrebbero dare il primo contributo pieno alle vendite proprio quell’anno, e un nuovo SUV di segmento B con motori a combustione e ibridi plug-in, da affiancare alla Macan elettrica attuale. È la linea del ritorno del termico che Leiters aveva già anticipato, anche se il comunicato non fa il nome della Macan.
Più in alto, Porsche annuncia lo sviluppo di una piattaforma per una supercar a motore centrale, destinata a una famiglia di modelli collocata sopra la 911. Vuole anche rafforzare l’offerta di 911 dal forte impatto emotivo nel segmento D e sta valutando un SUV sopra la Cayenne. L’idea è lanciare almeno un prodotto di rottura all’anno fino al 2030, puntando sui segmenti D ed E, i più alti della sua classificazione interna, dove il peso dei modelli dovrebbe crescere di circa il 45%.
I numeri e i tagli
Sul piano dei conti, Porsche punta a un margine operativo di gruppo tra il 10% e il 15% nel medio termine, con un obiettivo di lungo periodo del 15%. I ricavi dovrebbero attestarsi tra 41 e 45 miliardi di euro. La soglia di pareggio scende sotto le 200.000 vetture vendute, calcolata su previsioni molto prudenti per la Cina, e la quota di utile distribuita agli azionisti sarà almeno del 50%. Per raggiungere la parte alta dei target servirà però un contesto economico, geopolitico e normativo migliore, oppure altre iniziative.
I costi calano su più fronti. Lo sviluppo dei futuri modelli costerà fino al 20% in meno, il personale di produzione fino al 30% in meno, vendita e distribuzione il 20% in meno, con le aree commerciali che passano da cinque a quattro. I materiali scendono di circa il 10% rispetto ai piani precedenti. Le posizioni manageriali diminuiranno del 40% e l’organico complessivo del 25%, con un obiettivo del 30%. Il pacchetto concordato con i rappresentanti dei lavoratori prevede 9.000 uscite gestite in modo socialmente sostenibile e garantisce i posti del personale centrale fino al 2035.
Il piano passa anche dalla cessione delle quote in Rimac e Bugatti Rimac, dalla vendita della società di consulenza MHP e dalla chiusura di Cellforce, Porsche eBike Performance e Cetitec. Gli effetti sui conti, secondo Porsche, si vedranno soprattutto dal 2029, quando il nuovo SUV dovrebbe dare un contributo sensibile a vendite e redditività.
Resta aggiornato
Scegli come vuoi seguirci: aggiornamenti in tempo reale su Telegram, oppure dai priorità a MotorBox nei risultati di Google.
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



