Quale sarà il futuro di Porsche? Qualcosa avevamo iniziato a intuire nei giorni scorsi parlando della decisione di non prevedere una 911 elettrica. Quell’indicazione era stata data dal CEO Michael Leiters in occasione di un evento, ora lo stesso Leiters è tornato a parlare del futuro del marchio, ma facendolo per la prima volta in modo strutturato in occasione dell’ultima assemblea degli azionisti. Leiters ha illustrato la Strategia 2035 che si baserà su tre pilastri.
Il valore del marchio
Il primo pilastro della strategia ruota attorno all'identità del marchio. Porsche, dice Leiters, deve restare il costruttore per chi vuole guidare, in un mondo sempre più automatizzato. Non si tratta di massimizzare i volumi, ma di preservare desiderabilità ed esclusività. In questa logica si inserisce anche la scelta sul futuro della 911. «Vendere più auto non rende automaticamente Porsche più forte», ha detto Leiters. «Diventiamo più forti quando i clienti scelgono consapevolmente una Porsche. Non perché ne hanno bisogno. Perché la vogliono davvero.» Approccio sicuramente condivisibile e apprezzabile, ma è chiaro che far quadrare i conti resta una necessità.
Durante l’assemblea degli azionisti è arrivata la conferma formale di quanto già emerso da tempo: non esisterà mai una Porsche 911 completamente elettrica. Leiters ha però aggiunto una sfumatura importante rispetto alle dichiarazioni precedenti. Il powertrain ibrido ad alte prestazioni sviluppato appositamente per la 911 non viene descritto come una tecnologia ponte verso l'elettrico, ma come «elemento fondamentale, una sorta di elisir per il futuro» del modello. La 911 ibrida, quindi, non è un compromesso, ma la direzione definitiva intrapresa dal marchio.
Per quel che riguarda le motorizzazioni 100% elettriche, Leiters ha indicato la Cayenne Electric come modello di riferimento per il percorso a zero emissioni del marchio. «Sono convinto che la Cayenne Electric possa svolgere un ruolo chiave per Porsche nell'era elettrica e contribuire a costruire una vera eredità BEV». Di fatto Porsche continuerà a investire in tutti e tre i tipi di propulsione (termico, ibrido ed elettrico) senza gerarchie predefinite tra le tecnologie.
Il rinnovamento della gamma: meno varianti, più identità
Il secondo pilastro della strategia riguarda il prodotto e la tecnologia. Leiters ha riconosciuto che il portafoglio Porsche «è diventato troppo complesso, anche rispetto alla concorrenza», annunciando una riduzione del numero di varianti. Un primo esempio arriva dagli Stati Uniti. Negli States sono già state eliminate due varianti di carrozzeria della Taycan, in risposta alle preferenze dei clienti statunitensi. Porsche sta anche valutando altre sinergie tra i modelli (come quelle per Cayenne e Macan), con un uso più flessibile delle architetture del Gruppo Volkswagen.
Organizzazione e occupazione
Il terzo pilastro è legato alla struttura aziendale. E qui ci sono diversi aspetti che riflettono il periodo critico del Gruppo. Sono infatti in corso trattative con i rappresentanti dei lavoratori per una riduzione dell'organico «socialmente responsabile», e Leiters ha riconosciuto che le misure di ristrutturazione già pianificate «non saranno sufficienti da sole» a garantire la competitività a lungo termine. Il piano prevede meno complessità organizzativa, responsabilità più chiare e una maggiore velocità decisionale.
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



