Mercedes ha mostrato tre tecnologie su cui sta lavorando nei suoi laboratori. La prima porta degli schermi a LED dentro i vetri dell’auto, la seconda trasforma il parabrezza in uno schermo che si accende solo quando serve, la terza gestisce una per una le celle della batteria delle elettriche. L’obiettivo è rendere l’auto più sicura e su misura per chi la guida, con informazioni più facili da leggere e una batteria che lavora meglio. «Il futuro della mobilità non nasce dalle promesse, ma dalla precisione e da una tecnica collaudata», spiega Ida Wolf, vicepresidente di Mercedes-Benz per l’innovazione nello sviluppo, le operazioni e la digitalizzazione. «Con innovazioni che offrono vantaggi chiari nella vita quotidiana dei nostri clienti diamo forma alla mobilità di domani».
I vetri che comunicano

Il primo progetto riguarda i finestrini. Mercedes sta lavorando a elementi luminosi a LED integrati direttamente nei vetri, per far comunicare l’auto con chi le sta intorno. Il lunotto potrebbe mostrare, quando serve, simboli di avviso o informazioni sul traffico per chi segue, per esempio in caso di frenata brusca, vicino a un incidente o durante il parcheggio. I finestrini laterali potrebbero invece mostrare informazioni personali come il meteo, lo stato di carica, messaggi o il disco orario digitale. Quando non mostrano nulla, gli elementi inseriti nel vetro restano quasi invisibili e non cambiano l’aspetto dell’auto.

Le tecnologie in prova sono due. I mini LED sono adatti alle superfici grandi come il lunotto, dove possono funzionare anche da luci di stop o da segnali di pericolo. I micro LED hanno una risoluzione più alta e sono pensati per superfici piccole e per immagini più complesse, come le animazioni. In entrambi i casi i contenuti compaiono solo quando servono.
Il parabrezza olografico

Il secondo progetto parte da un’idea semplice: usare come schermi superfici dell’auto che oggi non vengono sfruttate. Mercedes sta sviluppando un display olografico che trasforma il parabrezza in una superficie di comunicazione. Un proiettore nella plancia invia le immagini sul vetro, dove una pellicola trasparente inserita nel parabrezza riflette solo determinate lunghezze d’onda della luce grazie a elementi ottici olografici. La luce viene concentrata in modo che l’immagine resti visibile anche con il sole.

È visibile solo da certe angolazioni, quindi chi guida non vede ciò che compare davanti al passeggero, e viceversa. Le possibilità vanno dalle informazioni sui punti d’interesse lungo il percorso ai dati di guida, dalla navigazione alle videochiamate, fino ai film. Anche qui il display non è sempre acceso, ma compare solo quando serve.
Il Power Converter per le batterie
Il terzo progetto riguarda le auto elettriche del futuro. Il Power Converter usa piccoli convertitori programmabili per gestire il flusso di energia delle singole celle della batteria, o di piccoli gruppi di celle, e fornire una tensione costante fino a 800 V, indipendentemente dallo stato di carica o dall’invecchiamento delle celle. La generazione attuale arriva già a 3 kW di potenza e funziona sia in corrente alternata sia in corrente continua. Più convertitori collegati in parallelo regolano l’energia in modo indipendente e insieme garantiscono una tensione di uscita stabile. In questo modo la potenza complessiva si può adattare alle esigenze dei diversi veicoli, e la tensione non dipende più dal numero di celle collegate in serie ma dal software che gestisce i convertitori. Lo stesso componente potrebbe svolgere funzioni che oggi sono affidate a parti separate, come la conversione tra corrente alternata e continua e la ricarica bidirezionale, per esempio per alimentare la casa o restituire energia alla rete.
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



