Diversi casi di incidenti (anche mortali) hanno portato l’NHTSA, l'agenzia federale statunitense per la sicurezza stradale, ad avviare il processo per elaborare uno standard di sicurezza obbligatorio sulle maniglie delle portiere. Le maniglie a scomparsa, infatti, sono passate da essere un elemento estetico a un grave problema per la sicurezza. Tanto che non solo negli Stati Uniti, ma anche in Cina le cose sono cambiate con le maniglie a scomparsa che ora devono obbligatoriamente prevedere un sistema di sblocco meccanico di sicurezza.
Il dossier che ha acceso i riflettori
Secondo un'inchiesta di Bloomberg, sono almeno 15 le vittime in una dozzina di incidenti in cui occupanti o soccorritori non sono riusciti ad aprire le portiere di veicoli Tesla dopo la perdita di alimentazione elettrica. In alcuni casi, le persone coinvolte erano sopravvissute all'impatto iniziale, ma sono morte nell'incendio successivo perché nessuno è riuscito a raggiungerle dall'esterno o a farle uscire dall'interno. È emerso inoltre che il CEO Elon Musk avrebbe insistito per adottare le maniglie elettroniche a scomparsa nonostante le preoccupazioni di sicurezza sollevate internamente in azienda.
La NHTSA aveva già aperto un'indagine a settembre scorso, dopo nove segnalazioni di proprietari di Model Y che non riuscivano a liberare i bambini rimasti chiusi in auto. La svolta è arrivata solo ora con una richiesta di regolamentazione che l'agenzia ha accolto, respingendo invece una petizione più specifica presentata da un privato cittadino su un singolo modello (Model 3 2022). Questo perché la NHTSA ha ritenuto più efficace intervenire con una norma generale applicabile a tutta l'industria e non concentrarsi solamente su un marchio.
Il quadro internazionale
La decisione dell’NHTSA è utile anche per fare il punto della situazione della normativa internazionale sulle maniglie a scomparsa. Un po’ come sta avvenendo con i tasti touch in favore di quelli fisici, anche sulle maniglie delle portiere l’industria auto sta tornando sui suoi passi.
La Cina ha anticipato tutti approvando lo standard GB 48001-2026, elaborato dal Ministero dell'Industria cinese con la collaborazione di oltre 40 costruttori (tra cui Geely, BYD e Volkswagen China) e più di 100 esperti. Quello standard diventerà obbligatorio dal 1° gennaio 2027 e impone un sistema di sblocco meccanico su ogni portiera (escluso il bagagliaio).
Negli Stati Uniti, oltre al percorso avviato dalla NHTSA, è in discussione al Congresso anche il SAFE Exit Act, una proposta di legge che imporrebbe un dispositivo meccanico di sblocco chiaramente identificabile su ogni veicolo con maniglie elettroniche, oltre a garantire l'accesso ai soccorritori in caso di guasto della batteria.
E in Europa? Il 19 febbraio 2026, gli eurodeputati Valérie Devaux e Grégory Allione hanno presentato un'interrogazione scritta ufficiale alla Commissione Europea (P-000706/2026), chiedendo se l'esecutivo comunitario disponga di dati sugli incidenti e sui problemi di sicurezza legati alle maniglie a scomparsa, e citando esplicitamente sia il precedente cinese sia il SAFE Exit Act americano. Al momento non risulta ancora una risposta ufficiale della Commissione, né tantomeno una proposta normativa concreta. Su questo fronte l'Europa resta quindi alla fase di richiesta di informazioni, ben lontana da uno standard vincolante.
In attesa che la politica definisca nuovi standard, alcune case automobilistiche hanno deciso di procedere autonomamente. Lo stesso designer capo di Tesla, Franz von Holzhausen, ha dichiarato che l'azienda sta lavorando a una fusione tra maniglia meccanica ed elettronica per renderla più intuitiva da usare in una situazione di panico. Rivian, sempre negli Stati Uniti, ha annunciato che sposterà lo sblocco manuale del SUV R2 più vicino alla maniglia elettrica, per renderlo più facile da individuare nelle operazioni di soccorso in caso di emergenza.
FONTI: Car and Driver – Bloomberg
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



