Chi non si è mai arrabbiato al volante? Il traffico, un sorpasso azzardato, uno che ti taglia la strada. Che la rabbia peggiori la guida è noto, ma cosa succede davvero nei secondi che precedono un possibile impatto? Uno studio pubblicato sul Journal of Safety Research ha provato a rispondere con dati di guida reale, non con questionari o simulatori. I dati vengono dallo Strategic Highway Research Program 2, il più grande studio americano di guida naturalistica, con oltre 3.500 partecipanti seguiti in sei siti tra il 2010 e il 2013.
Cosa è emerso dallo studio
I ricercatori hanno selezionato 8.192 eventi critici, cioè 1.704 incidenti e 6.488 quasi-incidenti, registrati da 2.271 conducenti. In 92 di questi il guidatore mostrava segni evidenti di rabbia, rilevati dagli annotatori sui video. Gli altri 8.100 eventi, con conducenti senza alterazioni apparenti, sono serviti da riferimento. La rabbia è risultata visibile nell’1,1% dei casi, più spesso tra gli uomini (1,4% contro lo 0,9% delle donne), meno tra gli over 65 e più nei quasi-incidenti (1,3%) che negli incidenti (0,4%).
Il risultato principale riguarda proprio i quasi-incidenti. Quando il conducente era arrabbiato, la probabilità di tentare una manovra evasiva è risultata molto più bassa rispetto ai conducenti senza alterazioni. Negli incidenti veri e propri, dove i casi con rabbia sono solo sei, il dato va nella direzione opposta ma non è statisticamente significativo. Tra chi ha reagito, i conducenti arrabbiati frenavano quanto gli altri ma combinavano meno spesso frenata e sterzata, nel 15,2% dei casi contro il 30,8%. Più spesso rilasciavano il pedale del freno, l’11,4% contro lo 0,2%. Frenare è un gesto quasi automatico, sterzare richiede di valutare in pochi istanti ciò che c’è intorno, e secondo gli autori la rabbia può appesantire questo processo. I più giovani hanno reagito più degli altri. Adolescenti da 16 a 19 anni e giovani da 20 a 29 hanno avuto più probabilità di manovrare dei conducenti tra 30 e 64 anni, mentre per gli over 65 la differenza non è significativa. Chi ha mostrato rabbia, inoltre, non risultava più incline al rischio degli altri secondo il punteggio ricavato da un questionario.
Al di là della curiosità, a che serve uno studio di questo tipo? Per gli autori i risultati possono aiutare a progettare sistemi di monitoraggio del conducente e di sicurezza attiva pensati per chi guida in uno stato emotivo alterato, in particolare quando non si tenta alcuna manovra.
FONTE: Journal of Safety Research
Resta aggiornato
Scegli come vuoi seguirci: aggiornamenti in tempo reale su Telegram, oppure dai priorità a MotorBox nei risultati di Google.
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



