C'è un problema con i jet privati: costano. C'è un problema con la Business Class tradizionale: non è abbastanza privata, e soprattutto non ha spazio per il basso di un certo Chris Martin. Soluzione: un concetto che fino ad oggi non aveva un nome preciso. Il volo VIP di gruppo. Adesso ce l'ha, e si chiama The BOW.

Presentato all'Aircraft Interiors Expo di Amburgo, The BOW è un concept di cabina narrowbody firmato da Lufthansa Technik in collaborazione con Designworks, che per chi non lo sapesse, è una società del Gruppo BMW. Già, proprio loro: quelli di Monaco si sono messi a disegnare interno per aerei. Sorpresa o no, il risultato è convincente.
La filosofia del progetto è semplice: fino a 28 passeggeri, ognuno nella propria suite. Ognuna con illuminazione d'atmosfera, schermi acustici e - dettaglio che fa capire a chi è indirizzato il prodotto - spazio per gli strumenti musicali o le attrezzature sportive. Non la classica cappelliera, insomma.

La mano BMW si sente nelle forme architettoniche, nei materiali premium e negli elementi trasformabili. Il pezzo forte è il lounge centrale, che in pochi gesti passa da sala da pranzo a workspace. Merito di un grande tavolo divisibile in quattro segmenti e di due touchscreen integrati. Il tutto controllato da un pannello tattile che - e qui si vede l'impronta automobilistica - scompare nell'arredamento quando non lo si usa.
La tecnologia di bordo è quella del sistema NICE di Lufthansa Technik: display nascosti, schermi curvi, audio immersivo, ricarica induttiva ed effetti luminosi. Roba da hotel cinque stelle, ma a quota diecimila metri. L'ingresso si fonde con il lounge creando un'area bar ispirata all'alta ospitalità: il tipo di posto che, se chiudi gli occhi, potresti trovarti in una saletta di Zurigo o di Tokyo, piuttosto che su un Airbus.

The BOW è ancora un concept, ma dice qualcosa di preciso su dove sta andando il lusso aeronautico: non verso il privé di pochi, ma verso la flessibilità per molti. Purché molti, ovviamente, possano permetterselo.
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Infaticabile mulo da tastiera, Lorenzo mette al servizio della redazione la sua esperienza nel giornalismo “analogico” (anni di gavetta nei quotidiani locali) e soprattutto la sua visione romantica dell’automobile, mezzo meccanico ma soprattutto strumento di libertà e conquista straordinaria dell’umanità. Il suo forte accento parmigiano è oggetto di affettuosa derisione ogni volta che apre bocca (e anche per questo preferisce scrivere piuttosto che apparire in video). Penna di rara eleganza, ama le coupé, un po’ meno i Suv coupé. Ogni volta che sale a Milano, si perde.









