Emissioni

Dieselgate, Renault rinviata a giudizio mentre Londra chiede un miliardo a quattro marchi


Avatar di Daniele Di Geronimo,

16 minuti fa - Prosegue l'iter legale dello scandalo sulle emissioni.

Renault rischia il processo per due milioni di diesel truccati, mentre Londra cita in giudizio quattro costruttori.
MotorBox, prima di tutti gli altri

Solo due settimane fa abbiamo raccontato la vittoria dei costruttori nella causa Dieselgate 2.0, quando l'Alta Corte britannica aveva respinto la maxi class action da 6 miliardi di sterline promossa da 1,6 milioni di automobilisti, assolvendo Mercedes-Benz, Stellantis, Ford e Nissan dall'accusa di frode intenzionale sulle cosiddette “finestre termiche”. Ma la vicenda, a distanza di quasi undici anni dall’esplosione dello scandalo delle emissioni truccate, torna protagonista delle cronache giudiziarie europee con due nuovi capitoli diversi tra loro sia dal punto di vista legale (uno è di natura penale, l’altro civile) sia geografico (uno a Parigi e uno a Londra) ma accomunati da quella vicenda.

Renault rinviata a giudizio a Parigi

La procura di Parigi ha notificato a Renault il rinvio a giudizio davanti al tribunale penale per “tromperie aggravée”, la frode aggravata prevista dal diritto francese. Renault diventa così il secondo costruttore, dopo Volkswagen, a finire davanti alla giustizia francese nell'ambito dell'inchiesta aperta nel gennaio 2017, che coinvolge anche Peugeot-Citroën e Fiat Chrysler.

L'accusa riguarda oltre due milioni di veicoli diesel con motori dCi, venduti tra il 2009 e il 2017 e conformi alle normative Euro 5 ed Euro 6. Secondo la procura, Renault avrebbe calibrato i propulsori in modo da rispettare i limiti solo durante i test di omologazione, per poi produrre emissioni di ossidi di azoto ben superiori nell'uso reale. Il pubblico ministero ha parlato di una «strategia assunta e collegiale», imputando quindi la responsabilità a una decisione aziendale consapevole e condivisa, non a un caso isolato.

Renault respinge fermamente ogni accusa, sostenendo che nessun dispositivo dei suoi veicoli era in grado di riconoscere i cicli di omologazione, e ha annunciato che difenderà in tribunale «l'innocenza dell'azienda, la professionalità e l'etica dei suoi 100.000 dipendenti». La normativa francese prevede sanzioni fino al 10% del fatturato medio annuo dei tre esercizi precedenti ai fatti contestati, oltre alla possibilità per i clienti danneggiati di costituirsi parte civile per ottenere un risarcimento.

Londra chiede oltre un miliardo di sterline a quattro costruttori

Mentre in Francia si muove la giustizia penale, a Londra è la giustizia civile a mettere sotto accusa il settore. Transport for London (TfL) ha citato in giudizio presso l'Alta Corte britannica Stellantis, BMW, Jaguar Land Rover e Nissan, chiedendo un risarcimento di circa un miliardo di sterline (poco più di 1,1 miliardi di euro) per i mancati incassi legati alla Ultra Low Emission Zone (Ulez), la zona a basse emissioni introdotta nel 2019 ed estesa a tutta la Greater London nel 2023.

Secondo TfL, i costruttori avrebbero fornito dati falsi sulle emissioni al database della Driver and Vehicle Licensing Agency (Dvla), permettendo a veicoli diesel inquinanti di circolare nella Ulez senza pagare il pedaggio giornaliero di 12,50 sterline. L'accusa formale è di frode o di negligenza.

Se il caso Volkswagen (che diede il via al Dieselgate) resta quello più noto al grande pubblico, le vicende di Renault e dei quattro costruttori citati da Londra dimostrano come il tema delle emissioni truccate sia tutt'altro che archiviato.

FONTI: France InfoGBNews

VEDI ANCHE



Tags

Resta aggiornato

MotorBox, prima di tutti gli altri

Scegli come vuoi seguirci: aggiornamenti in tempo reale su Telegram, oppure dai priorità a MotorBox nei risultati di Google.

Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

Gli articoli di Daniele

Vedi anche