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Dazi auto elettriche tra Europa e Regno Unito, i costruttori chiedono un secondo rinvio


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51 fa - Sarebbero a rischio l’82% delle elettriche esportate nel 2027.

ACEA chiede di rinviare al 2030 le regole sui dazi UK-EU per le auto elettriche, terzo rinvio dal 2020.
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Mentre ci si occupa (e ci si preoccupa) dei dazi con gli Stati Uniti e di quelli sulle auto elettriche cinesi, c'è un altro fronte che riguarda l'Europa anche più da vicino. Ma che spesso viene sottovalutato, certamente non da chi ne è coinvolto direttamente. Parliamo di quello tra Unione Europea e Regno Unito. I costruttori europei sono tornati a chiedere una proroga sulle regole che, dal primo gennaio 2027, rischiano di colpire con un dazio del 10% gran parte delle auto elettriche scambiate tra i due mercati. Lo conferma l'ACEA, l'associazione dei costruttori europei, che giovedì scorso ha inviato una lettera alla Commissione Europea e al Consiglio.

Nel testo, l'associazione chiede di mantenere fino alla fine del 2029 l'attuale regola più flessibile, basata sull'assemblaggio del pacco batteria, prima di introdurre requisiti più stringenti sulle celle dal 2030 e sul materiale catodico addirittura dal 2032. Secondo le stime dell'ACEA, senza un accordo sulle nuove regole di origine l'82% delle auto elettriche esportate dall'Europa nel Regno Unito rischierebbe di essere soggetto a dazi. Nel 2027 si tratterebbe di circa 520.000 veicoli, per un valore complessivo di 17,9 miliardi di euro. Il costo dei dazi potrebbe arrivare a 1,47 miliardi di euro già nel primo anno.

Una dipendenza dalla Cina che non si è ancora risolta

Alla base della richiesta, secondo quanto riporta la lettera, resta la dipendenza di molti costruttori europei (tra cui anche quelli con base nel Regno Unito) dalle componenti cinesi per la produzione delle batterie. Il Regno Unito, non facendo più parte del mercato unico europeo dalla Brexit, si trova nella posizione più esposta con la gran parte dei veicoli elettrici prodotti sul suolo britannico che non riuscirebbe a qualificarsi come ''europei'' secondo le nuove regole, incorrendo quindi automaticamente nel dazio. ACEA sottolinea comunque di sostenere l'obiettivo di una produzione europea di batterie, ricordando gli investimenti già fatti dai costruttori in questa direzione. Come si legge nella lettera, «la domanda non è se i costruttori riusciranno ad adeguarsi, ma quando».

Non è la prima richiesta di rinvio

Vale la pena ricordare che non è la prima volta che l'industria chiede più tempo su questo fronte. Le regole, previste dall'accordo commerciale post-Brexit del 2020, erano già state rinviate una prima volta dal 2024 al 2027, proprio su pressione dei costruttori, che sostenevano di avere bisogno di più tempo per sviluppare una filiera europea delle batterie. Sei anni dopo l'accordo originario, quella filiera resta ancora indietro rispetto agli obiettivi, in un contesto in cui l'industria europea fatica già a competere con i produttori cinesi su più fronti contemporaneamente.

FONTE: ACEA

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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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