Brabus porta all’estremo la trasformazione della Mercedes-AMG G 63 con la nuova 900 Rocket Edition Cabrio, la primo cabriolet Rocket della storia del marchio di Bottrop e la prima Classe G scoperta costruita sull’attuale generazione W465. Dopo la 900 Rocket Edition il tuner tedesco elimina il tetto al fuoristrada più muscoloso della stella e lo trasforma in una cabriolet da 900 CV, prodotta in appena dieci esemplari in tutto il mondo.
Il V8 da 4,5 litri

Alla base resta il propulsore V8 biturbo della G 63, la cui cilindrata originale di 3.982 centimetri cubici viene elaborata da Brabus fino a 4.407, con diametro dei cilindri portato a 84 millimetri e corsa a 100. Pistoni forgiati su misura, bielle speciali e un albero motore tornito da materiale pieno e finemente bilanciato accompagnano due turbocompressori con giranti da 52 millimetri di diametro, capaci di una pressione di sovralimentazione massima di 1,4 bar. Il risultato sono 900 CV (662 kW) a 6.200 giri al minuto e una coppia di 1.250 Nm a 2.900 giri, che lo stesso costruttore dichiara limitata elettronicamente a 1.050 Nm una volta a bordo vettura. Lo scatto da 0 a 100 km/h si ferma a 3,7 secondi, mentre la velocità massima è limitata elettronicamente a 240 km/h, sebbene il tachimetro sia tarato fino a 300. Brabus dichiara inoltre consumi combinati di 14,8 l/100 km ed emissioni di 338 g/km di CO2, valori che collocano l’auto in classe G secondo la procedura di omologazione europea.
Le valvole BoostXtra intervengono sui cambi di carico per accentuare il sound del V8, mentre l’impianto di scarico Rocket Edition, con downpipe da 76 millimetri, alterna una modalità Sport dal soundtrack pieno a una modalità “Coming Home” pensata per gli orari e i contesti in cui serve discrezione.
Il tetto che ha richiesto oltre 500 nuovi componenti

La sfida ingegneristica più complessa è stata dedicata al tratto più riconoscibile di questa Brabus 900 Rocket Edition Cabrio: il tetto. Il tetto pieghevole in due pezzi è stato composto secondo Brabus da oltre 500 componenti sviluppati appositamente e costruiti secondo standard qualitativi da primo impianto. Il sistema si apre e si chiude in venti secondi e integra un lunotto posteriore in vetro di sicurezza riscaldato, una barra di protezione C-BOW in acciaio con finiture a vista in carbonio dietro i sedili posteriori e un arco anteriore in fibra di carbonio pensato per garantire rigidità alla carrozzeria alle alte velocità. Sulla superficie superiore del tetto compaiono due strisce di firma a contrasto e il logo “77”, l’anno di fondazione del marchio, intessuto nel tessuto. Ogni esemplare viene sottoposto a oltre dieci ore di test continuo con spruzzi d’acqua in camera climatica prima della consegna, verifica pensata per certificare tenuta stagna e isolamento acustico.
Kit widebody e assetto

Sulla carrozzeria interviene il pacchetto Widestar Carbon Exclusive, con paraurti anteriore e posteriore, estensioni dei parafanghi e diffusore, il tutto in carbonio. Si aggiungono il cofano Powerdome, i rivestimenti laterali e le calotte degli specchietti sempre in fibra di carbonio, oltre a una griglia anteriore illuminata con il logo Double-B e alla scritta Brabus applicata sul portellone posteriore, anch’essa retroilluminata. Le cerniere Easy Entry aumentano l’angolo di apertura delle porte posteriori fino a 90 gradi, agevolando l’accesso ai sedili.
Il sistema di sospensioni RideControl, sviluppato con il partner tecnico KW e calibrato appositamente per i cerchi da 24”, prevede ammortizzatori in alluminio tornito con elementi di raffreddamento integrati e consente un abbassamento fino a 45 millimetri, con la possibilità di regolare lo smorzamento tramite il comando Drive Select di serie. I cerchi Monoblock II EVO “Platinum Edition” richiamano nel disegno a tre razze il Monoblock II introdotto a fine anni Ottanta, con canali aerodinamici in carbonio a vista; montano gomme 295/30 ZR 24 all’anteriore e 345/25 ZR 24 al posteriore.
Interni Masterpiece e un passaporto digitale

L’abitacolo adotta la configurazione Masterpiece, con pelle Superblack e Alcantara sui montanti e sul rivestimento del tetto. La trapuntatura a motivo “Shell” ricorre su sedili, pannelli porta e bagagliaio, mentre cuciture e piping in rosso acceso, lo stesso Rocket Red che compare anche sulle pinze freno, corrono lungo tutto l’abitacolo insieme a inserti in carbonio su volante, leve del cambio e pedaliera. Le leve al volante integrano indicatori LED del contagiri che cambiano colore in prossimità del punto di cambiata ottimale.

Un dettaglio che esce dal consueto repertorio dei tuner è il Digital Product Passport, realizzato in collaborazione con l’Aura Blockchain Consortium e integrato in una targhetta dedicata nel bagagliaio: un documento digitale che certifica autenticità, proprietà e specifiche del veicolo con tecnologia blockchain, pensato per garantirne tracciabilità nel tempo, anche in vista di un’eventuale rivendita. Completano la dotazione una borsa da viaggio in pelle coordinata agli interni e un copriauto dedicato.
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.



