Prova
Mazda CX-7

Mazda CX-7

Sui mercati americano e giapponese la conoscono da tempo. Ora la crossover nipponica sbarca finalmente anche in Italia. I suoi punti di forza sono una dotazione di serie ricchissima e un motore turbo da sparo. Manca però un'alternativa a gasolio.

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Autore:
Paolo Sardi
Pubblicato il 30/07/2007 ore 11:09
NOVITA' A META' Tecnicamente la CX-7 ha le carte in regola per fregiarsi a pieno titolo dell'attributo "nuova". Arriva nelle concessionarie per la prima volta ed è giusto che sulle vetrine campeggi la scritta "novità". Per gli addetti ai lavori questa Mazda è invece un volto ben noto. Nel Vecchio Continente ha debuttato nel settembre 2006, al Salone di Parigi, quando era in vendita negli Stati Uniti già da qualche mese. E se arriva solo ora sul mercato, in coda anche al mercato domestico giapponese, è per la volontà della Casa di adattarla per bene al palato della clientela europea prima del lancio.

TUTTO IN UNA SIGLA La filosofia che propone è di quelle non troppo inflazionate. In pratica è una crossover, ma poco cross e molto stradale. Anche il nome, a prima vista criptico, è rivelatore: C sta per crossover, appunto, X per sport e il 7 indica la taglia, più grande di tutte le altre Mazda in circolazione. Qualcosa sul genere della Nissan Murano, giusto per fare l'esempio di un'altra giapponese, anche se la CX-7 ha la sua brava personalità.

ALL'INDIETRO L'elemento più caratteristico è senza dubbio la notevole inclinazione del parabrezza, con i montanti a 66°. Roba che non hanno neppure alcune sportive e che, assieme al lavoro di fino sul sottoscocca e a tanti piccoli accorgimenti, porta il Cx all'ottimo valore di 0,34. Originali sono anche i parafanghi, che si stagliano nettamente dal cofano, e ipassaruota che sembrano carnosi come labbra al silicone.

SU MISURA In coda spiccano invece il paraurti massiccio con due grossi terminali di scarico, uno spoilerino e, soprattutto, le luci chiare, che hanno l'alternanza di linee curve e tese tipiche dello stile Mazda. Rispetto agli esemplari per il Nordamerica e il Sol Levante, le CX-7 per l'Europa hanno paraurti, spoiler, lavafari, fendinebbia e specchi retrovisori specifici. Non cambiano comunque in modo sensibile le dimensioni esterne, con altezza, larghezza e altezza pari nell'ordine a 468, 187 e 165 cm.

A TUTTO VOLUME Con un passo di 275 cm, lo spazio a bordo non manca, né per i passeggeri né per i bagagli. Il vano di carico ha un volume utile di 455 litri in configurazione standard. Tuttavia la sua capacità può salire a 1.348 litri ribaltando i tre posti posteriori, operazione che si compie con un semplice gesto dal bagagliaio stesso grazie al sistema Karakuri. Come se non bastasse, qua e là per l'abitacolo spuntano come funghi anche vani portaoggetti di varia foggia.

ALTI E BASSI Così come la carrozzeria, la plancia ha un taglio sportiveggiante. La strumentazione si compone di tre indicatori dal look molto grintoso. La massiccia consolle centrale e il volante alternano superfici opache ad altre lucide, soluzione di un certo effetto scenico. La qualità delle finiture ha però alti e bassi, con alcune plastiche dall'aria un po' economica.

UNA PER TUTTI Il listino della CX-7 è quanto di più semplice possa esserci con un solo motore e un solo allestimento disponibili. Quanto al primo, si tratta del 2.3 a iniezione diretta di benzina e turbocompresso già visto sotto i cofani delle Mazda 3 e 6 nelle versioni pompate MPS. Qui eroga260 cv a 5.500 giri, con una coppia massima di 380 Nm a 3.000. E' un valore degno quasi di un turbodiesel, che in gamma invece non c'è e non ci sarà nemmeno nel futuro prossimo.

CHE NUMERI L'assenza di un'unità a gasolio potrebbe penalizzare non poco le vendite. Anche così, comunque, la CX-7 ha le sue carte da giocare e non dovrebbe faticare a far breccia nei cuori della clientela più sportiva. Abbinato a un cambio manuale a sei marce e a un sistema di trazione integrale permanente capace d'inviare fino al 50% della coppia motrice alle ruote posteriori, il turbo nipponico ha artigli ben affilati. La velocità massima è di 210 km/h, con un tempo di 8 secondi netti nello 0-100 e con una percorrenza media di 9,8 km/litro.

HA TUTTO (O QUASI) In attesa del lancio fissato per il 15 settembre,la CX-7 si può opzionare via internet sul sito www.mazdacx7.it fino al 31 agosto. Il prezzo stabilito è di 36.450 euro, cifra tutto sommato ragionevole, vista la prestanza del motore e la ricchezza della dotazione. Per quella cifra si hanno infatti di serie, tra le altre cose, il tetto apribile, lo stereo Bose, i controlli elettronici della stabilità e della trazione, i cerchi in lega da 18", ifari allo xeno, i sedili rivestiti in pelle, i vetri posteriori scuri e la vernice metallizzata. Proprio il colore della carrozzeria e degli interni sono l'unica scelta a carico del cliente, che deve però rinunciare per forza al cambio automatico (per adesso riservato ad altri mercati) e al navigatore integrato nella plancia (arriverà più avanti). I sensori di parcheggio si possono ordinare after-market e sono montati dalle concessionarie.

SU E GIU' Chi siede alla guida della CX-7 non fatica a ricreare la posizione preferita. Il sedile si regola elettricamente con buona escursione, la stessa che ha anche mette una pezza al fatto che il volante si regoli solo in altezza e non in profondità. Strada facendo si apprezza il fatto che la leva del cambio sia rialzata sul tunnel centrale e quindi sempre ben raggiungibile. 

W LA LIBERTA' Le superfici vetrate ridotte e la forma un po' bombata della carrozzeria complicano un po' la percezione degli ingombri, che non sono comunque eccessivi. La CX-7 vive bene anche in cattività, all'interno delle mura delle città. Il suo habitat sono però gli spazi aperti, quelli dove i 260 cavalli stipati sotto il cofano possano trottare e galoppare al meglio.

PRIMADONNA Non è un diesel ma il motore è comunque il protagonista assoluto della scena. Da un 2.300 turbo da 260 cv sarebbe lecito aspettarsi una curva di erogazione più appuntita. Il quattro cilindri giapponese spinge invece bene già una volta superati i 2.500 giri e allunga in un rush da centometrista. Incurante di quanto scritto nella scheda tecnica, supera d'un fiato i 5.500 giri a cui è dichiarata la potenza massima e accetta di buon grado di frullare anche mille giri più veloce. Le doti di tiro mascherano bene la rapportatura leggermente lunga del cambio, che ha come spalla una frizione dallo stacco un po' macchinoso.

MAI IN CRISI Anche entrando a gamba tesa sull'acceleratore, la centralina che vigila su stabilità e trazione e il sistema elettromagnetico di ripartizione della coppia mantengono il sangue freddo e assicurano una buona motricità. Il trasferimento della forza motrice avviene in modo abbastanza rapido e dolce, a tutto vantaggio della pulizia e del piacere di guida. Uscendo dalle curve a spron battuto la CX-7 allarga un po' la traiettoria ideale ma basta parzializzare il gas per ricondurla subito sulla retta via. Se si rilascia bruscamente nella guida sportiva, invece, è la coda a guadagnare terreno ma mai in modo preoccupante e solo in caso d'emergenza il controllo elettronico della stabilità viene chiamato in causa.

DURA SE SERVE A dispetto della sua sportività e dell'elevata tenuta, questa Mazda è anche un'ottima passista. Le modifiche fatte al telaio della versione americana per farle sopportare meglio il piede pesante di noi europei (barre stabilizzatrici più grandi, tunnel centrale rinforzato e attacchi delle sospensioni diversi) non portano comunque a un assetto troppo rigido. L'avantreno McPherson e il retrotreno multilink hanno buona cura delle vertebre ma nemmeno i timpani sono a rischio.

L'OUTSIDER Se insomma non si macinano chilometri su chilometri e se non si teme una svalutazione superiore alla media, la CX-7 può rappresentare una valida alternativa alle solite note del mondo Suv. In cambio di un prezzo neanche esorbitante si hanno in cambio un look esotico e originale, prestazioni al vertice e dotazione completa. Quanto basta per farne una buona outsider sul mercato.



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