Autore:
Stefano Cordara

10 ANNI DI PROGRESSO Come cambia il mondo in 10 anni? Molto, anzi moltissimo, soprattutto negli ultimi tempi in cui una tecnologia nuova oggi è vecchia già domani. Non parliamo solo di elettronica di consumo, ma anche di tecnologia applicata alle moto. Se da una parte siamo passati dal tubo catodico alla TV 3D, dal modem ISDN alla fibra ottica e dal rullino alla macchina digitale, dall’altra l’evoluzione è magari più nascosta ma altrettanto evidente. Alla fine viaggiamo ancora a pistoni, è vero, ma dentro il motore sono cambiate parecchie cosette: meno attriti, più efficienza, più potenza e meno inquinamento.

SEMPRE PIU' CV, SEMPRE PIU' CC Parlando di sportive, è sorprendente vedere come la potenza abbia continuato inesorabilmente a salire nonostante le, giuste, norme antinquinamento (siamo passati dall’Euro0 all’Euro3) abbiano sempre più soffocato i motori. Ma le norme più restrittive hanno anche portato a un incremento generalizzato delle cilindrate, ciò che era 250 oggi è 300, ciò che era 1000 oggi è 1200. Poi c’è stato l’arrivo dell’elettronica, prima di gestione (accensione, iniezione, multimappe ride by wire), poi di controllo (ABS, Traction Control, Antiwheeling). L’evoluzione ciclistica è stata più lenta, non sono cambiate le linee guida ma anche in questo caso il progresso è stato evidente e sono arrivate le prime sospensioni a controllo elettronico, e in questo campo siamo solo all’inizio...

MERCATO DIVERSO In questi 10 anni è cambiato anche il mercato, il cliente tipo è invecchiato, gli scooter tirano sempre, sono sempre loro a trainare il nostro mercato, ma le moto hanno visto lentamente modificarsi lo scenario delle preferenze. Nel 2000 le 600 erano le supersportive più vendute, nel 2010 si sono quasi estinte perché la gente preferisce le 1.000 (che vendono poco anche loro). C’erano le naked e le enduro, adesso ci sono le Crossover, le custom cruiser erano ridotte al lumicino e adesso tirano che è un piacere. Nuovi generi di moto sono nati e “quasi” morti (come le motard monocilindriche, ad esempio), sono arrivati veicoli urbani a tre ruote e i primi veicoli ibridi, i primi cambi automatici sulle moto e si parla in modo sempre più insistente di trazione elettrica. Insomma di cose ne sono cambiate tante, e tante moto e tanti scooter sono transitati nelle concessionarie, alcune senza lasciare il segno, altre invece lanciando mode e portando realmente qualcosa di nuovo. Ne abbiamo scelte 10, come gli anni che sono passati, 10 moto nate in questo decennio che, a nostro parere, per un motivo o per l’altro, hanno lasciato il segno (nelle correlate potete leggere tutte le prove di MotorBox di questi anni). Siete d’accordo con noi?

CAMBIO AUTOMATICO Usciamo dal tema, ma qui non si parla di modelli bensì di una tecnologia di cui in futuro sentiremo sicuramente parlare. Il decennio passato, come già accennato, sarà anche ricordato per l’arrivo di alcune moto con cambio automatico; anche in questo caso c’è chi c’è arrivato prima (la Guzzi ad esempio con la Idroconvert), ma Aprilia Mana, Honda DN-01 e da ultima la Honda VFR con il suo DCT a doppia frizione hanno rotto un tabù che sembrava insuperabile. Nessuna di loro, per un motivo o per l’altro, è riuscita a sfondare sul mercato. State certi però che nel 2020 in questa lista ci sarà almeno una moto senza frizione. Scommettiamo?

LA NOSTRA SELEZIONE
Triumph Bonneville (anno 2000)
Triumph compie un’operazione nostalgia mai così riuscita bene. La Bonneville ha tecnica moderna ma un fascino indiscutibile e un legame strettissimo con la versione originale. Il successo commerciale la premia e premia tutte le successive versioni. Le “modern classic” Triumph sono quasi sempre le moto più vendute del marchio e creano anche un nuovo segmento, nel quale, lentamente, si vanno a infilare in tanti.

Yamaha TMax (2001)
Arriva lui e cambia tutto. Gli scooter non saranno più gli stessi motore bicilindrico fisso nel telaio forcella a doppia piastra, guida motociclistica con versatilità da scooter. Di scooter bicilindrici ne arriveranno altri, ma Il TMax resta sempre il TMax, vendutissimo è il classico modello che fa segmento da solo.

MV Agusta F4 (2001)
Rappresenta la rinascita di un marchio capace di vincere 37 mondiali e lo fa mettendo in mostra un design incredibile che la fa finire addirittura al Guggenheim Museum di New York. Dopo tanti anni è la prima italiana con motore 4 cilindri che sfida le giapponesi. Ne arriveranno altre, ma ci vorranno anni...

Kawasaki Z750 (2003)
Merita una menzione perché è stata una delle intuizioni geniali di Akashi. E' stato il decennio delle naked, ma mentre tutti costruiscono naked 600, lei propone una settemmezzo. Non ha una tecnica innovativa, ma il mix tra le linee aguzze e la cilindrata maggiorata che offre più coppia centrano l’obbiettivo. Con la sua seconda versione, la Z conquista ripetutamente la vetta della classifica di vendita. Gli altri, alle 750/800, ci sono arrivati solo l’anno scorso.

BMW R1200GS (2004)
La GS esiste dal 1985 ed è sempre stata apprezzata sul mercato, ma è con l’arrivo della versione 1200 che fa il salto di qualità e inizia a scalare a grandi passi le pendici delle classifiche di vendita. Nel 2010, assieme alla sorella “maggiorata” Adventure, è la moto più venduta. È sempre la prima moto della gamma BMW a ricevere le innovazioni di motore e per questo è anche una delle prime moto con le sospensioni regolabili elettronicamente. Non è solo moda, la GS ha un equilibrio incredibile e una versatilità che negli anni ha conquistato oltre 500.000 motociclisti. La trovi ovunque, in città come in autostrada, su passi alpini come in Africa: un'altra moto che fa segmento da sola e che nessuno, al momento, è riuscito a scalzare dal trono.

Suzuki GSX-R 1000 K5 (2005)
È un capitolo importante nel mondo delle supersportive, non tanto perché ha un corredo di tecnologia particolarmente innovativa, quanto per come interpreta il concetto di supersportiva 1000. Altre, prima di lei, hanno sposato le prestazioni estreme, ma la “K5” sorprende per come riesca a mettere queste prestazioni al servizio del pilota e per come sposta il limite verso l'alto: potentissima, bilanciatissima, velocissima. Spopola tra chi corre in pista e la concorrenza ci metterà un po’ a raggiungerla. Siamo convinti che se la giocherebbe anche nelle comparative di oggi… Ci ho corso due anni nel Mondiale Endurance e ce l'ho ancora nel cuore.

Yamaha R6 (2006)
Anche se le 600 Supersport stanno vivendo un momento difficile, la R6 resta la moto più desiderata da chi corre. Con lei Yamaha ha spostato l’asticella delle prestazioni realizzando una moto assolutamente estrema per caratteristiche ciclistiche e motoristiche. Non a caso è la moto preferita dai piloti che provengono dalle GP a due tempi perché, effettivamente, le sue caratteristiche ciclistiche si avvicinano molto a quelle di una vera GP. È la prima moto ad adottare un sistema ride-by-wire (se pur non integrale).

Piaggio MP3 (2006)
Tre ruote meglio di due? Piaggio ne è convinta e con l’MP3 rompe tutti gli schemi lanciando sul mercato il primo tre ruote basculante del mondo. L’innovazione è clamorosa ma non tutti la capiscono, almeno non subito. Poi l’MP3 sfonda in Francia (a Parigi diventa una moda) e Germania. L’uovo di Colombo è anche la versione LT che consente di poter guidare con la patente B uno scooter da 300 cc. Dal 2010 c'è anche in versione ibrida.

BMW S1000RR (2010)
La “prima” di BMW nel segmento supersport fa subito il botto. Non è la prima a introdurre i controlli elettronici (il primato dell’arrivo del controllo di trazione spetta alla Ducati 1098R e ancora prima alla Honda ST1100 Pan European), ma è la prima a integrare alla perfezione la gestione elettronica del motore con quella di controllo. Ride-by-wire, ABS sportivo (consente staccate fino a 1,5 G) e controllo di trazione gestito da un giroscopio fanno fare alla S1000RR un salto in avanti rispetto alla concorrenza. E anche quanto a potenza pura, il suo motore da 193 cavalli veri alza l’asticella, e non di poco.

Ducati Multistrada 1200 (2010)
La nuova crossover di Ducati è un concentrato di tecnologia e di elettronica applicata a un veicolo. Come per la BMW S1000RR non è la prima a introdurre certi concetti (quanto a sospensioni elettroniche l’ESA BMW arriva prima), ma è come la Multistrada: integra i vari elementi elettronici e fa la differenza. Un tasto sul manubrio cambia letteralmente l’anima della moto: dal comportamento del motore a quello delle sospensioni, passando per la taratura del controllo di trazione. È qui siamo solo all’inizio.

DITE LA VOSTRA Ne abbiamo dimenticata qualcuna? Forse, ma a nostro parere tra le moto che hanno lasciato un segno in questo decennio queste dieci ci sono di sicuro. Ci piacerebbe anche sapere la vostra. Se per voi c’è qualche modello che ha segnato questa epoca e non è compreso nel nostro elenco scrivetecelo e motivatelo.


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