Loris Capirossi entra tra le MotoGP Legends: la cerimonia a Misano
MotoGP 2026

Loris Capirossi è una MotoGP Legend: “Un sogno che diventa realtà”


Avatar di Simone Valtieri,

9 minuti fa - Sottotitolo A Misano Adriatico, Loris Capirossi entra nella Hall of Fame del motociclismo

Tre Mondiali, 29 vittorie e 22 stagioni, ma anche una vita dedicata alla sicurezza: a Misano Loris Capirossi è diventato ufficialmente MotoGP Legend
MotorBox, prima di tutti gli altri

Ventidue stagioni nel Motomondiale, 328 Gran Premi, 29 vittorie, 99 podi e tre titoli mondiali. Ma per spiegare perché Loris Capirossi sia entrato tra le MotoGP Legends i numeri non servono, perché per quanto importanti, raccontano soltanto una parte della storia. A Misano, alla vigilia del GP di San Marino, il 53enne emiliano è stato accolto ufficialmente nella Hall of Fame del Motomondiale da Carmelo Ezpeleta, che ha ricordato non soltanto il campione, ma anche l'uomo rimasto nel paddock dopo il ritiro per mettere la propria esperienza al servizio della sicurezza. “È un grande campione, ma è anche una persona che ha collaborato moltissimo alla crescita del campionato”, ha spiegato il CEO della MotoGP. E Capirossi, che di partenze ne ha affrontate più di trecento, ha ammesso di essersi svegliato con una sensazione sorprendentemente familiare: “Quando correvo, un'ora o due prima della partenza sentivo sempre le farfalle nello stomaco. E stamattina mi è successa esattamente la stessa cosa”.

Dal record del 1990 alla prima vittoria Ducati

La carriera di Capirex è del resto una di quelle che attraversano intere epoche del motociclismo. Nel 1990, a 17 anni e 165 giorni, diventò campione del mondo della 125 nella stagione d'esordio e ancora oggi detiene il primato di più giovane iridato della storia del Motomondiale; l'anno seguente difese il titolo, mentre nel 1998 aggiunse quello della 250. Nel mezzo e negli anni successivi arrivarono le esperienze nella classe 500 e poi in MotoGP, fino a diventare nel 2010 il primo pilota a raggiungere quota 300 Gran Premi. Capirossi ha ricordato con particolare affetto le Case che hanno accompagnato quel viaggio: Honda per i primi due Mondiali, Yamaha per la prima vittoria in 500, Aprilia per il titolo della 250 e soprattutto Ducati, con cui nel 2003 regalò alla Casa di Borgo Panigale la sua prima vittoria in MotoGP e nel 2006 arrivò a lottare per il Mondiale. “Quando arrivai lì rincorrevo il sogno di diventare un pilota ufficiale e, inoltre, eravamo molto vicini anche dal punto di vista geografico e parlavamo praticamente lo stesso dialetto”, ha scherzato ricordando un rapporto diventato una delle pagine più importanti della sua carriera.

Quel record che neppure Capirossi pensava potesse durare tanto

Tra tutti quei numeri ce n'è uno che resiste ormai da 36 anni. Quando Capirossi arrivò in Giappone per debuttare nel Mondiale 125 del 1990, uno dei suoi meccanici gli disse di non preoccuparsi qualora non fosse riuscito neppure a qualificarsi, tanto era alto il livello degli avversari. Qualche mese più tardi quel ragazzino italiano era campione del mondo. “Quell'anno non potrò mai dimenticarlo”, racconta oggi, ammettendo di non avere mai immaginato che il primato di precocità sarebbe sopravvissuto così a lungo. Il più vicino a strapparglielo è stato Pedro Acosta, che non riuscì nell'impresa per appena un giorno. ''Quell'anno ho pagato Dennis Foggia perché lo tenesse dietro qualche gara in più'', scherza Capirossi con i cronisti italiani, ma lo fa con il piglio di chi non guarda al motociclismo moderno con la nostalgia, né di chi ritiene migliore la propria generazione: “Credo che i piloti che ci sono oggi in pista siano migliori di quanto fossimo noi”, ammette con umiltà. Di se stesso conserva soprattutto l'immagine di un combattente, capace di imparare anche dai molti errori commessi in 22 stagioni.

Rossi, Biaggi e una carriera che Capirossi non cambierebbe

Una carriera così lunga significa anche avere attraversato alcune delle rivalità più importanti del motociclismo italiano, condividendo la pista con Valentino Rossi e Max Biaggi. E quando gli chiedono dei duelli con il Dottore, Capirossi risponde con l'ironia di sempre: “Avevamo soltanto un problema: Valentino era troppo veloce! Qualche volta, però, riuscì a batterlo, così come accadde con Biaggi”. Ma è soprattutto il giudizio sul proprio passato a raccontare bene il Capirossi di oggi: “Io non cambierei niente. Durante la mia carriera ho commesso tanti errori e sicuramente ho perso anche qualche possibilità di vincere altri Mondiali. Ma non mi importa”. Più dei trofei, gli sono rimaste le persone incontrate durante il viaggio. Ed è per questo che, al momento di ricevere il riconoscimento, la dedica è andata soprattutto alla famiglia: ai genitori, al fratello, alla moglie e al figlio. “Per arrivare fino a qui serve un sostegno enorme da parte della famiglia”.

La casa messa a garanzia per inseguire un sogno

Dietro quella dedica c'è una storia che Capirossi ha raccontato senza nascondere quanto sia stato alto il prezzo pagato dalla sua famiglia per consentirgli di provarci. Il motociclismo era costoso già allora e i Capirossi erano una famiglia normale, senza le risorse necessarie per sostenere facilmente una carriera internazionale. Quando arrivò il momento di affrontare il Campionato Europeo, i suoi genitori andarono in banca e misero la casa a garanzia per ottenere il denaro necessario. “Quella decisione ha cambiato completamente la mia carriera, perché senza di loro sicuramente oggi non sarei qui”. È forse il dettaglio che meglio chiude il cerchio tra il diciassettenne che nel 1990 si presentava al primo GP senza sapere neppure se sarebbe riuscito a qualificarsi e l'uomo che oggi vede il proprio nome accanto a quelli delle più grandi icone del motociclismo.

Dal pilota alla sicurezza: “Sono orgoglioso di tutto quello che ho dato”

Il significato del riconoscimento va però oltre ciò che Capirossi ha fatto con il casco in testa. Dopo il ritiro del 2011 è rimasto stabilmente nel paddock, mettendo oltre vent'anni di esperienza al servizio della Race Direction e della sicurezza dei piloti. E continua ancora oggi a salire in moto proprio per non perdere quelle sensazioni che gli permettono di comprendere immediatamente le osservazioni di chi corre: “Quando un pilota viene da me e segnala un punto della pista che secondo lui andrebbe migliorato, riesco a capire abbastanza rapidamente quello che intende”. È anche per questo che diventare MotoGP Legend assume per lui un significato speciale. Guardando l'elenco dei campioni già inseriti nella Hall of Fame, Capirossi riconosce tanti avversari affrontati personalmente e quasi fatica a vedersi accanto a loro: “Sinceramente non mi sarei mai aspettato di diventare una MotoGP Legend. Adesso è un sogno che diventa realtà”. Poi la frase che riassume meglio una giornata cominciata con le stesse farfalle nello stomaco di quando correva: “Essere qui è il sogno di qualsiasi pilota. Un giorno speri di avere fatto abbastanza per meritartelo. Io sono uno di quei fortunati”.

VEDI ANCHE



Tags

Resta aggiornato

MotorBox, prima di tutti gli altri

Scegli come vuoi seguirci: aggiornamenti in tempo reale su Telegram, oppure dai priorità a MotorBox nei risultati di Google.

Gallery
  • Gallery - immagine 2#
Simone Valtieri
Simone Valtieri
Nasce a Roma nell’82, cresce a Viterbo, poi torna nella città natale per laurearsi in Architettura e decidere che, fino a quel momento, è stato tutto un gioco. Le vere passioni sono i motori e il giornalismo sportivo, coltivate anche negli anni accademici attraverso collaborazioni. Nel 2013 entra a FormulaPassion.it, e in sei stagioni trascorse a seguire Formula 1 e MotoGP (anche sul campo) matura una esperienza straordinaria, un bagaglio che lo porterà a rivestire il ruolo di coordinatore della redazione. Dall’estate 2018 trova posto nella famiglia MotorBox, per continuare a seguire con passione e competenza le discipline regine del motorsport.

Gli articoli di Simone

Vedi anche