Il mercato europeo di moto e scooter elettrici è valso nel 2025 appena 89.000 veicoli, con un calo del 7,1% rispetto al 2024. Al suo interno, i produttori cinesi dominano le classifiche di vendita.
Secondo un analisi del sito motorcyclesdata.com, scooter e motocicli svolgono un ruolo fondamentale nella mobilità quotidiana europea, in particolare negli ambienti urbani. Tuttavia, finora l’Unione Europea non è riuscita a riconoscere pienamente questa realtà all’interno delle proprie strategie in materia di trasporti e clima. A differenza delle autovetture, i veicoli elettrici a due ruote sono in gran parte assenti da una roadmap coerente di decarbonizzazione e politica industriale a livello UE.
Questo vuoto politico si riflette anche a livello nazionale. La maggior parte degli Stati membri si affida a incentivi frammentati e di breve periodo, introdotti da regioni o autorità metropolitane. Queste misure, solitamente concentrate su sussidi marginali ai consumatori, fanno poco per sostenere i costruttori, incentivare investimenti di lungo termine o costruire un’industria europea competitiva dei due ruote elettrici.

Le conseguenze sono evidenti. Il settore europeo di moto e scooter elettrici manca di slancio, gli investimenti di capitale sono limitati e l’innovazione si sta spostando altrove. Al contrario, Cina e India stanno rapidamente aumentando le capacità produttive, accelerando lo sviluppo tecnologico e beneficiando di un forte sostegno governativo e di economie di scala.
Altre regioni — tra cui ASEAN (nazioni del sud est asiatico), Mercosur (un blocco sudamericano) e diversi Paesi africani — hanno adottato politiche industriali proattive. In questi mercati, i governi sostengono attivamente i produttori attraverso incentivi, requisiti di produzione locale e misure commerciali che accelerano l’aumento dei volumi e proteggono i mercati domestici dalle importazioni a basso costo.
In assenza di una strategia comparabile, l’Europa affronta un rischio chiaro e imminente: diventare un importatore di veicoli elettrici a due ruote, con una creazione di valore interna molto limitata. Questa tendenza è già iniziata. Nel 2025 l’Europa occidentale ha immatricolato solo 89.000 due ruote elettrici (-7,1%), con i costruttori cinesi che dominano le classifiche di vendita. I primi tre operatori sono NIU Technologies, Yadea e VMoto.

Per i decisori politici dell’UE, questo dovrebbe rappresentare un chiaro segnale d’allarme. La finestra per costruire un’industria europea competitiva dei veicoli elettrici a due ruote è ancora aperta, ma si sta rapidamente restringendo. Una risposta credibile richiede una strategia a livello europeo che riconosca i due ruote come pilastro della mobilità urbana sostenibile, allinei gli incentivi ai consumatori con la politica industriale, sostenga la produzione locale e le catene di fornitura e garantisca una concorrenza equa.
Senza un’azione decisa, l’Europa rischia di ripetere errori del passato, cedendo un altro segmento strategico della mobilità a produttori stranieri, proprio nel momento in cui i due ruote elettrici potrebbero svolgere un ruolo chiave nel raggiungimento degli obiettivi climatici, industriali e di mobilità urbana.


