Autore:
Giulio Scrinzi

MAGIA AMERICANA Nello scorso GP d’Australia una delle squadre che hanno mostrato i più importanti segnali di crescita rispetto alla stagione 2017 è stata certamente la Haas. Il team americano, infatti, è stato in grado di conquistare la terza fila in qualifica, dalla quale poi in gara ha occupato a lungo la quarta e quinta piazza davanti alle Red Bull. Solamente il doppio unsafe release ai box ha fermato la corsa di Magnussen e di Grosjean, i quali altrimenti avrebbero potuto insidiare da subito le posizioni più importanti della top ten.

C’È QUALCOSA CHE NON TORNA… In ogni caso le prestazioni della Haas sono state assolutamente positive, al punto che alcuni team di Formula 1 hanno sollevato dei dubbi sulla loro autenticità. In particolare sul rapporto di collaborazione tra il team a stelle e strisce e la Ferrari, che fornisce la power unit, ma anche la Dallara, che invece realizza il telaio della VF-18. Il primo a non essere pienamente convinto di quanto fatto dalla Haas è stato Otmar Szafnauer, Chief Operating Officer della Force India: “Non so come possa essere accaduto che un team che è in F1 solo da un paio d’anni riesca a realizzare una monoposto così competitiva. Succede per magia? Se è così, voglio la loro bacchetta magica!”.

BOTTA E RISPOSTA Sulla stessa lunghezza d’onda si è trovato d’accordo anche Zak Brown, direttore esecutivo della McLaren il quale ha ammesso di conoscere “l’alleanza molto stretta della Haas con la Ferrari: spero solo che non sia troppo stretta… Potrebbe esserci un po’ dell’influenza di Maranello, perché alcune parti sembrano molto simili alla SF70H dell’anno scorso. Tutte le verifiche del caso, però, dovranno essere eseguite dalla FIA”. In risposta a queste affermazioni, ecco le parole di Gunther Steiner, team principal della Haas:Abbiamo una squadra che può essere orgogliosa di ciò che sta riuscendo a fare in questo momento. Di contro a queste lamentele, posso dire che non stiamo facendo nulla che non dovremmo o non possiamo fare”.


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