C’è una frase, più di tutte, che definisce il Charles Leclerc pilota e uomo. Una frase semplice, ma definitiva, che racconta molto più di qualsiasi dato tecnico o statistico: “Il giorno in cui avrò paura, mi fermerò e mi metterò da parte. Sicuramente”. È da qui che bisogna partire per capire davvero chi è il numero 16 della Ferrari, protagonista di una lunga intervista al podcast “Passa dal BSMT” di Gianluca Gazzoli. Perché in quelle parole c’è tutta la filosofia di un pilota che vive la Formula 1 non come una sfida contro il rischio, ma come una condizione naturale. “Quando ti butti in quei sorpassi o in alcune curve lì è proprio zero. Zero assoluto, senza alcun tipo di paura”, racconta Leclerc, spiegando come l’adrenalina e l’istinto prendano il posto di qualsiasi forma di timore. Non è incoscienza, ma controllo totale, una lucidità che nasce da anni di preparazione mentale. E infatti aggiunge: “La paura non deve far parte delle emozioni in una macchina”. Una linea di demarcazione netta, che separa chi può stare in Formula 1 da chi no.
La testa fa davvero differenza
Questa capacità di isolare le emozioni, però, non è innata: è costruita. Leclerc lo spiega chiaramente, raccontando un percorso iniziato da giovanissimo. “Quando avevo 11 anni sono andato in un centro a Viareggio che si chiama Formula Medicine”, dice, sottolineando come il lavoro sulla mente sia stato determinante per tutta la sua carriera. L’obiettivo? Imparare a riconoscere e gestire stati mentali diversi. “Avevo una fascia in testa che mi diceva quando ero concentrato, quando ero rilassato”, racconta, descrivendo strumenti ormai fondamentali nella Formula 1 moderna. In un contesto in cui, come dice lui stesso, “se prendi 22 piloti in griglia oggi nel giorno migliore non c'è alcun distacco tra di noi”, la differenza la fa proprio la preparazione mentale. Non a caso, Leclerc parla di due versioni di sé: quella privata e quella che “chiude la visiera”, lasciando fuori tutto il resto per concentrarsi solo su un obiettivo: portare la Ferrari al massimo.
Nice fights and a podium in the sprint here in Shanghai. Some work to do to catch the Mercedes up but we’ll do our best. A huge congrats to Lewis for such a strong weekend and the podium today.
— Charles Leclerc (@Charles_Leclerc) March 15, 2026
A huge thanks aswell for the huge support here in China, see you next year 🤍 pic.twitter.com/OsmAxJfKOX
Quel primo giro senza benzina
Ma dietro questo livello di controllo c’è una storia che parte da lontano, da un episodio quasi cinematografico. “Ho visto i kart e ho chiesto se potevo andare a fare un giro… abbiamo levato questa corda e ho continuato finché non c’era più benzina”, ricorda Leclerc parlando del suo primo contatto con i motori. Aveva poco più di tre anni e mezzo. Un momento che segna tutto. “Sul viaggio di ritorno avevo detto a mio padre: questo è quello che voglio fare da grande”. Da lì nasce una vocazione chiarissima, sostenuta da una famiglia pronta a tutto pur di permettergli di inseguire quel sogno. Ma la strada non è stata semplice: “Era l’ultimo anno in cui i miei genitori potevano sostenere i costi”, racconta. La svolta è arrivata grazie a Nicolas Todt, il suo manager di una vita: “Mi ero messo la cravatta, ero super stressato perché sapevo che dipendeva tutto da quel meeting”, racconta il monegasco.

Tra Jules e il padre
Il percorso di Leclerc è segnato anche da legami profondi e da perdite difficili da elaborare. Il rapporto con Jules Bianchi è centrale nella sua crescita: un riferimento tecnico, ma soprattutto umano. “È stato veramente difficile da accettare”, dice parlando della sua scomparsa. Eppure, non ha mai pensato di fermarsi. Ancora più forte è il racconto legato al padre. “Sapevo che era questione di giorni… e ho detto una bugia”, ammette, spiegando di avergli fatto credere di aver già raggiunto la Formula 1. Un gesto che racconta tutto il peso emotivo di quella fase della sua vita. Non a caso, quando gli chiedono cosa avrebbe voluto condividere con lui, la risposta è chiarissima: Monaco e il matrimonio. Due momenti simbolo, due picchi emotivi di una carriera costruita anche su sacrifici familiari enormi.

Monza e Monaco, emozioni pure
Tra i momenti più intensi della carriera di Leclerc ci sono due gare: Monza 2019 e Monaco. Due piste, due storie, ma un filo comune. “Sono le due uniche gare della mia vita dove ho fatto fatica a stare nella mia bolla”, confessa. A Monte Carlo il peso dei ricordi personali è enorme, mentre a Monza è il pubblico Ferrari a travolgerlo. “C’è davvero della pazzia nelle tribune”, racconta, descrivendo un’atmosfera quasi irripetibile. Eppure, anche in quei momenti, riesce a fare la differenza: “Sentivo l’emozione e provavo a controllarla”. È questo il punto chiave: non eliminare le emozioni, ma gestirle. Un equilibrio sottile che distingue i grandi campioni dagli altri.

Vita privata tra musica e gelato
Fuori dalla pista emerge un Leclerc diverso, più leggero e autentico. Dalla musica — scoperta durante il Covid — al gelato, diventato anche un progetto imprenditoriale, fino alla vita privata. Il racconto del matrimonio sta tutto in una frase: “Sono arrivato davanti ad Alexandra quel giorno, ho perso tutte le parole”. E dire che è stato un problema fare tutto segretamente, in una cittadina come Monaco dove le parole volano velocemente. Lontano dalla precisione quasi chirurgica del pilota, anche il rapporto con i social cambia, divenuto molto più leggero: “Basta un momento inquadrato e tutto il resto viene dimenticato”, spiega, motivando la sua scelta di ridimensionare il suo impegno. Per lui, conta una cosa sopra tutte: l’autenticità. Nei progetti, nelle relazioni, nella comunicazione.
A day we’ll forever remember. 🤍
— Charles Leclerc (@Charles_Leclerc) March 2, 2026
Part one is done and part 2 will be next year with all of our close ones. pic.twitter.com/kVZqmo3OdN
Un equilibrio tra uomo e pilota
Alla fine, quello che emerge è il ritratto di un atleta totale, ma soprattutto di una persona estremamente consapevole. Leclerc sa dove vuole arrivare, ma soprattutto sa come farlo senza perdersi. Tra pressione, velocità e aspettative globali, mantiene un equilibrio raro. E lo riassume tutto in una frase che è già diventata manifesto: “Il giorno in cui avrò paura, mi fermerò”. Non una provocazione, ma una dichiarazione di principio. Perché in Formula 1, come nella vita, il limite non è sempre quello che sembra. E per Leclerc, quel limite ha un nome preciso: la paura.




