Deve aver capito, Tesla, una cosa semplice semplice: non tutti i camion elettrici devono ingozzarsi di megawatt come se fossero al buffet. A volte basta un pasto leggero, purché duri tutta notte.
E così, mentre in Nevada parte la produzione “vera” del Tesla Semi, e mentre la rete dei Megacharger cresce, ma non abbastanza in fretta, ecco spuntare il Basecharger, un DC charger da 125 kW pensato per le (future) flotte che rientrano in deposito e non hanno fretta di ripartire.

Cos’è, in pratica?
Un caricatore che sembra un Supercharger V4 un po’ sovralimentato, ma che in realtà è l’opposto: potenza bassa, installazione semplice, filosofia “lo attacchi, vai a casa, torni domani e il camion è pronto”.
È DC, sì, ma funziona come un AC a 22 kW ''pompato'', con un erogatore MCS e cavi più sottili (6 metri di lunghezza, quindi più maneggevole).

“Solo” 125 kW? Sì, ma basta e avanza
Dunque: il Semi ha un pacco batterie da circa 900 kWh, quindi 125 kW sembrano un caricabatterie da smartphone. E invece no: Tesla dice che in 4 ore il Basecharger rimette a bordo il 60% dell’autonomia. Non è roba da pit-stop, ma per la notte è perfetto.
Il Megacharger da 1,2 MWh, per confronto, fa lo stesso lavoro in mezz’ora. Ma costa anche come un appartamento.
Businesses can purchase and install Semi chargers, powering electric trucking
— Tesla Charging (@TeslaCharging) May 1, 2026
- 1.2 MW Megacharger for quick stops
- 125 kW Basecharger for longer stays
Learn more about Semi Charging for Business and pricing: https://t.co/5IvVPmLTLb
Il trucco è nell’installazione
Il Basecharger ha una caratteristica che farà felici i fleet manager:
integra già il convertitore AC/DC, quindi niente cabinet esterni
è più grosso, ma più economico
fino a tre unità possono essere collegate allo stesso interruttore, abbattendo i costi di impianto
E qui arriva la parte più succosa: due Basecharger costano circa 40.000 dollari. Un Megacharger? 188.000 dollari per un cabinet e due postazioni. Capito perché Tesla spinge su questo?

Il programma “Semi Charging for Business”
Il Basecharger nasce dentro un nuovo pacchetto dedicato alle flotte: Tesla non vuole più installare tutto da sola, vuole che siano gli operatori a costruirsi la loro mini‑rete privata.
Per chi invece vuole aprire stazioni pubbliche, Tesla offre i Megacharger “chiavi in mano” e chiede 0,08 $/kWh di fee. Meno dei 0,10 $/kWh del programma Supercharger for Business.
Perché tutta questa fretta?
Perché la concorrenza si muove. Mentre Tesla annuncia 66 siti Megacharger più l’espansione nei truck stop, Kempower ha già installato sistemi da 1,2 MWh in California e altri player stanno arrivando di gran carriera.
Benché ancora piccino piccino, il mercato dei camion elettrici pesanti sta diventando una corsa all’infrastruttura. E chi arriva primo, si prende i clienti.




