Made in Europe

Regno Unito fuori dal “Made in Europe”? L’UE rischierebbe di perdere 24 miliardi di euro


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14 minuti fa - Sarebbero a rischio anche 20.000 posti in Italia.

Lo studio SMMT stima 24 miliardi di euro di attività UE legati all’auto britannica, a rischio se l’IAA esclude il Regno Unito.
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Il Regno Unito non fa più parte dell’Unione Europea dal 2020, ma la sua industria automotive è ancora strettamente integrata con quella dei Paesi membri. Le fabbriche britanniche acquistano componenti e servizi dall’UE, mentre le auto prodotte oltremanica vengono esportate in larga parte verso il mercato europeo. Un’integrazione che oggi torna al centro del confronto sul nuovo Industrial Accelerator Act (IAA) di Bruxelles e sulle regole del cosiddetto “Made in Europe”.

Secondo uno studio commissionato dalla SMMT, l’associazione dei costruttori britannici, la produzione automotive del Regno Unito sostiene 24 miliardi di euro di attività economica nell’Unione Europea e circa 250.000 posti di lavoro. L’analisi, realizzata da Oxford Economics, stima quindi quale sarebbe l’esposizione dell’economia europea se i prodotti automotive britannici non venissero riconosciuti tra quelli ammissibili alle disposizioni “Made in Europe”.

Il punto, però, è proprio questo: non si tratta di 24 miliardi che l’UE perderebbe automaticamente. La cifra rappresenta l’attività economica potenzialmente esposta a un cambiamento delle regole, mentre l’IAA è ancora in fase di definizione.

Cosa dice lo studio

Secondo l’analisi, le sole esportazioni dal Regno Unito verso l’UE generano 5,6 miliardi di euro di spesa su beni e servizi europei, sostenendo 58.000 posti di lavoro e 1,6 miliardi di euro di gettito fiscale. Il commercio automotive complessivo tra le due sponde della Manica vale 80 miliardi di euro l’anno, con il Regno Unito che resta il principale mercato di esportazione per le auto UE (e viceversa).

Perché l’IAA rischia di cambiare le carte in tavola

L’Industrial Accelerator Act, così come attualmente scritto, non tratterebbe le auto costruite nel Regno Unito come prodotti “europei” a tutti gli effetti. Non a caso ancora oggi tra UE e Regno Unito ci sono politiche di dazi sulle auto elettriche. In pratica, le vetture britanniche resterebbero escluse da una serie di vantaggi riservati ai produttori UE (come gli incentivi per l’elettrificazione delle flotte aziendali, i cosiddetti “CO2 super credits”) e la possibilità di partecipare agli appalti pubblici dei singoli Stati membri UE.

L’impatto Paese per Paese

Lo studio stima le ricadute economiche più pesanti in Germania (6,3 miliardi di euro, 69.000 posti di lavoro), seguita da Francia (2 miliardi, 24.000 posti), Italia (1,5 miliardi, 20.000 posti) e Spagna (1,7 miliardi, 22.000 posti). L’esposizione, in proporzione, è ancora più marcata nell’Europa centro-orientale: la produzione automotive britannica sostiene 23.000 posti in Polonia, 14.000 in Romania, 13.000 in Repubblica Ceca e 11.000 in Slovacchia, dove pesa fino allo 0,46% dell’occupazione totale.

La posizione della SMMT

«I settori automotive di UE e Regno Unito hanno commerciato, investito e crescono insieme da molti anni», ha dichiarato Mike Hawes, CEO della SMMT. «Nonostante la Brexit, le filiere restano profondamente integrate e il rapporto commerciale attraverso la Manica vale 80 miliardi di euro l’anno». Hawes definisce l’eventuale esclusione del Regno Unito dal “Made in Europe” «un autogol», che indebolirebbe la competitività e ridurrebbe la scala e la scelta per i consumatori. La richiesta della SMMT è che i veicoli, i componenti e i materiali prodotti nel Regno Unito vengano riconosciuti come equivalenti ai prodotti UE nell’ambito dell’IAA.

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Daniele Di Geronimo
Daniele Di Geronimo
Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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