Autore:
Massimo Grassi

LEGAMI INDISSOLUBILI Fiat e Juventus. Se pensate alla famiglia Agnelli vi verranno sicuramente in mente questi due nomi. E se, in un futuro non troppo lontano, John Elkann & co. rimanessero alla guida unicamente dei bianconeri, dicendo addio non solo a Fiat ma a tutto il gruppo FCA? È quanto scrive il New York Times in un recente articolo che prende in esame gli ultimi rumors che riguardano il gruppo italo – statunitense e prova a fare ordine.

DECISIONE GIÀ PRESA? Di un incredibile addio tra gli Agnelli e Fiat se ne parla da anni ma ora, secondo molti esperti ed analisti, tutto avverrà entro la fine del 2019. Perché proprio tra 2 anni? Perché dal 1° gennaio 2020 l’amministratore delegato di FCA non sarà più Sergio Marchionne che, anche lui convinto sostenitore della vendita del gruppo.

SMINUZZARE Come in una ricetta prima di tutto bisogna sminuzzare o, per dirla in linguaggio tecnico, scorporare. Ecco dunque che le voci di uno scorporo da FCA di Alfa Romeo e Maserati non sembrano così campate per aria. Non facendo più parte del gruppo i 2 brand di lusso acquisirebbero maggior valore (pare 7 milioni di euro per Biscione e Tridente) con numerosi acquirenti già pronti a mettersi in fila. La cosa però è più difficile di quanto possa sembrare, specialmente per quanto riguarda Alfa, appena risorta dall’oblio e ancora in predicato di generare utili necessari per fare gola a qualcuno. La sensazione quindi è che se scorporo dovrà essere, avverrà tra un bel po’ di tempo. Senza la liquidità di FCA infatti ci sarebbe il rischio di non riuscire a sviluppare nuovi modelli, fondamentali per concorrere con Audi, BMW e Mercedes.

IL VALORE DEL MADE IN ITALY C’è poi da fare una considerazione importante: chiunque decida di portarsi a casa Alfa Romeo e Maserati dovrà fare i conti con la produzione. Tutti i modelli dei 2 brand sono pensati e assemblati in Italia, un vero valore aggiunto. Sarebbe quindi un azzardo portare le fabbriche fuori da Bel Paese, pensando così di risparmiare sulla produzione e sulla manodopera. Un ragionamento che vale per Ferrari e dovrà resistere anche per Alfa Romeo e Maserati.

JEEP AI CINESI? Che Great Wall sia interessata a portarsi a casa Jeep è ormai un dato di fatto. Anzi no. Secondo la Casa cinese infatti ci sono stati dei contatti, mentre FCA ha fatto sapere di non aver mai ricevuto alcun segnale di interesse da parche di chicchessia. Quello che è certo è che il brand delle 7 feritoie è quello che genera maggior utili per FCA e anche quello dal valore maggiore: si parla infatti di 20 miliardi di euro. John Elkann e Sergio Marchionne forse non vedono l’ora di incassare l’assegno ma, anche in questo caso, non è così facile. L’ostacolo maggiore ha la pettinatura particolare di Donald Trump, che di mestiere fa il Presidente degli Stati Uniti, la cui campagna elettorale si basava soprattutto sul protezionismo. Come la prenderebbe il tycoon se uno dei brand storici a Stelle e Strisce finisse in mano cinese?

E IL RESTO? Bene, detto che Alfa Romeo, Jeep e Maserati potrebbero non faticare a trovare un qualche acquirente, del resto cosa si potrebbe fare? Lo scorporo potrebbe essere totale e riguardare dunque anche Fiat, Lancia (ormai morente), Dodge, Chrysler e anche le aziende che lavorano nel campo della componentistica (come Magneti Marelli). Oppure una volta venduti i pezzi più pregiati FCA potrebbe offrirsi al miglior offerente e diventare parte di un altro gruppo ancora più grande. Anche questa è un’operazione delicata perché la famiglia Agnelli dovrebbe fare attenzione a non vendere unicamente i brand più succulenti, rimanendo con una sorta di cerino in mano.

LA PROFEZIA DI MARCHIONNE Se davvero dovesse andare così ci si avvicinerebbe sempre di più all’avverarsi della profezia di Sergio Marchionne, datata 2008, che diceva sarebbero rimasti 6 costruttori di auto. Certo, secondo l’ad di FCA il tutto si sarebbe dovuto avverare in 24 mesi a partire dal 2009 e si sta andando lunghi, ma la strada intrapresa dal mercato sembra quella. Anche perché ormai l’industria dell’auto è cambiata ed è destinata a rivoluzionarsi ancora di più con l’elettrificazione di massa e la guida autonoma. Gli investimenti saranno ancora più corposi e fatti in cambi differenti: non basterà più solamente costruire auto ma bisognerà avere basi anche in tecnologia e altri tipi di business. Gli accordi di FCA con Google prima e BMW, Intel e Mobileye dopo vanno proprio in questa direzione. E se un domani Fiat finisse nelle mani di Google, Lancia di Apple e Dodge di Microsoft? 


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