Se stai pensando di acquistare un’auto elettrica nuova, oppure stai facendo i conti su quanto sarà il suo valore tra tre o quattro anni, c'è un'evoluzione tecnologica all'orizzonte che non puoi permetterti di ignorare. Per anni abbiamo sentito parlare delle batterie allo stato solido come del classico ''sacro graal'' della mobilità a zero emissioni: una promessa sempre viva, ma continuamente spostata in avanti nel tempo.
Al netto dei problemi che affliggono questa tecnologia (che ho spiegato qui) la svolta è imminente e le conseguenze sul mercato dell'usato elettrico rischiano di essere piuttosto pesanti.

La svolta scientifica: addio cortocircuiti e dendriti
Il vero collo di bottiglia che finora ha impedito alle batterie allo stato solido di passare dalle provette alle linee di montaggio si chiama dendriti di litio. In parole semplici: durante i cicli di ricarica, all'interno della batteria si formano delle microscopiche ramificazioni metalliche sottili come aghi.
Negli accumulatori tradizionali ad elettrolita liquido questo è già un problema, ma nelle batterie a stato solido — dove l'elettrolita è un blocco ceramico rigido — accadeva qualcosa che gli scienziati non riuscivano a spiegarsi: il litio, un metallo relativamente morbido, riusciva a spaccare la ceramica creando cortocircuiti interni.
I ricercatori del Max Planck Institute for Sustainable Materials hanno finalmente chiarito uno dei meccanismi fisici alla base del problema e fornito agli ingegneri indicazioni importanti su come cercare di aggirare il problema. Insomma: non sembra più una questione di ''se'' le batterie allo stato solido invaderanno il mercato, ma solo di ''quando''.
Dai laboratori alla strada: Toyota e i giganti cinesi
A dar retta all'industria, i tempi non sarebbero poi così lontani. Toyota, che detiene oltre 1.000 brevetti dedicati allo stato solido, ha confermato l'obiettivo di lanciare i primi modelli di serie tra il 2027 e il 2028. E i numeri dichiarati fanno impressione: con l'aiuto di altri affinamenti al veicolo si tende verso un'autonomia fino a 1.200 km con una singola carica e tempi di ricarica dal 10% all'80% in meno di 10 minuti (dalla metà a un terzo del tempo impiegato ora).
In Cina, Chery e Changan stanno portando avanti programmi di sviluppo e test su batterie allo stato solido: Chery ha dichiarato una densità energetica fino a 600 Wh/kg, mentre Changan ha indicato celle da 400 Wh/kg associate a un'autonomia teorica superiore a 1.500 km secondo il ciclo CLTC.
Sia chiaro: auto di serie con queste caratteristiche non si sono ancora viste, ma si capisce che la ricerca punta in alto e siamo solo all'inizio: confrontare questi valori con le auto elettriche in listino oggi — molte delle quali si collocano, nell'uso reale, nell'ordine dei 300-500 km e richiedono comunque decine di minuti per una ricarica rapida significativa — fa capire quanto il salto generazionale sarà netto.

Svalutazione EV: perché l'usato rischia di perdere ancora valore
Ed eccoci al punto dolente per il tuo portafoglio: la svalutazione delle auto elettriche. I dati di mercato indicano che nell'arco di cinque anni, un'auto perde mediamente il 41,8% del proprio valore. Le ibride si fermano al 35,4%, mentre per le elettriche la perdita sale al 57,2%.
Di fatto, ad oggi, quello dei BEV si conferma il segmento più penalizzato dalla svalutazione: un risultato che evidenzia quanto il rapido sviluppo tecnologico possa rappresentare un fattore di rischio per il valore residuo delle BEV (fonte: iSeeCars).
Se compri oggi un’auto elettrica nuova da 40.000 o 50.000 euro e decidi di rivenderla nel 2029, ti troverai a fare i conti con un acquirente dell'usato che potrebbe trovarsi davanti a un mercato del nuovo nel quale saranno disponibili anche modelli allo stato solido con autonomie potenzialmente molto superiori.
Risultato? Per convincere qualcuno a comprare una EV di vecchia generazione con batteria al litio tradizionale, potresti dover accettare una svalutazione ancora più marcata. Il valore residuo delle auto elettriche acquistate oggi rischia così di subire una flessione molto più marcata rispetto al passato.
Un problema che potrebbe riguardare non solo il privato che vuole vendere il proprio usato, ma anche le concessionarie che potrebbero incontrare difficoltà crescenti a svuotare i piazzali e lo stesso dicasi delle fabbriche di quei costruttori che sullo stato solido arriveranno in ritardo.
Cosa fare se vuoi comprare un'elettrica oggi
Ora, per te che vuoi comprare un'auto elettrica oggi, il modo più sicuro per non sobbarcarti un investimento in perdita è valutare un noleggio a lungo termine o un leasing con opzioni di restituzione simili al valore futuro garantito. In questo modo hai subito un quadro delle spese e trasferisci il rischio di una eventuale svalutazione maggiore alla società finanziaria.
In alternativa puoi valutare l'acquisto di un usato o un nuovo purché fortemente scontato dal concessionario. Opzioni sensate soprattutto se non sei tra coloro che puntano a un frequente ricambio del veicolo, ma tendono a sfruttarlo fino a fine vita.
In ogni caso la rivoluzione dello stato solido è alle porte e segnerà il vero cambio di passo per la mobilità elettrica. L'importante è non farsi cogliere impreparati e acquistare oggi con la consapevolezza di cosa offrirà il mercato domani.
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Giornalista dal ’97, nella sua carriera Emanuele si è occupato di motori a 360 gradi, svolgendo anche il ruolo di tecnico e pilota collaudatore per Maserati e Alfa Romeo. Di MotorBox è l’anziano, il riferimento per tutti e non solo mentre siede alla scrivania: se un collega sta poltrendo, se ne accorge anche mentre è impegnato in una prova in pista a centinaia di chilometri. Ama le auto ma adora le moto, e in fatto di tecnologia è sempre un passo avanti. Proprio come a tavola: quantità e qualità.



