Se pensi che per provare un brivido autentico al volante serva necessariamente una supercar da trecento all'ora, potresti doverti ricredere. Castrol ha infatti promosso uno studio scientifico indipendente per analizzare cosa accada davvero nella mente e nel corpo di chi guida, cercando di decodificare la chimica e la neurologia del cosiddetto piacere di guida.
L'indagine, condotta in collaborazione con Brainbox — società britannica specializzata in neuroscienze avanzate — ha messo sotto la lente i parametri neurofisiologici di diversi guidatori impegnati in prove ad alta e bassa andatura. Il risultato? L'adrenalina non nasce dalla velocità pura, ma da un equilibrio ben preciso chiamato stato di flow.

Come è stato condotto l'esperimento: la telemetria del corpo umano
Per capire quali stimoli attivino la risposta emotiva e cerebrale, i partecipanti allo studio sono stati equipaggiati con strumentazioni mediche e di tracciamento ad alta precisione durante una serie di test sul circuito di PalmerSport nel Bedfordshire, in Inghilterra. Sotto la guida di istruttori professionisti e in totale sicurezza, il team di Brainbox ha incrociato quattro indicatori chiave:
Elettroencefalogramma (EEG) a 30 canali: per tracciare l'attività cerebrale, focalizzandosi sulle onde theta frontali-mediane, indice di concentrazione cognitiva.
Variabilità della frequenza cardiaca (HRV): per analizzare le pulsazioni e misurare il bilanciamento tra attivazione fisiologica e gestione dello stress.
Risposta galvanica della pelle (GSR): per registrare la conduttività cutanea, ossia l'intensità grezza del coinvolgimento emotivo.
Eye Tracking (Tracciamento oculare): per rilevare la frequenza dei battiti delle palpebre, le fissazioni dello sguardo e le saccadi (i movimenti oculari rapidi e involontari), distinguendo il focus fluido dallo scansionamento ansioso.
I 5 scenari del test: dal fuoristrada alla pista da gara
Per mettere alla prova i soggetti in condizioni differenti per velocità, impegno fisico e sollecitazione mentale, la ricerca ha previsto cinque diverse esperienze al volante (e da passeggero):
Fuoristrada lento su Land Rover Defender: un percorso all-terrain tecnico con forti pendenze, passaggi in acqua e manovre di precisione a una velocità media di soli 8 km/h.
Go-kart monoposto: guida su un tracciato stretto, tortuoso e molto guidato.
McLaren Artura GT4: sessione di guida in pista a bordo di un'auto da corsa vera e propria, gestita direttamente dal partecipante.
Sport-prototipo JPLM: guida in pista di una vettura scoperta da competizione.
JPLM ''Taxi Driver'' (da passeggero): il partecipante sedeva al fianco di un pilota professionista lanciato al limite sul circuito.

La triade del brivido: quando l'emozione diventa ''flow''
Analizzando i dati, gli esperti di Castrol EDGE e Brainbox hanno evidenziato come il picco dell'esperienza — il cosiddetto sweet spot o stato di flow — si verifichi quando tre fattori convergono perfettamente in una condizione elevata ma gestibile:
Componente Viscerale: lo stato di intensa stimolazione fisica e mentale.
Componente Intellettuale: il livello di ingaggio del cervello nell'esecuzione del compito di guida.
Componente Emotiva: il delicato equilibrio tra la sensazione di eccitazione e quella di paura.
Se anche solo uno di questi tre elementi supera il limite percepito come gestibile dal pilota (soglia che varia da individuo a individuo), il cervello va in sovraccarico. In quel preciso istante, il brivido positivo cede il passo alla paura: il battito cardiaco perde regolarità e lo sguardo inizia a muoversi in modo disordinato e reattivo.
Come spiega Dan Phillips, co-fondatore e direttore di Brainbox: ''Il brivido non è legato alla velocità, ma al focus. I dati dimostrano che il vero piacere di guida coincide con il momento in cui il pilota si 'aggancia' completamente all'esperienza, un fenomeno visibile simultaneamente nel cervello, nel cuore e negli occhi''.
McLaren Artura GT4 vs Taxi Drive: i numeri del tracciamento oculare e cerebrale
Il momento di massima immedesimazione e appagamento è stato registrato durante la guida della McLaren Artura GT4 e del go-kart. Al volante di questi mezzi, i soggetti hanno mostrato la combinazione ideale tra coinvolgimento cognitivo e controllo del mezzo.
Gli esami EEG hanno evidenziato un incremento significativo delle onde theta (4-8 Hz) nella zona frontale-mediana (legate alla concentrazione profonda) abbinato a un livello moderato di onde alpha (8-12 Hz), sinonimo di vigile calma.
Sorprendenti i dati ricavati dall'eye tracking. Al volante della McLaren GT4: i guidatori hanno fissato la traiettoria ideale con una media di 70 ''apex-lock'' (fissazioni sul punto di corda) al minuto, battendo le palpebre solo 2,5 volte al minuto (contro una media a riposo di 15-20 volte). Segno di un immersion totale e di una sensazione di pieno controllo.
Da passeggeri sulla JPLM ad alta velocità: il battito delle palpebre è schizzato a 40 volte al minuto, con ben 190 fissazioni oculari disordinate all'ingresso delle curve. Il cervello, non avendo il controllo della traiettoria, ha elaborato l'esperienza come fonte di stress e ansia, mostrando un'impennata di onde beta veloci (tipiche dell'iper-arousal negativo).

Frequenza cardiaca e variabilità (HRV): l'intensità non è gioia
Lo studio dimostra anche come il solo aumento dei battiti cardiaci non sia garanzia di divertimento. Durante la guida della McLaren si è registrato un incremento medio del battito di +43,8 bpm rispetto a riposo, contro i +16 bpm rilevati nell'off-road a bassa velocità. Tuttavia, la risposta cardiaca era elevata anche nella prova da passeggero.
La vera differenza risiede nella variabilità della frequenza cardiaca (HRV): quando si prova vero piacere di guida, l'HRV si mantiene su valori contenuti ma plastici e modulati. Quando invece subentra la paura, l'HRV crolla a livelli estremamente bassi, segnalando una reazione difensiva del sistema nervoso.
La velocità in sé non è il fattore determinante. Basti pensare che la sessione da passeggero ad alta velocità si è classificata all'ultimo posto nell'indice di gradimento emotivo dei partecipanti, superata sia dalla prova in go-kart (dove le velocità assolute erano modeste, ma l'ingaggio fisico e mentale era massimo), sia dal percorso in fuoristrada a 8 km/h.
Perché Castrol studia il cervello di chi guida
Questa ricerca si inserisce nella filosofia di sviluppo prodotto ''data engineered'' di Castrol, utilizzata per mettere a punto la linea di lubrificanti ad alte prestazioni Castrol EDGE.
Vincent Panel, Head of Product & Communications per l'Europa di Castrol, ha sottolineato l'obiettivo del progetto: ''Volevamo capire in modo scientifico cosa prova chi sta al volante: il controllo, il brivido, la connessione con la vettura. La cosa fondamentale che abbiamo scoperto è che non serve per forza una supercar per vivere l'emozione della guida: puoi sperimentare quasi lo stesso livello di immersione e controllo durante una sessione nel kartodromo vicino a casa o lungo la tua strada preferita''. E il portafogli ringrazia.
Resta aggiornato
Scegli come vuoi seguirci: aggiornamenti in tempo reale su Telegram, oppure dai priorità a MotorBox nei risultati di Google.
Giornalista dal ’97, nella sua carriera Emanuele si è occupato di motori a 360 gradi, svolgendo anche il ruolo di tecnico e pilota collaudatore per Maserati e Alfa Romeo. Di MotorBox è l’anziano, il riferimento per tutti e non solo mentre siede alla scrivania: se un collega sta poltrendo, se ne accorge anche mentre è impegnato in una prova in pista a centinaia di chilometri. Ama le auto ma adora le moto, e in fatto di tecnologia è sempre un passo avanti. Proprio come a tavola: quantità e qualità.



