Honda ha depositato in Europa e nel Regno Unito il marchio «DualPower eAWD». Non ci sono indicazioni ufficiali da parte del marchio giapponese, ma non mancano le ipotesi sulle quali ragionare. Anche perché questo marchio seguirebbe la decisione di Honda di puntare con più decisione sugli ibridi, dopo la cancellazione del programma sulle elettriche del futuro.
Cosa potrebbe nascondersi dietro la sigla
Oggi il sistema ibrido a due motori per le auto Honda è integrato nel cambio. Questo vuol dire che un generatore è collegato all’albero motore, mentre l’altro motore elettrico muove le ruote. Il motore termico fa soprattutto da generatore e interviene direttamente sulle ruote solo a carico leggero e ad andatura sostenuta. Sulle versioni a trazione integrale, come la CR-V, la potenza arriva al retrotreno con un albero di trasmissione.
La parte «eAWD» di questo marchio fa pensare a un cambio di impostazione. Secondo le prime ipotesi i futuri ibridi Honda avranno una trazione integrale elettrica, con un secondo motore sull’asse posteriore al posto dell’albero. Il prefisso «DualPower» indicherebbe invece che le ruote anteriori ricevono spinta sia dal motore termico sia da uno o più motori elettrici. Un’idea non del tutto inedita, visto che era già emersa con il V6 ibrido di nuova generazione visto in Giappone lo scorso anno.
Tempi e modelli: per ora solo ipotesi
Il primo modello a essere coinvolto da questa novità potrebbe essere il prossimo SUV di Acura, già mostrato in forma di prototipo, insieme a un nuovo V6 3.0 ibrido, con arrivo entro la fine del 2027. La stima si basa sui tempi con cui Acura porta di solito in produzione i prototipi, in genere uno o due anni. Il sistema sarebbe più utile sui SUV di taglia media, dove serve più spinta per trainare rimorchi o trasportare molte persone e attrezzature.
FONTE: CarBuzz
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.




