Se il Medio Oriente chiude il rubinetto, l’automobilista rischia di pagare il conto non solo alla pompa di benzina. Anche prima. Cioè in concessionaria. Non è terrorismo psicologico: è l'abc dell'economia, una bestia ancora più spietata (e alle volte, pure prevedibile).
Il punto nevralgico è sempre questo benedetto Stretto di Hormuz, la sottile porta marittima tra Iran e penisola arabica che ormai sanno anche i sassi che cos'è e dove si trova sulla mappa, e soprattutto perché sono i 30 km di larghezza più strategici al mondo.

Repetita iuvant: da Hormuz passa(va)no oltre 20 milioni di barili al giorno, cioè circa il 20% del petrolio mondiale. Oltre a una quota enorme di gas naturale liquefatto. Quando il coriddoio si tappa, l’onda d’urto non resta confinata ai mercati energetici: si propaga lungo tutta la catena industriale globale.
L’auto, che è una delle industrie più globalizzate al mondo, è tra le prime a sentirla. Il motivo è semplice: una vettura moderna è piena di petrolio, anche quando non lo brucia. Plastiche, resine, gomme, fluidi tecnici: tra 150 e 200 kg di componenti derivano direttamente dalla petrolchimica. Se il greggio sale, salgono anche loro.
Ma non è l’unico effetto collaterale. La quasi-chiusura dello stretto e gli attacchi alle navi stanno già riducendo il traffico marittimo e costringendo molte rotte a deviare verso percorsi più lunghi, come il Capo di Buona Speranza. Tradotto: fino a due settimane di viaggio in più e costi logistici in aumento, tra carburante, assicurazioni e sovrapprezzi di guerra.

Per un settore che vive di catene di fornitura just-in-time, significa una tempesta perfetta: componenti più costosi, trasporti più lenti e margini sotto pressione. Alcuni analisti stimano che le tensioni nell’area possano far salire i costi di produzione automobilistica, in diversi mercati, fino al 2-4% .
Nel breve termine, molti Costruttori proveranno ad assorbire l’urto. Ma se la crisi dovesse durare mesi (e se pure gli Houthi passassero dalle parole ai fatti e chiudessero lo Stretto di Bab el-Mandeb, quindi anche Suez, altro diaframma cruciale per le rotte mondiali), la storia insegna che prima o poi il conto arriva all'utente finale.
Un po’ come con il petrolio: quando sale, all’inizio lo noti alla pompa. Poi, più lentamente, lo ritrovi ovunque. Anche nel prezzo della tua prossima auto.
Speriamo (questa volta) di sbagliarci.



