Guerra in Medio Oriente

E dopo la benzina, crescerà il prezzo delle auto nuove (è matematico)


Avatar di Lorenzo Centenari, il 16/03/26

1 ora fa - Perché la chiusura di Hormuz si rifletterà (sì...) anche sui listini prezzi

Plastiche, resine, fluidi: l'auto è piena di petrolio, anche quando il serbatoio è secco. Così Hormuz si rifletterà anche sui listini

Se il Medio Oriente chiude il rubinetto, l’automobilista rischia di pagare il conto non solo alla pompa di benzina. Anche prima. Cioè in concessionaria. Non è terrorismo psicologico: è l'abc dell'economia, una bestia ancora più spietata (e alle volte, pure prevedibile).

Il punto nevralgico è sempre questo benedetto Stretto di Hormuz, la sottile porta marittima tra Iran e penisola arabica che ormai sanno anche i sassi che cos'è e dove si trova sulla mappa, e soprattutto perché sono i 30 km di larghezza più strategici al mondo.

Stretto di Hormuz: chiuso per guerraStretto di Hormuz: chiuso per guerra

Repetita iuvant: da Hormuz passa(va)no oltre 20 milioni di barili al giorno, cioè circa il 20% del petrolio mondiale. Oltre a una quota enorme di gas naturale liquefatto. Quando il coriddoio si tappa, l’onda d’urto non resta confinata ai mercati energetici: si propaga lungo tutta la catena industriale globale.

L’auto, che è una delle industrie più globalizzate al mondo, è tra le prime a sentirla. Il motivo è semplice: una vettura moderna è piena di petrolio, anche quando non lo brucia. Plastiche, resine, gomme, fluidi tecnici: tra 150 e 200 kg di componenti derivano direttamente dalla petrolchimica. Se il greggio sale, salgono anche loro.

Ma non è l’unico effetto collaterale. La quasi-chiusura dello stretto e gli attacchi alle navi stanno già riducendo il traffico marittimo e costringendo molte rotte a deviare verso percorsi più lunghi, come il Capo di Buona Speranza. Tradotto: fino a due settimane di viaggio in più e costi logistici in aumento, tra carburante, assicurazioni e sovrapprezzi di guerra.

Medio Oriente in fiamme, catena di forniture auto sotto pressioneMedio Oriente in fiamme, catena di forniture auto sotto pressione

Per un settore che vive di catene di fornitura just-in-time, significa una tempesta perfetta: componenti più costosi, trasporti più lenti e margini sotto pressione. Alcuni analisti stimano che le tensioni nell’area possano far salire i costi di produzione automobilistica, in diversi mercati, fino al 2-4% .

Nel breve termine, molti Costruttori proveranno ad assorbire l’urto. Ma se la crisi dovesse durare mesi (e se pure gli Houthi passassero dalle parole ai fatti e chiudessero lo Stretto di Bab el-Mandeb, quindi anche Suez, altro diaframma cruciale per le rotte mondiali), la storia insegna che prima o poi il conto arriva all'utente finale.

Un po’ come con il petrolio: quando sale, all’inizio lo noti alla pompa. Poi, più lentamente, lo ritrovi ovunque. Anche nel prezzo della tua prossima auto.

Speriamo (questa volta) di sbagliarci.

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Pubblicato da Lorenzo Centenari, 16/03/2026
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