Guerra in Medio Oriente, quali Case auto pagano il prezzo più alto
Guerra in Medio Oriente

Il conto della guerra lo pagano (anche) questi marchi auto


Avatar di Lorenzo Centenari, il 12/03/26

2 ore fa - A Doha e Dubai spopolano i Costruttori asiatici. Che ora tremano

Non solo Toyota: Dubai, Abu Dhabi e Doha sono terreno di caccia anche dei brand cinesi. Che ora temono di dover rivedere i piani

Non restano mai confinate, le guerre, ai confini geografici in cui scoppiano. Nel mondo globalizzato dell’auto, dove fabbriche, componenti e mercati sono sparsi in ogni angolo del pianeta, basta una crisi regionale per far tremare intere catene industriali.

È quello che potrebbe accadere se il conflitto legato all’Iran dovesse protrarsi. Il Medio Oriente non è certo tra i mercati auto più grandi del mondo, ma per diversi Costruttori rappresenta una destinazione fondamentale per le esportazioni. E quando la geopolitica si complica, le prime a risentirne sono proprio le aziende più esposte.

Medio Oriente, mercato strategico

Negli ultimi anni la regione è diventata uno dei terreni di conquista più interessanti per molti marchi globali. E non solo i brand sportivi o super lusso.

I marchi giapponesi e coreani dominano da tempo: Toyota da sola vale circa il 17% delle vendite regionali, mentre Hyundai si aggira attorno al 10%. Nei Paesi del Golfo, SUV e pick-up giapponesi sono praticamente istituzioni, dai Toyota Land Cruiser agli Hilux.

Gli Emirati sono feudo Hyundai, oltre che ToyotaGli Emirati sono feudo Hyundai, oltre che Toyota

Accanto ai marchi storici, negli ultimi anni si sono poi fatti largo anche i Costruttori cinesi. Marchi come BYD, Chery e SAIC hanno scelto il Medio Oriente come piattaforma di espansione internazionale, sfruttando prezzi competitivi e una gamma sempre più ampia.

Il primo rischio: la logistica

Il nodo più delicato riguarda le rotte marittime.

Lo Stretto di Hormuz è uno dei passaggi strategici del commercio globale: da qui transitano non solo enormi quantità di petrolio, ma anche navi cargo cariche di veicoli e componenti.

Se il traffico navale dovesse rallentare o diventare più costoso - tra assicurazioni più alte, deviazioni di rotta e tempi di consegna più lunghi - tutta la catena logistica dell’automotive ne risentirebbe. Alcune stime parlano di possibili ritardi fino a due settimane nei tempi di trasporto.

Per i Costruttori che esportano grandi volumi verso la regione, significa costi più alti e pianificazione produttiva più complicata.

Toyota e Hyundai in prima linea

Paradossalmente, sono proprio i marchi più forti nella regione a essere i più esposti.

Toyota è dunque il leader assoluto del mercato mediorientale e spedisce ogni anno centinaia di migliaia di veicoli verso la regione. Hyundai segue con una presenza molto solida nei segmenti di volume.

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Se la domanda dovesse rallentare per l’instabilità politica o per il peggioramento delle condizioni economiche, l’effetto si farebbe sentire rapidamente anche nelle fabbriche asiatiche.

La sfida dei marchi cinesi

Per i costruttori cinesi il discorso è leggermente diverso ma altrettanto delicato.

Negli ultimi anni molte aziende hanno puntato sull’export per compensare la crescente concorrenza nel mercato domestico. Il Medio Oriente è diventato uno dei mercati più dinamici per queste strategie.

Proprio per questo, un eventuale rallentamento della domanda o un aumento dei costi di trasporto potrebbe avere un impatto immediato sui volumi di esportazione.

Dalla crisi in Medio Oriente a uno scossone di proporzioni globali? Molto dipenderà dalla durata del conflitto stesso. Ma gli effetti di lungo periodo già cominciano a manifestarsi.

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Pubblicato da Lorenzo Centenari, 12/03/2026
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