Non restano mai confinate, le guerre, ai confini geografici in cui scoppiano. Nel mondo globalizzato dell’auto, dove fabbriche, componenti e mercati sono sparsi in ogni angolo del pianeta, basta una crisi regionale per far tremare intere catene industriali.
È quello che potrebbe accadere se il conflitto legato all’Iran dovesse protrarsi. Il Medio Oriente non è certo tra i mercati auto più grandi del mondo, ma per diversi Costruttori rappresenta una destinazione fondamentale per le esportazioni. E quando la geopolitica si complica, le prime a risentirne sono proprio le aziende più esposte.
Medio Oriente, mercato strategico
Negli ultimi anni la regione è diventata uno dei terreni di conquista più interessanti per molti marchi globali. E non solo i brand sportivi o super lusso.
I marchi giapponesi e coreani dominano da tempo: Toyota da sola vale circa il 17% delle vendite regionali, mentre Hyundai si aggira attorno al 10%. Nei Paesi del Golfo, SUV e pick-up giapponesi sono praticamente istituzioni, dai Toyota Land Cruiser agli Hilux.

Accanto ai marchi storici, negli ultimi anni si sono poi fatti largo anche i Costruttori cinesi. Marchi come BYD, Chery e SAIC hanno scelto il Medio Oriente come piattaforma di espansione internazionale, sfruttando prezzi competitivi e una gamma sempre più ampia.
Il primo rischio: la logistica
Il nodo più delicato riguarda le rotte marittime.
Lo Stretto di Hormuz è uno dei passaggi strategici del commercio globale: da qui transitano non solo enormi quantità di petrolio, ma anche navi cargo cariche di veicoli e componenti.
Se il traffico navale dovesse rallentare o diventare più costoso - tra assicurazioni più alte, deviazioni di rotta e tempi di consegna più lunghi - tutta la catena logistica dell’automotive ne risentirebbe. Alcune stime parlano di possibili ritardi fino a due settimane nei tempi di trasporto.
Per i Costruttori che esportano grandi volumi verso la regione, significa costi più alti e pianificazione produttiva più complicata.
Toyota e Hyundai in prima linea
Paradossalmente, sono proprio i marchi più forti nella regione a essere i più esposti.
Toyota è dunque il leader assoluto del mercato mediorientale e spedisce ogni anno centinaia di migliaia di veicoli verso la regione. Hyundai segue con una presenza molto solida nei segmenti di volume.

Se la domanda dovesse rallentare per l’instabilità politica o per il peggioramento delle condizioni economiche, l’effetto si farebbe sentire rapidamente anche nelle fabbriche asiatiche.
La sfida dei marchi cinesi
Per i costruttori cinesi il discorso è leggermente diverso ma altrettanto delicato.
Negli ultimi anni molte aziende hanno puntato sull’export per compensare la crescente concorrenza nel mercato domestico. Il Medio Oriente è diventato uno dei mercati più dinamici per queste strategie.
Proprio per questo, un eventuale rallentamento della domanda o un aumento dei costi di trasporto potrebbe avere un impatto immediato sui volumi di esportazione.
Dalla crisi in Medio Oriente a uno scossone di proporzioni globali? Molto dipenderà dalla durata del conflitto stesso. Ma gli effetti di lungo periodo già cominciano a manifestarsi.



