Chiusura Hormuz e prezzi benzina: quando saliranno e di quanto
Guerra in Medio Oriente

Impennata prezzi Diesel e benzina: non più "se", ma "quando"


Avatar di Lorenzo Centenari, il 02/03/26

2 ore fa - Hormuz chiuso e l’onda d’urto sui prezzi alla pompa è solo questione di tempo

Hormuz chiuso e l’onda d’urto sui prezzi alla pompa è solo questione di tempo. Stangata sul pieno (quella vera) nei prossimi giorni

Ci (ri)siamo. Altro tragico giro di guerra in Medio Oriente, altro avvitamento verso l'altro dei prezzi dei carburanti.

L’offensiva avviata il 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro obiettivi in Iran, seguita dalla risposta ad ampio spettro di Teheran, chiusura Stretto di Hormuz compresa, sui mercati energetici ha un effetto pressoché immediato.

Alla riapertura delle contrattazioni di oggi lunedì 2 marzo, il Brent con consegna ad aprile segna un balzo iniziale del +14%, toccando 82,37 dollari al barile, livello che non si vedeva da gennaio 2025.

Anche il Wti americano mette a segno rialzi a doppia cifra: dopo il picco iniziale, le quotazioni hanno parzialmente ritracciato, ma restano comunque attorno a un +9% rispetto ai valori pre-crisi.

Per avere un riferimento concreto (valori provvisori):

  Brent ($/barile) WTI ($/barile)
27 febbraio ~72 ~66,5
2 marzo (dopo attacco) ~79 ~72,80
Variazione +9,7% +9,4%

Come era logico aspettarsi, i mercati hanno inevitabilmente letto lo scoppio del conflitto come un aumento del rischio strutturale sull’offerta globale.

Stretto di Hormuz: il vero snodo della crisi

A pesare in modo decisivo è dunque la scelta di Teheran di ridurre il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale trasportato via mare.

Lo Stretto di Hormuz, per il petrolio via mare, è crucialeLo Stretto di Hormuz, per il petrolio via mare, è cruciale

Quando un punto così delicato viene limitato o percepito come instabile, succede che:

  • le compagnie assicurative alzano i costi;

  • alcune navi evitano l’area;

  • i tempi di consegna si allungano;

  • il mercato incorpora il rischio di carenza futura.
     

Anche senza un blocco totale, il solo rallentamento basta a spingere al rialzo i futures. Detta facile: il prezzo non sale solo per il petrolio “mancante”, ma per la paura che possa mancare.

In Italia: Diesel e benzina cominciano a muoversi

Andiamo al sodo. Pronti via e le tensioni mediorientali stanno già iniziando a riflettersi anche sui listini italiani. Secondo le rilevazioni più recenti:

  • Benzina self service: da 1,672 €/litro (27 febbraio) a 1,681 €/litro (2 marzo)

  • Gasolio self service: da 1,723 €/litro a 1,736 €/litro


Prezzi benzina e Diesel destinati a crescerePrezzi benzina e Diesel destinati a crescere

Ok, si tratta di ritocchi ancora contenuti, nell’ordine di pochi millesimi. Ma - ahimè - sono rialzi che non incorporano ancora pienamente l’impennata del greggio.

Il motivo è tecnico: il carburante venduto oggi in molti distributori è stato acquistato con contratti precedenti, a prezzi inferiori.

Quando aumenteranno ''davvero'' i prezzi alla pompa

Normalmente, il trasferimento dei rincari segue una catena precisa:

  1. Shock geopolitico: sale il greggio sui mercati finanziari

  2. Aumento dei prezzi all’ingrosso dei prodotti raffinati

  3. Aggiornamento dei listini da parte delle compagnie

  4. Ritocco progressivo alla pompa
     

Di solito, il passaggio completo richiede da alcuni giorni fino a due settimane, a seconda della velocità con cui le quotazioni si stabilizzano o continuano a salire.

Se il Brent dovesse restare stabilmente attorno agli 80 dollari o spingersi oltre, è quindi realistico aspettarsi:

  • un aumento più marcato di benzina e Diesel entro la metà di marzo;

  • rincari percepibili sul pieno nell’ordine di diversi centesimi al litro;

  • un possibile effetto trascinamento anche su trasporti e logistica.
     

Non solo carburanti: la bolletta...

La tensione non riguarda esclusivamente il petrolio. Anche il gas naturale europeo (indice TTF) ha registrato un rialzo significativo, con quotazioni attorno a 39,85 €/MWh, in crescita di circa il 25% e ai massimi da febbraio 2025.

Se il quadro geopolitico non dovesse rientrare rapidamente, le conseguenze potrebbero estendersi a:

  • bollette energetiche di famiglie e imprese;

  • costi di trasporto merci;

  • prezzi finali di numerosi prodotti al dettaglio.


Il punto

Per ora, l’automobilista italiano vede solo un leggero ritocco. Ma il vero impatto della guerra tra Iran e asse USA-Israele si giocherà nei prossimi giorni.

Se lo Stretto di Hormuz resterà sotto pressione e le quotazioni del greggio non rientreranno, l’onda lunga del conflitto potrebbe trasformarsi in un aumento concreto, diffuso e duraturo alla pompa, proprio mentre il traffico primaverile e i primi spostamenti stagionali iniziano a crescere.

In altre parole: il mercato ha già reagito. Ora bisogna capire quanto a lungo durerà la tensione.

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Pubblicato da Lorenzo Centenari, 02/03/2026
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