Un pieno di carburante è sempre più caro a causa della guerra in Iran. Continua infatti la corsa al rialzo dei prezzi di benzina e diesel, aumenti che sempre di più stanno pesando sulle tasche degli italiani. Il taglio delle accise utilizzando lo strumento dell'accisa mobile sembra invece lontano. Proprio su questo tema è intervenuto il Cocadons che ha voluto puntare il dito sul Governo affermando che sta scegliendo la strada sbagliata, annunciando solamente alcuni palliativi, dei bonus, che saranno validi solo per le famiglie meno abbienti senza apportare reali benefici alla collettività.
L'accusa del Codacons
Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha bocciato un possibile taglio delle accise, fornendo, secondo l'associazione dei consumatori, numeri inesatti. La riduzione della tassazione sui carburanti operata da Draghi nel marzo del 2022 portò l’indice nazionale dell’inflazione a calare subito dello 0,5% (dal 6,5% al 6%) che, tradotto in soldoni e considerata la spesa per consumi delle famiglie italiane dell’anno 2022, equivale ad un risparmio da circa 4 miliardi di euro per la collettività dei consumatori.

Per il Codacons, la strada che intende seguire il Ministro Urso per affrontare il tema del caro carburante e che sembra portare all'erogazione di alcuni bonus per le famiglie meno abbienti, è solamente un inutile palliativo dato che non va a risolvere il problema e non apporta benefici all'intera comunità.
16,5 milioni di euro in più al giorno
Per spiegare meglio la situazione, il Codacons fornisce alcuni numeri. La guerra in Iran costa agli italiani 16,5 milioni di euro in più al giorno solo a titolo di rifornimenti di carburante al distributore. Infatti, dal 27 febbraio, cioè prima che scoppiasse il conflitto e fino al 13 marzo, il prezzo medio del gasolio alla pompa è aumentato del 18,5%, cioè + 32,2 centesimi al litro, pari ad una maggiore spesa da 16 euro a pieno. Invece, la benzina è rincarata del 9,1% (+15,3 centesimi al litro), con una maggiore spesa sul pieno da 7,6 euro. Dunque, considerando solo le vendite giornaliere di carburanti su strade e autostrade, il costo costa per gli italiani è di ben 16,5 milioni di euro in più al giorno rispetto al periodo pre-conflitto. In media infatti sulla rete ordinaria italiana vengono venduti 40,1 milioni di litri di gasolio e 23,9 milioni di litri di benzina al giorno, per un totale di oltre 64 milioni di litri di carburante.
Il tutto però si traduce anche in un aumento delle entrate per le casse dello Stato. Infatti, considerando che le tasse su benzina e gasolio pesano circa per il 58% sul prezzo finale alla pompa, lo Stato incamera oggi a titolo di Iva e accise 9,5 milioni di euro in più al giorno rispetto a fine febbraio grazie ai rincari dei carburanti.
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