A Sydney va a fuoco uno showroom della Casa di Elon Musk. Il bilancio? Svariate Tesla distrutte e danni pesanti. Ma se pensavi a un caso di ''incendio spontaneo'' del pacco batterie, preparati a cambiare idea: qui il litio è innocente.
Fiamme nella notte
Sono molti che, vedendo un concessionario di auto elettriche in fiamme, pensano a un incendio innescato dalla batteria in ricarica. E invece... stavolta la chimica non c’entra un bel niente. Mettiti comodo, perché a Sydney è andato in scena un giallo che sa molto più di vecchia scuola che di corto circuito tecnologico.
Ore 3:20 del mattino: mentre la città dorme, qualcuno decide che lo showroom Tesla locale ha bisogno di un po' troppo calore. Le telecamere di sicurezza inquadrano la scena in tempo reale: fiammelle che spuntano sotto un paio di Model 3 e un incendio che inizia a divorare una Model Y rossa fiammante (mai termine fu più letterale).
In pochi minuti, quello che era un tranquillo salone espositivo si trasforma in una trappola di fumo nero e fiamme altissime.
@suyogadhikari Parramatta Tesla on Fire🔥
♬ Starsurge (No Percussion) - Jan J. Hammer
Niente litio, solo taniche
I soccorsi non si sono fatti attendere: sono arrivati ben 45 vigili del fuoco per domare l’inferno ed evitare che il soffitto venisse giù del tutto. E qui arriva il bello per te che sei abituato ai soliti dibattiti da tastiera.
Mentre i detrattori dell'auto elettrica stavano già scaldando le dita per scrivere il solito post sul pericolo delle batterie, gli inquirenti hanno trovato qualcosa di molto meno tecnologico tra i rottami: diverse taniche di benzina.
Hai letto bene. Niente autocombustione, niente celle difettose: solo un attacco doloso in piena regola. Aaron Ross, del Fire Rescue NSW, è stato categorico: basta un’occhiata rapida per capire che le fiamme sono partite dal muso delle vetture, non dal pianale dove si nascondono i moduli batteria. Insomma, un lavoro sporco e fatto con metodi decisamente arcaici.
Perché proprio Tesla?
Ma perché prendersela con delle povere auto parcheggiate? Qui la faccenda si sposta dai garage alla politica. Non è un segreto che il brand di Elon Musk sia diventato un bersaglio mobile negli ultimi due anni.
Dopo un periodo di relativa calma, la tensione è tornata a salire, specialmente da quando il Capo Supremo ha deciso di scendere in campo pesantemente a sostegno di Donald Trump, arrivando pure a guidare il controverso Dipartimento per l'Efficienza Governativa (DOGE).
Quando il fondatore di un marchio diventa una figura così divisiva a livello mondiale, c'è sempre il rischio che qualcuno decida di sfogare la propria frustrazione sugli specchietti, sulle carrozzerie o, come in questo caso, dando fuoco a tutto il salone.
Le motivazioni esatte restano da accertare (la polizia sta ancora dando la caccia ai responsabili), ma le taniche lasciate sul posto parlano una lingua piuttosto chiara.






