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BYD semplifica i marchi esteri. Come cambia la strategia globale per continuare a crescere


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9 ore fa - Dynasty e Ocean confluiscono nel brand BYD.

BYD semplifica i marchi esteri per il target di 1,5 milioni di vendite nel 2026 e prepara 6.000 stazioni flash, 3.000 in Europa.
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Parlare di BYD oggi significa anche parlare di una galassia di marchi. Oltre al brand principale, nel gruppo del costruttore cinese fanno parte anche marchi come Dynasty, Ocean, Denza, Fang ChengBao e Yangwang ciascuno pensato a segmenti diversi.

Una struttura che, almeno nei mercati internazionali, è destinata a cambiare. Il colosso di Shenzhen, infatti, ha annunciato una profonda riorganizzazione della propria gestione dei marchi. Le linee Dynasty e Ocean confluiranno sotto l'unica insegna BYD, mentre Denza e Fang Cheng Bao saranno gestiti con un'unica struttura operativa. Yangwang, invece, manterrà la propria indipendenza. A confermarlo è stato Li Yunfei, direttore generale del dipartimento marchio e relazioni pubbliche di BYD.

Le ragioni dietro la scelta di BYD

In Cina, Dynasty e Ocean operano con reti commerciali e manager separati, una struttura che ha sostenuto la crescita industriale del gruppo negli ultimi anni. Fuori dal mercato domestico, però, una struttura così frammentata rischia di confondere clienti che stanno ancora imparando a conoscere i marchi cinesi. Semplificare significa concentrare le risorse su un'unica insegna, invece di disperderle su più linee di prodotto.

La stessa logica guida la fusione operativa tra Denza, che si sta ritagliando spazio nel segmento premium europeo e Fang Cheng Bao, orientata invece al fuoristrada e alla personalizzazione. Condividere un sistema operativo unico all'estero dovrebbe permettere ai due marchi di costruire un'immagine differenziata più rapidamente. Yangwang, al contrario, mantiene la propria autonomia perché il suo ruolo non è solo commerciale, ma anche quello di rappresentare una vetrina delle capacità tecnologiche più avanzate del gruppo per quel che riguarda elettronica, sospensioni e guida assistita.

La riorganizzazione all'estero si inserisce in un cambiamento più ampio all'interno del gruppo. Già un mese fa erano emerse indiscrezioni secondo cui BYD intende rendere i propri sub-brand più autonomi dal punto di vista economico. Ogni marchio continuerà a condividere risorse come ricerca e sviluppo, produzione e acquisti, ma dovrà gestire e contabilizzare separatamente i propri costi. L'obiettivo è differenziare meglio i vari brand ed evitare che vengano proposti modelli troppo simili con marchi diversi.

Numeri e prospettive

L’obiettivo di BYD è, ovviamente, quello di continuare a crescere. Li ha ribadito che l'obiettivo di BYD per il 2026 resta 1,5 milioni di veicoli venduti all'estero (dopo i 790.000 già consegnati nel primo semestre e i 1,04 milioni del 2025). A giugno le vendite all’estero hanno raggiunto quota 175.349 unità, oltre il 43% del totale mensile del gruppo. Il mercato interno, invece, racconta invece una storia diversa. Nel primo semestre le vendite in Cina sono calate di quasi il 40% su base annua, schiacciate da una guerra dei prezzi che non accenna a placarsi. Nel medio-lungo periodo, ha spiegato Li, BYD punta a un equilibrio perfetto tra vendite interne ed estere. Un’affermazione che conferma quanto il mercato estero sia ormai fondamentale nella crescita di BYD.

Crescita che non si basa solamente sulla riorganizzazione dei marchi, ma che si affianca anche a un investimento infrastrutturale imponente. BYD prevede di costruire 6.000 stazioni di ricarica flash fuori dalla Cina entro marzo 2027. Di queste 3.000 in Europa, 2.000 nelle Americhe e 1.000 nell'area Asia-Pacifico. Sul fronte produttivo, BYD conferma di essere al lavoro sul secondo stabilimento europeo, pur senza aver ancora individuato e comunicato la scelta sul sito definitivo.

FONTE: Automotive World

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Daniele Di Geronimo
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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