Autore:
M. A. Corniche

MI FACCIO UN GIRO A Milano diluvia a secchiate, l'autunno ci dà dentro. Il mio piano di volo prevede di raggiungere Pietrasanta passando per la vecchia SS62 della Cisa e, il pomeriggio seguente, di tornare a Milano dopo una sosta a Maranello che vorrei raggiungere attraversando la Garfagnana e passando per il Passo Radici. Ora, voi che auto scegliereste per questo giro sotto un tiro incrociato di bombe d’acqua? Probabilmente una bella trazione integrale con gomme non troppo larghe, una altezza minima da terra rassicurante e un bel motore pacioso.

IL DUBBIO Guardo nel posteggio di MotorBox e sono indeciso: l’ottima Volkswagen Golf TGI a metano o l’inferocita Porsche 911 GT3, serie 991? Giocare facile non mi è mai piaciuto, voglio mettere alla prova la cavallina alettonata in condizioni opposte a quelle per cui è stata creata. Com’è stare tante ore al volante di un’auto pensata per la pista in condizioni meteo e stradali che sono l’esatto opposto della pista? La Porsche 911 GT3 tiene fede alla tradizionale filosofia Porsche di sportive perfette anche per il quotidiano?

LA CERTEZZA Esco dalla redazione e il martellare sul tetto e sul parabrezza della pioggia mi fa subito pentire della scelta. Ma perché non ho scelto la Golf TGI a metano, comoda, rassicurante, perfetta e supereconomica? La prima risposta arriva al primo semaforo: il suono del sei cilindri boxer al minimo è piacevolmente catarroso e le sue vibrazioni mi accarezzano la schiena. C’è vita lì dietro! E che vita!

TRE CORSIE Il motore si scalda e provo a premere sull’acceleratore ma con l’asfalto bagnato i quasi 9000 giri sono inarrivabili, la GT3 non ce la fa proprio a scaricare la sua rabbia sull’asfalto allagato. Ok, mi metto tranquillo e mi infilo sulla A1 con le mani belle salde in posizione 9 e un quarto sul volante per tenermi pronto a tenere testa a un eventuale acquaplaning. La 911 GT3 monta splendidi cerchi con bullone centrale, essenziali nel mostrare pinze freno grandi come mazze ferrate, pronte a stringere i suoi dischi carboceramici (optional).

OCCHI SULLA STRADA Questi magnifici cerchi da 20 pollici calzano pneumatici 245/35 all’anteriore e il culone della 911 GT3 fa quasi fatica a contenere i 305/30 posteriori. Larghe e rigide, perfette per la pista e altrettanto perfette per fare surf sul velo d’acqua. Non me ne ero mai accorto ma sulla A1, credo dalle parti di Fiorenzuola e Fidenza, c’è un tratto in cui l’asfalto non è drenante, ci entro a 130 e la 911 GT3 inizia a serpeggiare, controsterzo da una parte e dall’altra e un aiutino me lo danno le gomme e forse anche i controlli di stabilità, e la rimetto diritta. Tenete sempre le mani in posizione e anche gli occhi sulla strada, io mi ero distratto un attimo a guardare il computer di bordo…

E CISA (VECCHIA) SIA Esco a Fornovo e inizio l’avventura sulla vecchia SS62 della Cisa. Piove così forte che in alcuni tratti faccio fatica a vedere la strada e penso che da un momento all’altro il parabrezza si spacchi. Il tetto suona come una cassa armonica e la pioggia sembra grandine. Bella idea che ho avuto… Sui primi tornanti trovo anche il pullman di linea, ma dove la strada un poco si raddrizza e si asciuga metto alla frusta i 475 cavalli e il pulmann sembra molto più corto. Premo il pulsante sul tunnel per aprire lo scarico che fino a 3.500 giri suona normale e poi tuona. Così, se qualcuno sul pullman si era appisolato deve essersi svegliato pensando a un tuono molto forte quando l’ho superato. Il lampo bianco forse non è nemmeno riuscito a vederlo.

ANCORA ACQUA La strada è davvero un disastro per la 911 GT3 come per qualsiasi auto. Allagata, con fiumi che la attraversano e che trascinano anche qualche pietra, oltre a mucchi di foglie bagnate in mezzo alla strada. Procedo con un bel ritmo tranquillo, è meglio. I freni carboceramici, sul bagnato, non riescono a tenersi in temperatura e sembrano freni a bacchetta da bici, nell’efficacia e nel rumore. Una ragione in più per tenersi abbottonati col gas. Il sei cilindri boxer è cattivissimo sì, ma frulla regolare, sereno e generoso anche a 2.000 giri. La 911 GT3 ha una logica tutta sua per il cambio PDK, forse la migliore di tutte le 911, tendenzialmente sportiva nel tenere marce corte. Lo fa in maniera piacevolmente reattiva, non vi fa sembrare il nonno al volante che si dimentica di cambiare marcia. Con la paletta gli impongo la settima anche quando vorrebbe tenersi la quinta: visto che devo andare piano, almeno risparmio.

SEDILE TERAPEUTICO La 911 GT3 con cui affronto il trip monta i sedili sportivi in carbonio, due gusci senza regolazioni. Mi fasciano come un abito su misura senza imporsi, sono comodo ma sento la zona lombare indolenzita. Mi viene da dire piacevolmente indolenzita, mi sembra che l’indolenzimento che sento sia come quello del massaggiatore, mi sembra che il sedile mi stia correggendo una postura non corretta. In effetti, quando scendo la mia schiena sta alla grande.

DESTINAZIONE Arrivo a Pietrasanta un poco stanco, ma non credo sia colpa della 911 GT3. Sono partito di corsa, come al solito, mi sono fermato di corsa sulla Cisa a scattare qualche foto e sono arrivato di corsa. Se un poco di colpa posso farla ricadere sulla 911 GT3 è per il rumore che produceva la pioggia sul parabrezza e sul tetto, a volte quasi assordante.

FAMO CASINO Mi muovo per la seconda tappa verso Maranello nel primo pomeriggio del giorno seguente. Perché affrontare 250 chilometri di noiosissima autostrada quando posso svalicare gli Appennini attraverso il Passo Radici? Cento chilometri in meno e una vagonata di curve. Oggi, poi, non piove nemmeno. Non che la strada sia da prova speciale, piena di foglie ancora bagnate dal giorno prima, ma almeno posso godermi dei rumori buoni della 911 GT3. Il motore con il suo scarico perennemente in posizione famo-casino, innanzitutto. Da auto attenta all’ago della bilancia la GT3 è a dieta anche di antirombo e materiale fonoassorbente. Così nei passaruota posteriori rimbalza il brecciolino e produce quel meraviglioso ticchettio che mi fa tanto auto da corsa e mi fa sentire la strada.

PASSO RADICI La strada che attraversa il parco delle Alpi Apuane e mi porta al passo Radici è una bella strada in costa che si apre su una montagna di marmo aperta come un panettone da una cava. Il passo Radici mi emoziona meno della vecchia, cara Cisa. Ha tante curve, non ha il medesimo fascino. Ma ha tante curve, ahimè troppo scivolose, bagnate e coperte di foglie bagnate. Continuo a forzare tanto la settima, che è comunque una settima più corta, di potenza, rispetto alla settima di una normale 911.

GODURIA Oggi nel mio sedile su misura sto come un pascià, potrei starci un giorno intero. Pennello curve, ascolto sani rumori meccanici e non. Me la godo, insomma. Per la cena a Maranello devo affrontare una strada sterrata, nemmeno delle più battute. Un’altra bella prova per una 911 da pista come la GT3. Superata anche questa alla grande. In due giorni ho percorso 650 chilometri e l’aerodinamica bassa della GT3 non mi ha mai creato problemi, ha giusto strisciato appena soltanto sul passo carraio della redazione. Ottimo, non rischiate di rimanere incastrati sulla rampa dei box.

FUOCO! Torno verso Milano dopo cena. Ancora acqua in autostrada fino a Parma e poi la strada diventa asciutta. E il traffico diminuisce. Dopo un restringimento sempre con la solita settima inserita non controllo più il mio piede destro che affonda il pedale di colpo fino in fondo. Pensavate che la 911 GT3 stesse sonnecchiando? Errore, è sveglissima e attenta. Scala tre marce in un colpo solo e mi schiaccia nel sedile con violenza, quasi con rabbia. Il boxer che finora aveva sonnecchiato, volenti o nolenti entrambi, io e lui, urla come un pazzo e cambia ancora voce dopo gli 8000 giri, e ancora spinge. Dicono che si arrivi a 300 in un attimo, sempre con il boxer che spinge e urla senza perdere rabbia. Wow, sento che i capillari del mio cuoio capelluto sono tutti in fermento, un piacevole formicolio mi attraversa la base dei capelli e, anche se fossi stato a rischio colpo di sonno, ora ho adrenalina per arrivare sereno a Milano.

INDIMENTICABILE Di bestie cattive ne ho provate tante ma la cattiveria della 911 GT3 non posso dimenticarla. La stessa 911 turbo ha più cavalli ma non mi emoziona come la GT3, non ha la medesima rabbia, la stessa piacevole ignoranza. E la GT3 mi ha dimostrato in questa mission impossible che sa essere educata e stare al proprio posto in tutte le situazioni, che non sa essere una valida compagna soltanto tra i cordoli. Sì l’ala posteriore è vistosa (ma copre meravigliose bocche di ventilazione che ricordano la bocca di un nuotatore alla ricerca di ossigeno), il frontale è votato più alla respirazione che all’eleganza, ma la 911 GT3 per me è LA 911, con il 9 maiuscolo. Da pista e da usare tutti i giorni senza complessi. E, stando attenti, che significa concedersi i quasi 9000 giri quando vale la pena e godersi l’elasticità del boxer quando tirare non serve, sa anche consumare il giusto, tanto da poter ripercorrere tutto il mio trip con un pieno (o quasi).  


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