Autore:
Emanuele Colombo

UNA FACCENDA COMPLICATA “L'auto a guida autonoma c'è già, aspetta solo che le leggi le permettano di guidare”: quante volte l'abbiamo letto o sentito dire dai rappresentanti delle case automobilistiche? Moltissime, ma un seminario organizzato dal professor Carlo Rottenbacher dell'Università di Pavia puntualizza alcuni aspetti legali e sociali di una questione più aperta e complicata di quanto si pensi.

CAMBIARE IMPREPARATI Senza dubbio il codice della strada italiano andrà adeguato alle nuove esigenze, perché nel decreto n. 285/2002 la definizione stessa di veicolo è legata al fatto che sia un essere umano alla guida, dice l'avvocato Barbara Bottalico dello European Center for Law, Science and New Technologies. Negli Usa sono già stati attuati cambiamenti legislativi per favorire la sperimentazione, “ma non è pensabile prevedere in anticipo tutte le casistiche”, continua la Bottalico, che sottolinea come la giurisprudenza debba per forza seguire l'esperienza.

QUESTIONE DI RESPONSABILITÀ Insomma, da qualche parte dobbiamo cominciare, ben sapendo che con l'introduzione delle auto a guida autonoma i contenziosi aumenteranno e la giurisprudenza si farà poco a poco. Ma c'è di più. Se il guidatore in carne e ossa cede il volante all'automobile, in caso di incidente si passa dalla negligenza al difetto di fabbricazione: viene meno il principio di responsabilità individuale della persona per lasciare spazio alla responsabilità del produttore del veicolo. Che cosa implica tutto ciò?

CHI PAGA L'ASSICURAZIONE Già oggi ogni fabbricante stipula contratti assicurativi per tutelarsi contro le cause per difettosità del prodotto. Questi contratti, come è ovvio, hanno costi proporzionali al rischio. Nel caso le auto si accollino anche il rischio del conducente, ogni costruttore si espone a un numero di contenziosi potenzialmente più elevato. Non solo: mancando l'errore umano a definire chiaramente le responsabilità, un incidente tra veicoli automatici potrebbe indurre gli occupanti di entrambi i mezzi coinvolti a fare causa al costruttore, mentre oggi gli occupanti dell'auto in torto dovrebbero rivalersi sul proprio autista.

AUTO CONDIVISE PERCHÉ TROPPO CARE Risultato: con le auto a guida autonoma, i fabbricanti potrebbero doversi accollare costi assicurativi molto superiori agli attuali e potrebbero scaricarli sul prezzo dei prodotti, che così, almeno all'inizio, risultebbero ben più cari degli attuali. Un quadro che rafforza l'idea di una mobilità del futuro automatica e condivisa: non solo per razionalizzare il traffico sulle strade, ma anche perché si teme che le auto a guida autonoma saranno semplicemente troppo care per il cliente medio. A tutto vantaggio del car sharing.

UNA SPERANZA, NON UNA GARANZIA Un altro aspetto sottolineato dall'avvocato Bottalico è che nei confronti della guida autonoma le aspettative sono altissime. Il Segretario dei Trasporti americano ha prospettato una riduzione degli incidenti mortali dell'ottanta per cento dovuta all'eliminazione dell'errore umano, ma un confronto statistico per sapere come stanno veramente le cose potremo farlo solo dopo l'introduzione su larga scala della nuova tecnologia: cioè dopo il verificarsi di eventuali problemi.

LA QUESTIONE MORALE Ancora più problematico è decidere come debba comportarsi un'auto a guida autonoma davanti a situazioni critiche. Nei mesi scorsi il Massachussets Institute of Technology americano ha portato avanti un progetto di ricerca social chiamato Moral Machine, che attraverso un sito pubblico ha proposto a chiunque volesse partecipare un sondaggio con migliaia di possibili situazioni. Con un meccanismo di risposte obbligate si cerca di capire, se un impatto fosse inevitabile, chi dovrebbe tutelare con le sue manovre l'auto a guida autonoma: scegliendo tra i suoi occupanti, i pedoni o i passeggeri di altri veicoli coinvolti.

A CORTO DI OPZIONI Di base, sapendo che tutto ciò dovrebbe essere risolto con delle precise istruzioni software, sembra impossibile definire a priori linee guida ottimali per tutte le casistiche del mondo reale. Non solo: le situazioni proposte offrono scelte limitatissime e non lasciano spazio a strategie alternative per minimizzare i danni complessivi, che un essere umano potrebbe decidere istintivamente in caso di emergenza. Forse, prima di cedere il volante, dovremmo pretendere che a prenderne il controllo fosse una vera intelligenza artificiale, ben più evoluta dei software attuali.

SCENARI AGGHIACCIANTI Tanto più che, di fatto, il test della Moral Machine si limita a cercare di capire chi, per l'opinione pubblica, sia sacrificabile in caso di incidente, tenendo conto non solo della dinamica, ma anche dell'identità delle persone coinvolte. Avete capito bene: ci chiedono di scegliere le vittime, discriminando in base all'età, al sesso, alla professione o alla razza. E guai a pensare che tanto questo è solo un gioco, perché con esso potremmo finire per dare indicazioni ai robot su chi possono uccidere nella realtà.


TAGS: tecnologia legge codice della strada sperimentazione guida autonoma trasporti mobilità sostenibile moral machine auto robot università di pavia