Autore:
Emanuele Colombo

PARTIAMO DAL PREZZO Disponibile nella classica livrea arancione KTM o tutta nera, anche in due versioni depotenziate per i titolari di patenti A e A1, la nuova 790 Duke è arrivata sul mercato a un prezzo che parte da 9.150 euro per le versioni depotenziate e 9.550 euro per quella standard del nostro test. Ecco pregi e difetti della nuova streetfighter emersi nella prova su strada.

QUANTI CAVALLI HA Dall'essere una delle moto più ammirate di EICMA 2017 al diventare una delle più attese del 2018 il passo è stato breve, anche perché la nuova KTM 790 Duke, introduce novità importanti nella gamma del costruttore austriaco. Infatti abbandona i freni Brembo per montare un impianto fatto in casa e lancia l'inedito motore bicilindrico compatto LC8c da 799 cc, 105 CV e 87 Nm di coppia.

EREDITÀ PESANTE Comincio col guardarla da lontano e, lo dico subito, la curiosità è tanta. Anche perché sono sempre stato attratto dal design spigoloso, sfrontato e anticonformista delle moto di Mattighofen. E poi subisco il fascino del marchio KTM: è tra i più titolati nelle competizioni fuoristrada fin dagli anni Settanta e rappresenta il mio sogno irrealizzato di quattordicenne. Riuscirò a essere obiettivo?

COM'È FATTA Le plastiche disegnano linee aggressive e futuristiche: la Duke farebbe bella figura in un film di fantascienza di Luc Besson. E non è tutta plastica, visto che il telaietto posteriore non è rivestito, ma un pressofuso di alluminio in bella vista. Anche il forcellone in alluminio è pressofuso e ha una lunghezza fuori dal comune per contrastare l'impennamento, migliorare la trazione e dare equilibrio a una ciclistica dalle quote compatte.

IN SELLA Una volta in sella trovo una posizione quasi da supermotard, con il manubrio ravvicinato, le pedane basse e arretrate e una leva del cambio molto piccola, per risultare più protetta in caso di caduta. Metto in moto e il sound pieno e borbottante del bicilindrico mi gasa a mille. Peccato che sulla moto in prova non sia installato lo scarico Akrapovic opzionale (circa 800 euro), che certamente saprebbe alzare ancora di più l'asticella.

GRAN POTENZIALE Frizione – morbida – tirata a fondo, innesto la prima che entra con uno scatto deciso: si parte! In modalità Road la manetta ha un attacco relativamente dolce, privo di effetto on-off, ma una spinta taurina è lì che mi aspetta. Basta aprire un po' di più per capire che di cattiveria, qui sotto, ce n'è tanta. Bisogna solo liberarla.

ELETTRONICA AL TOP Già, perché qui sotto c'è anche un'elettronica che segna il nuovo riferimento nel settore delle naked e streetfighter di media cilindrata. C'è l'ABS con funzione cornering, che regola la frenata anche a moto inclinata, e persino il launch control: una vera rarità nel segmento. E tra i 4 riding mode trovo quello Track, personalizzabile, che mi permette di calibrare finemente le regolazioni del motore e dei vari controlli, fino a spegnere il controllo anti-impennamento e disattivare l'ABS sul solo freno posteriore, per consentire ingressi in curva in spazzolata.

OTTIMO IL QUICKSHIFTER I primi chilometri, comunque, mi concentro su altri aspetti e, per cominciare, apprezzo il cambio con quickshifter, che agisce sia in salita di rapporto sia in scalata: ottimo, senza dubbio, visto che gli innesti sono sempre sicuri ed efficaci. Persino quando passo al rapporto superiore a gas chiuso o scalo marcia: due manovre che la maggior parte degli altri quickshifter non gradiscono.

COME SI GUIDA Nonostante il peso sia di appena 169 kg, la guida è equilibrata: specie sul veloce, dove la sensazione di stabilità e il rigore in traiettoria sono molto elevati. Solo sui fondi irregolari il feeling non è perfetto. La Duke è però una moto da guidare molto più con le pedane che col manubrio, perché indirizzarla troppo di braccia fa emergere un lato nervoso della ciclistica, che altrimenti non si nota. Specie a bassa velocità. Buono il lavoro dei freni.

GIOCANDO CON LE REGOLAZIONI Comincio a giocherellare con le impostazioni scoprendo menu intuitivi e facili da gestire con i comandi al manubrio. Personalizzare questa KTM è reso ancora più piacevole dal bel quadro strumenti TFT, dall'ottima leggibilità e dalle grafiche molto pulite. Solo qualche opzione risulta un po' più macchinosa, come la modalità Track che non si disattiva scegliendo un altro riding mode: va proprio spenta con un'apposita voce nel menu.

ALL'ATTACCO! Siccome voglio davvero vedere di che cosa è capace la 790 Duke scelgo i settaggi più estremi e ne ottengo una moto reattiva ed emozionante. Ho però qualche riserva sulla massima sensibilità dell'acceleratore, che fa emergere un certo effetto on-off: forse, tutto sommato, per andare all'attacco dei tracciati tortuosi paga di più un livello intermedio, che certo risulta consigliabile per l'uso stradale. I consumi? Mi hanno sbalordito: andando a passeggio il computer di bordo ha calcolato una media di 3,8 l/100 km. Pochissimo!

ACCESSORI TRADIZIONALI E visto che i prezzi ve li ho spoilerati all'inizio non resta che parlare degli accessori, il cui listino è davvero ricco. Tra i tanti, oltre agli immancabili kit di valigie, spiccano i dischi freno a margherita, i cupolini bianco e fumé, componenti speciali in carbonio o macchinate dal pieno e protezioni varie.

OPTIONAL HI-TECH Non mancano dotazioni più hi-tech come sensori di pressione per le gomme, manopole riscaldate e kit per montare la presa USB; supporti per ospitare gli smartphone a centro plancia alle le staffe per il montaggio del GPS. Oltre al KTM My Ride per collegare via Bluetooth la moto allo smartphone e comandare quest'ultimo coi tasti al manubrio.

GLI IRRINUNCIABILI Alla fine, però, i due optional che mi sembrano più golosi sono lo scarico Akrapovic che ho già citato prima e le selle più imbottite: quella di serie, infatti, è un po' duretta. E se sottolineo pure questo peccato veniale vuol proprio dire che il rischio di non essere obiettivo, parlando di KTM, l'ho scampato.

 

ABBIGLIAMENTO

CASCO LS2 FF397 VECTOR CARBON SOLID CARBON Ai vertici della gamma Sport Gt, il casco LS2 Vector Carbon è indirizzato a chi fa della moto un utilizzo a metà strada tra il turistico e lo sportivo. Realizzato in fibra di carbonio, con calotta in tre misure differenziate per le varie taglie, è leggero (1.300 g) e ha l'utilissimo sistema anti-appannamento Pinlock di serie, così come il visierino parasole estraibile tramite un cursore facile da azionare anche con i guanti. Stabili le regolazioni per le prese d'aria e gli estrattori e l'imbottitura piuttosto chiusa attorno alla bocca garantisce stabilità alle alte velocità. Predisposto per il sistema Bluetooth (non incluso) ha però spazi risicati per i padiglioni: chi ha le orecchie molto grandi è avvisato.

GIACCA DAINESE SUPER RIDER D-DRY JACKET Ispirata alle giacche più sportive, la Dainese Super Rider D-Dry ha aggressive protezioni sulle spalle, rinforzate con placche di alluminio, robuste protezioni per gomiti e avambracci e una gobba aerodinamica integrata sul dorso. Ampi gli inserti in pelle bovina, ma sono suprattutto il tessuto Mugello bi-elastico e gli ampi inserti in Mesh a caratterizzarla, visto che nei mesi caldi la sua struttura a rete garantisce una ventilazione eccezionale e una vestibilità perfetta. Internamente ci sono due tasche molto ampie, la predisposizione per il paraschiena e una fodera impermeabile D-Dry removibile, che la rende più versatile (ma sempre poco indicata con la pioggia).

GUANTI DAINESE 4 STROKE EVO È un guanto corto dallo spiccato carattere sportivo. Comodo da indossare, ha però una struttura un po' rigida e richiede un po' di rodaggio per ammorbidirsi a dovere. A dispetto del look non è un guanto particolarmente caldo, quindi si porta volentieri nelle stagioni temperate. Ha inserti compositi in acciaio inox e TPR su nocche e dorso per un look tecnico ed aggressivo, e il mignolo è rinforzato, con inserti in resina termoplastica sulle giunture delle dita. Rispetto alla versione precedente anche il grip del palmo è maggiore così come la resistenza all’usura.

PANTALONI TUCANO URBANO GINS Hanno tasche per le protezioni su ginocchia e anca ma anche senza di esse fanno sentire protetti grazie al maggior spessore del tessuto in queste aree critiche. Eppure risultano comodi e non rigidi e le cuciture aggiuntive per le tasche di cui sopra non si sentono. Sono fatti in denim di cotone con trattamento idrorepellente, non di meno non fanno sudare e anzi danno sempre una piacevole sensazione di traspirazione. Le bandelle ad alta visibilità? Ci sono ma non danno nell'occhio: una buona notizia per chi non ama indossare capi dal look troppo tecnico.

STIVALI DAINESE TORQUE D1 OUT Realizzati in microfibra, gli stivali racing Torque D1 Out di Dainese hanno la scarpetta interna con coulisse, slider in magnesio e rinforzi per malleolo, tibia e selettore del cambio. La calzata è morbida e comodissima e la mobilità garantita alla caviglia è davvero ottimale. Indossati spiccano per la leggerezza e la buona traspirabilità: che è anche il loro unico difetto, visto che non sono impermeabili. Il gambale si chiude con una cerniera e un comodo sistema a velcro permette di allargare o stringere l'imboccatura a piacimento. Il sistema D-Axial aumenta la protezione in caso di torsione.


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