UNA NAKED ECCEZIONALE Per aiutarvi a capire meglio il peso di certe opinioni preferisco dichiararlo subito: le naked, in genere, non mi fanno impazzire. Colpa della posizione di guida, che rispetto alle superbike riduce il feeling con l'anteriore a vantaggio di un comfort comunque sacrificato. E delle sovrastrutture: spesso ingombranti senza essere protettive. La prova della Triumph Street Triple RS mi ha rivelato una clamorosa eccezione.

COMPATTISSIMA Fin dal primo colpo d'occhio l'inglesina è una moto che stupisce: con un girovita strettissimo, un interasse di 1.410 mm e un peso di appena 166 kg è eccezionalmente atletica e compatta, per una settemmezzo. Un appassionato delle moto d'antan che ho incontrato davanti alla mia enoteca preferita l'ha addirittura scambiata per una 350! La cura progettuale, poi, è fuori dal comune, con una meccanica ordinatissima e finiture di alto livello.

SENTI COME CANTA! Il motore è uno dei fiori all'occhiello della Triumph. Intanto gira benissimo, con una regolarità da meccanica fine. Al minimo emette un debole squittio da plurifrazionato, ma basta accelerare per trasformarlo in un autentico strumento musicale. Sembra un sassofono con la raucedine e ha la capacità di cambiare tonalità all'istante per ogni minima apertura del gas, con sonorità grintose, esaltanti. Perfino epiche. La scheda tecnica recita 3 cilindri, 765 cc, 123 CV e 77 Nm di coppia, che come vedremo, nella pratica, fanno una gran bella figura. Ma andiamo con ordine.

IN SELLA In sella trovo una posizione leggermente più carica sui polsi, rispetto alla media delle naked, una sella poco imbottita – quasi da supersportiva – e specchi che offrono una visuale perfetta delle retrovie. I comandi sono chiari e intuitivi, con due pulsanti dedicati per attivare il menu dei riding mode e quello delle impostazioni veicolo. Un mini joystick sul blocchetto elettrico di sinistra agevola le operazioni: ben guidate dai menu sullo schermo TFT da 5 pollici, che ha una leggibilità perfetta ed è pure regolabile nell'inclinazione.

VOGLIA DI PIEGARE In partenza scopro uno stacco frizione brevissimo e un po' difficile da modulare. I primi chilometri, poi, accuso l'assetto molto sportivo, a cui comunque mi abituerò presto. Assetto che, con l'aiuto dei Pirelli Diablo Supercorsa SP di primo equipaggiamento, trasmette un senso di sicurezza esemplare. La maneggevolezza è tanta, ma sono soprattutto la linearità e la progressività nella discesa in piega, unite a una solidità granitica in appoggio, che rendono la Speed Triple RS una moto davvero speciale, comunicativa ed esaltante.

IL QUICKSHIFTER Sempre molto reattiva, ha comandi davvero ben calibrati. Il gas si dosa a meraviglia ed è sempre precisissimo con qualunque settaggio dei riding mode. I freni sono eccellenti per potenza e feeling e il cambio si comporta egregiamente. Anche il quickshifter, che agisce solo nel passaggio al rapporto superiore e che in una prova precedente non aveva convinto appieno, nel nostro esemplare ha sempre funzionato benone, dimostrando un rendimento costante nelle varie condizioni d'uso.

A PATTI CON L'ELETTRONICA Tutti i riding mode forniscono la massima potenza, ma cambiano la risposta della manetta e le soglie di intervento di ABS e controllo di trazione. Nessuno dei quattro programmi preimpostati delude, ma in questa Triumph vedo un animo teppista che merita, per così dire, maggiore libertà di espressione. Il sistema anti-impennamento associato al controllo di trazione rappresenta una sorta di coitus interruptus: per fortuna il quinto dei riding mode disponibili, quello personalizzabile, mi consente di spegnerlo.

I CONSUMI Laddove consentito, i monoruota con la Triumph sono una vera goduria, con il quickshifter che agevola i passaggi di marcia in progressione. Ma anche nella guida normale, nel pieno rispetto delle regole e del senso civico, la RS emoziona per una manovrabilità e una comunicativa da riferimento. In autostrada la mancanza del cupolino non disturba più di tanto e i consumi si aggirano tra i 5,7 e i 5,8 l/100 km ai 130 km/h consentiti dal codice. Circa 6 litri per 100 km li ho misurati nel misto, con un uso giudizioso della manetta. Nel casa-ufficio cittadino, con il traffico dell'ora di punta, la mia media calcolata dal computer di bordo è stata di 7,3 l/100 km.

VERSIONI E PREZZI Capitolo costi: la Triumph Street Triple RS è disponibile grigia o nera a 11.700 euro con una dotazione di tutto rispetto, che comprende forcella Showa Big Piston da 41 mm e mono Öhlins STX40 completamente regolabili e pinze Brembo M50 monoblocco. Si spende meno con la versione R, che a 10.300 euro propone comunque un pacchetto molto interessante. Mono posteriore e pinze freno sono infatti appena meno raffinati; la potenza è ridotta a 118 CV; le gomme sono meno sportive (Pirelli Diablo Rosso Corsa) e le mancano il quickshifter e il riding mode Track per l'uso in pista.

LA TERZA VIA Della Street Triple esiste anche la versione S, che però è proprio tutta un'altra moto, con diverse geometrie per l'avantreno (l'angolo del cannotto di sterzo è maggiore, così come l'avancorsa), pinze freno a due pistoncini invece che quattro e tante altre semplificazioni piuttosto radicali. I prezzi però, in questo caso, partono da 9.000 euro. Per tutte le versioni la lista degli accessori conta una sessantina di proposte, comprese le manopole riscaldate per chi in moto ci va tutto l'anno.

IN QUESTO SERVIZIO

CASCO CABERG DRIFT CARBON Il design è molto aggressivo, degno di un prodotto racing, ma l'integrale Caberg Drift Carbon è pensato per l'uso turistico sportivo e lo si capisce dal visierino parasole antigraffio integrato. Le prese d’aria sono tre, dai meccanismi di regolazione particolarmente stabili, mentre la visiera trasparente è di tipo Pinlock Max Vision e resiste molto bene all'appannamento. La calzata è confortevole, amche grazie al sistema di chiusiìura a doppio anello, e indossato il Carbon dà una piacevole sensazione di leggerezza, pesando appena 1.290 g. Comoda poi l'apertura della visiera anche indossando guanti pesanti, grazie agli ampi risalti laterali – ambidestri – dal profilo aerodinamico.

GIACCA DAINESE SUPER RIDER D-DRY JACKET Ispirata alle giacche più sportive, la Dainese Super Rider D-Dry ha aggressive protezioni sulle spalle, rinforzate con placche di alluminio, robuste protezioni per gomiti e avambracci e una gobba aerodinamica integrata sul dorso. Ampi gli inserti in pelle bovina, ma sono suprattutto il tessuto Mugello bi-elastico e gli ampi inserti in Mesh a caratterizzarla, visto che nei mesi caldi la sua struttura a rete garantisce una ventilazione eccezionale e una vestibilità perfetta. Internamente ci sono due tasche molto ampie, la predisposizione per il paraschiena e una fodera impermeabile D-Dry removibile, che la rende più versatile (ma sempre poco indicata con la pioggia).

GUANTI DAINESE 4 STROKE EVO È un guanto corto dallo spiccato carattere sportivo. Comodo da indossare, ha però una struttura un po' rigida e richiede un po' di rodaggio per ammorbidirsi a dovere. A dispetto del look non è un guanto particolarmente caldo, quindi si porta volentieri nelle stagioni temperate. Ha inserti compositi in acciaio inox e TPR su nocche e dorso per un look tecnico ed aggressivo, e il mignolo è rinforzato, con inserti in resina termoplastica sulle giunture delle dita. Il senso di protezione che regalano è davvero elevato: all'altezza dei guanti da pista. Rispetto alla versione precedente anche il grip del palmo è maggiore così come la resistenza all’usura.

PANTALONI TUCANO URBANO GINS Hanno tasche per le protezioni su ginocchia e anca ma anche senza di esse fanno sentire protetti grazie al maggior spessore del tessuto in queste aree critiche. Eppure risultano comodi e non rigidi e le cuciture aggiuntive per le tasche di cui sopra non si sentono. E la sensazione di libertà non viene meno neppure con le protezioni! Sono fatti in denim di cotone con trattamento idrorepellente, non di meno non fanno sudare e anzi danno sempre una piacevole sensazione di traspirazione. Le bandelle ad alta visibilità? Ci sono ma non danno nell'occhio: una buona notizia per chi non ama indossare capi dal look troppo tecnico.

SCARPE STYLMARTIN MARSHALL Le nuove Marshall di Stylmartin sono scarpe strutturate, vale a dire che la tomaia, in pelle idrorepellente color tortora, il sottopiede, anatomico e traspirante e la suola in gomma sono fissati insieme all’interno di una forma, per garantire il miglior sostegno possibile del piede. Hanno una calzata comoda e trasmettono un gran senso di protezione alla caviglia, pur lasciando una libertà di movimento paragonabile alle sneaker basse. A confermare la loro qualifica di capo tecnico ci pensano, invece, la fodera impermeabile interna, le protezioni sui malleoli e il paracambio.


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