Se pensavi che le guerre di religione automobilistiche fossero un'esclusiva dei fan Porsche o degli ortodossi del motore termico, preparati a ricrederti. Nel mondo dei mezzi agricoli, dove l'olio motore si mescola al fango e alla terra battuta, la passione sa essere persino più viscerale. E quando osi mettere le mani su un'icona sacra come il John Deere 4020, il rischio di scatenare un'autentica shitstorm digitale è praticamente una certezza.

L'incontro tra Chip Foose e la terra battuta
La storia comincia intorno al 2010. Chip Foose, uno dei nomi più celebri nel panorama delle Hot Rod americane e volto del famoso programma TV Overhaulin’, decide di concedersi una digressione decisamente insolita. Archiviate le puntate dello show che lo aveva reso celebre per le sue rielaborazioni estreme — come la Hemisfear da cui nacque poi la Plymouth Prowler —, Foose stringe una collaborazione con John Deere per una campagna promozionale denominata Big Buck Sales Event.
L'idea alla base del progetto è di quelle ambiziose: prendere un John Deere 4020 del 1970, vero e proprio pilastro del lavoro nei campi d'oltreoceano, e rivederlo in chiave racing. Foose nota infatti una certa parentela stilistica tra le forme del trattore e quelle delle vecchie auto da corsa che sfrecciavano sugli ovali in terra battuta negli anni '50 e '60.
Nasce così un restomod unico nel suo genere: cofano allungato che si impenna verso la seduta, imponenti scarichi laterali a vista e una coda filante a goccia con il numero di modello dipinto a mano. Un pezzo unico che ha girato in lungo e in largo gli Stati Uniti prima di trovare dimora fissa negli archivi storici della casa a East Moline, nell'Illinois.
La rabbia dei puristi dell'aratro
Finché la storia resta nei confini dell'iniziativa di marketing, sembra tutto perfetto. Il problema sorge quando il veicolo incrocia il giudizio del pubblico. Se pensi che i puristi di Zuffenhausen siano intransigenti di fronte a una carrozzeria modificata, non hai mai visitato i forum dedicati ai mezzi agricoli dei primi anni 2010. La reazione degli appassionati John Deere è stata a dir poco furibonda: dissacrare il leggendario 4020 è stato visto come un vero e proprio affronto alla tradizione.
A riportare tutti coi piedi per terra ci ha pensato Chris Boyens, responsabile PR della sezione Heritage di John Deere, in un'intervista sul canale YouTube Tractor Zoom. Con molta concretezza, Boyens ha ricordato un dettaglio non da poco: tra il 1968 e il 1972, la casa americana ha prodotto una quantità enorme di John Deere 4020.
Non stiamo parlando di un rarissimo pezzo unico sacrificato sull'altare del tuning, ma di un modello diffusissimo. Inoltre, ogni singola modifica apportata da Foose è totalmente reversibile: se domani a East Moline decidessero di smontare le pance e rimontare l'allestimento originale da lavoro, potrebbero farlo in poche ore di officina.
Invidia da garage climatizzato?
E allora da dove nasce tanta rabbia? La spiegazione potrebbe essere più psicologica che tecnica. In un'epoca in cui i trattori moderni sono infarciti di elettronica e diventano sempre più difficili da riparare in autonomia, vedere un grande classico sottratto ai campi per diventare un oggetto da esposizione ha fatto storcere il naso a chi con la terra ci lavora tutti i giorni.
Comunque la si pensi, la creatura di Chip Foose resta un esperimento irriverente e affascinante. Un promemoria del fatto che, in fin dei conti, la febbre per i motori non fa troppe distinzioni tra l'asfalto di una pista e il solco di un aratro. E a ben guardare, il restomod del John Deer 4020 è una fasta per gli occhi, con le cromature e i dettagli artigianali tutti da scoprire.
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Giornalista dal ’97, nella sua carriera Emanuele si è occupato di motori a 360 gradi, svolgendo anche il ruolo di tecnico e pilota collaudatore per Maserati e Alfa Romeo. Di MotorBox è l’anziano, il riferimento per tutti e non solo mentre siede alla scrivania: se un collega sta poltrendo, se ne accorge anche mentre è impegnato in una prova in pista a centinaia di chilometri. Ama le auto ma adora le moto, e in fatto di tecnologia è sempre un passo avanti. Proprio come a tavola: quantità e qualità.




