Autore:
Marco Congiu

IL RICORDO Muore giovane chi è caro agli Dei. E gli dei devono prediligere il mese di maggio, quando si parla di Formula 1 e di eroi. Si, perché, in nemmeno 10 giorni dall’inizio di questo mese, bisogna parlare di un’altra ricorrenza dopo quelle di Ayrton Senna e di Gilles Villeneuve. Il 10 maggio 1967, dopo l’incidente di cui rimase vittima tre giorni prima, ci lasciva Lorenzo Bandini.

L’ERA DEGLI EROI Quella di Bandini è una storia fatta di sofferenza, di difficoltà, di lotte, di voglia di affermarsi e di successi. Nato in Libia ai tempi del ventennio, perde giovanissimo il padre durante la guerra civile che imperversò in Italia dopo l’armistizio del 1943. Trasferitosi a Milano, debutta nel mondo delle competizioni con una gara in salita, la Castell’Arquato-Vernasca, al volante di una Fiat 1100. Il talento c’è, è cristallino, di quelli che capitano poche volte in una generazione. Bandini di strada ne fa tanta: brucia le tappe e arriva in Formula 1 nemmeno cinque anni dopo quella gara in salita. Nel Gran Premio d’Italia del 1961, funestato dal tragico incidente che costa la vita al pilota Ferrari Wolfgang von Trips e 13 spettatori, chiude ottavo sotto la bandiera a scacchi, suo miglior risultato sino a quel momento.

IL MOMENTO DEI TRIONFI La Ferrari si accorge di questo italiani di belle speranze, e lo mette sotto contratto. Nel 1963 si aggiudica la 24 Ore di Le Mans in coppia con Ludovico Scarfiotti su Ferrari 250 P, mentre l’anno dopo coglie il trionfo al GP d’Austria di Formula 1 con la Ferrari Dino 156 Aero F1. Nel 1965 vince la Targa Florio con Nino Vaccarella. Il 1967 si apre nel migliore dei modi: su Ferrari 330 P4, in coppia con Chris Amon, Bandini vince sia la 24 Ore di Daytona che la 1000 km di Monza. Sarebbe andata diversamente.

L’INCIDENTE DI MONACO È il 7 maggio. Bandini è partito dalla prima fila, al volante della Ferrari 312 F1. La giornata è massacrante: mantenere la concentrazione elevatissima nelle strette strade del Principato di Monaco per 100 giri è una delle esperienze più snervanti alle quali erano sottoposti i piloti in quegli anni. Bandini è stanco: leggenda narra che, negli ultimi giri, passasse con la testa ciondolante sul breve rettifilo dei box, segno che era allo stremo delle forze. Un calo della concentrazione, un problema alla sua monoposto… non lo sapremo mai. Quello che è certo è che la Ferrari di Bandini sbanda e colpisce con violenza una bitta del porto, prendendo fuoco. Il rogo che si scatena è terrificante. Il pilota è prontamente soccorso, ma riporta ustioni su oltre il 90% del corpo. Con la scomparsa di Lorenzo Bandini, si vuole ricordare un uomo che, con tanti sacrifici, rinunce, con il duro lavoro – e una buona dose di talento – era arrivato nell’Olimpo del motorsport. Un Olimpo da dove adesso guarda tutti dall’alto. 


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