Autore:
Marco Congiu
TERRA ROSSA Dopo tre edizioni in cui a fare la voce grossa nel GP di Russia di Formula 1 ci avevano pensato le Frecce d'Argento, stavolta a Sochi la musica è stata diversa. Verissimo, il risultto finale non è cambiato - la vittoria di Valtteri Bottas consente alla Mercedes di calare un sonoro poker sul Mar Nero - ma la Ferrari ha dimostrato eccome di saperci fare. 
 
QUALIFICA, CHE DOMINIO Cominciamo con le qualifiche del sabato. Qui le Ferrari hanno brillato come non facevano dal lontano 2008: pole posiion di Sebastian Vettel seguito a ruota da Kimi Raikkonen, finalmente in palla, e prima fila monopolizzata Terzo incomodo Bottas su Mercedes, mentre ancor più attardato Lewis Hamilton, quarto a sei decimi dalla SF70-H di Vettel. Ma la gara è andata diversamente...
 
PRONTI, VIA: CHE BOTTAS! Chi vedeva in Valtteri Bottas il mite e tranquillo scudiero di Lewis Hamilton in Mercedes, rassegnato ai galloni di seconda guida, si è dovuto presto ricredere. Il finlandese ex Williams, pronti-via, ha scavalcato con estrema facilità e decisione le Ferrari di Vettel e Raikkonen, involandosi in maniera convinta verso la sua prima vittoria in carriera. Cosa vuol dire questo? Che le Ferrari hanno ancora da migliorarsi sul passo-gara? Non necessariamente. Lo stesso Vettel, al termine del Gran Premio, è apparso ai microfoni di mezzo mondo bello convinto dei propri mezzi, con un sorriso ugualmente convinto nonostante l'amaro che lascia in bocca un secondo posto. Il quattro volte campione del mondo ex Red Bull, poi, si è rammaricato per non essere stato più deciso allo spegnimento dei semafori nel chiudere la porta all'arrembante Bottas, che avrebbe avuto così vita facile nel primo tratto della pista. Ma con i se e con i ma non si va danessuna parte, e soprattutto non si riscrive la storia. 
 
PERCHÈ GIOIRE, ALLORA? Semplice: la Ferrari sembra aver azzeccato davvero la macchina, in questo 2017. Verossimo, la SF-70H ha già regalato soddisfazioni ai tifosi del Cavallino Rampante, e se a Maranello dovessero continuare nel verso giusto per quanto riguarda lo sviluppo della monoposto, la lotta con la Mercedes potrebbe portare a recuperare un titolo che alla Rossa manca da 10 anni tondi tondi. Vetel sembra carico come nemmeno nelle prime uscite test sulla F138 che fu di Alonso, mentre Raikkonen - al netto di un avvio di stagione da Raikkonen - è apparso almeno in Russia consapevole dei propri mezzi. Un buon viatico per l'avvio della stagione europea.
 
OCCHIO ALLE RIMONTE Quanto avvenuto al GP di Sochi, però, deve lanciare un piccolo campanello d'allarme. Perché? Presto detto. Vi ricordate il 2010 ed il 2012, con i titoli mondiali persi per pochi punti? Tutti ricordano le ultime gare, ma io voglio soffermarmi su quanto avvenuto - in entrambe le stagioni - al GP del Canada, con un errore strategico del team che, a conti fatti, costò la duplice corona a Fernando Alonso. Se Vettel - o Raikkonen - dovesse dimostrarsi ancora morigerato alla partenza, il rischio di perdere 7 punti alla volta dai rivali è più che concreto. Punti che, in ottica campionato, possono pesare come macigni, anche se adesso il pilota tedesco guarda tutti dall'alto della classifica iridata. 
 
E PER IL FUTURO? Stiamo vivendo una stagione quantomai combattuta dopo anni di "monomarca" Mercedes. Dal GP d'Australia, passando per Shanghai, Sakhir e Sochi, abbiamo visto già tre vincitori, con Vettel capace di artigliare due successi - in Australia e in Bahrain - e con la Mercedes a rispondergli per bocca di Bottas e Hamilton. Se il buongiorno si vede dal mattino, ci aspetta un campionato del mondo davvero entusiasmante.

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