Formula 1: ecco come si allenano i piloti Red Bull
formula 1 2017

Formula 1: ecco come si allenano i piloti Red Bull


Avatar di Marco Congiu , il 04/09/17

4 anni fa - Chi pensa che guidare una Formula 1 sia facile, dovrebbe allenarsi così

Addominali, pesi, esercizi di coordinazione e miglioramento dei riflessi. Questo e molto altro è la base dell'allenamento in F1

MA CHE CI VUOLE?! Alzi la mano chi crede che il motorsport e la Formula 1 non siano dei veri sport solamente perché "si deve solo guidare". Dai, non fate i timidi, vi vedo... Bene, sappiate che sarà il caso di pentirvi amaramente e velocemente. Il perché è presto detto: mi sono sottoposto ai medesimi esercizi fisici di un pilota di Formula 1. Un'esperienza straordinaria. E straordinariamente sfiancante.
 
TU, CHE MI SEMBRI BEN PIAZZATO Energy to perform. È questo il nome dell'evento che, organizzato da Red Bull Racing, Mobil 1 e Esso, mi ha visto infilarmi maglietta, pantaloncini e scarpe da ginnastica per sottopormi allo stesso tipo di allenamento di Daniel Ricciardo e Max Verstappen. Devo però farvi una raccomandazione: quanto descritto qui sotto è stato svolto in presenza di un team di esperti, di personal trainer e, soprattutto, di personale sanitario pronto ad ogni evenienza. Se voleste provare a rifarlo a casa, onori e oneri stanno a voi. Detto questo, sotto a chi tocca!
 
PRENDI UN PO' QUEI PESI Il corpo di un pilota di Formula 1 è una parte intengrante dell'auto, fondamentale tanto quanto la power unit - chiedete, ad esempio ad Alonso e Vandoorne - o le gomme, ma sul quale si può lavorare tranquillamente praticamente senza vincoli di regolamento. Il primo dell'era moderna a capire che per migliorare le proprie performance in pista occorreva lavorare a fondo su sé stessi è stato Ayrton Senna, affidatosi alle cure del leggendario Nuno Cobra. In tempi più recenti, è stato Michael Schumacher a girare il mondo accompagnato dagli attrezzi Techno-gym, mentre oggi è divenuta la normalità vedere i piloti impegnati in tutti gli esercizi fisici necessari ad incrementare la loro resistenza. E noi, che siam tutto fuorché piloti di Formula 1, ci siamo cimentati in questi esercizi sotto l'attenta supervisione del Professor Greg White, autorità mondiale in questo settore oltre che preparatore atletico dei piloti Red Bull. Al mattino, le sfide che mi attendevano erano difficili ma non impossibili: una prova di riflessi per misurare in quanto tempo fossi in grado di staccare la frizione allo spegnimento dei semafori di un gran premio, un'altra prova di velocità di reazione in cui dovevo toccare delle fotocellule su una parete e per finire un bel giro di pista a bordo di un accurato simulatore di una monoposto di F1. Divertente - avrei voluto scrivere "una figata stratosferica", ma non si può - e coinvolgente, si è trattata di un'esperienza in grado di metterti alla prova con te stesso, per sfidarti a migliorarti sempre e comunque. Ma il bello doveva ancora venire...
 
NON BEVETE SE NON È DAVVERO NECESSARIO Prima di iniziare la serie di esercizi del pomeriggio, la bilancia mi attendeva. Questo per farmi capire che, durante un GP, un pilota può perdere fino a 5 kg di liquidi, ed in alcuni casi anche  oltre, come la temuta gara di Singapore. Mi viene chiesto - con le buone, chiaramente - di non approfittare troppo della presenza di vasche e frigo pieni di Red Bull ghiaccata, per vedere davvero fino a che punto il mio fisico fosse in grado di supportare lo sforzo richiesto ad un pilota. Ed è stato un po' come invitare la lepre a correre. Vogliamo simulare un giro di pista del tracciato di Monza, per capire davvero le forze a cui sono sottoposti Verstappen e Ricciardo? Iniziamo a prendere un bilancere ad asta lunga e ad inserire due pesi da 20 kg per lato. Non bisogna far altro che inginocchiarsi ed iniziare ad allungarsi rimanendo paralleli al terreno, facendo scorrere i pesi che adesso sono diventati le nostre ruote. Se scendere vi sembra facile, provate a risalire. E soprattutto provate a farlo per 5 volte. Poi ne riparliamo... Monza, si sa, è famosa per le decelerazioni, che con queste monoposto arrivano fino a 6 G di forza. Questo vuol dire che la testa peserà sei volte in più del normale in corrispondenza delle staccate più violente. Per allenare il proprio corpo, bisogna prendere quindi un peso da 20 kg, legarlo ad un elastico e lasciarlo penzolare come un pendolo attaccandolo alla propria testa. Fatto questo, bisogna alzare ed abbassare con calma il proprio capo, per irrobustire il trapezio. E vi assicuro che non avrete mai così tanto male ad un trapezio come in questo caso!
 
TERRA DI CHICANE La Variante della Roggia e la Prima Variante sono alcuni dei passaggi più spettacolari di Monza. Il corpo di un pilota, in questi tratti, viene sbattuto a destra e sinistra all'interno dell'abitacolo di Formula 1, e per resistere a queste forze aeronautiche è necessario irrobustire gli addominali: ci si sdraia di schiena e ci si solleva facendo addominali incrociati, il più velocemente possibile. Fatto questo, ci giriamo su un lato e cerchiamo di formare un angolo di 45° appoggiando la mano al terreno. Se non siete ancora stanchi, questo vi darà la mazzata decisiva: alzate ed abbassate la gamba più alta il più lentamente possibile, sempre per irrobustire gli addominali laterali.
 
ORA VIENE IL DIFFICILE Dopo questo giro "virtuale" - ma ugualmente massacrante - di Monza, è il momento di eseguire nuovamente le stesse prove della mattinata. Attenzione, però: stavolta sarà necessaria una pedalata decisa di una decina di minuti ad elevata intensità. E con il Professor White non si scherza: le pulsazioni non mentono, se le vede scendere sotto le 160-170 al minuto, minaccia di avvicinarsi con un bastone nodoso... Sorprendentemente, però, i tempi di reazione migliorano per ciascuno dei tre esercizi, e questo è comprensibile dal momento che il corpo umano, una volta scaldatosi ed abituatosi alla fatica, riesce a rendere davvero meglio sotto pressione. Anche se, finiti gli esercizi e una volta notato di aver perso 1kg di liquidi, mi lancio in una vasca di Red Bull...
 
SUPER ATLETI Rendersi conto sulla propria pelle di cosa voglia dire guidare una Formula 1 è stata un'esperienza fisica e mentale importante. In due ore scarse di gara, questi ragazzi devono combattere contro forze fisiche davvero importanti, pari a quelle a cui sono sottoposti i piloti da caccia. Se a questo aggiungiamo anche che l'acqua delle borracce a bordo delle monoposto diventa praticamente un thé caldo nel giro di pochi minuti - e che quindi non sia la bevanda che si bevva più volentieri al mondo quando uno sta morendo di caldo - capiamo definitivamente, come se ce ne fosse bisogno, che fare il pilota di Formula 1 è davvero un lavoro per pochi. La concentrazione dev'essere costante ed elevata, dal momento che si interagisce sempre con il proprio ingegnere e si è costretti a monitorare una serie di parametri essenziali per un buon risultato, oltre - e mi sembra superfluo dirlo - mantenere un ritmo costante sul filo dei decimi ed essere pronti a difendersi o ad attaccare gli altri concorrenti per artigliare una posizione migliore. Quando vedrete i piloti scendere da una monoposto sudati, scanchi ed esausti, sappiate che non devono semplicemente "girare un volante, accelerare e frenare", ma che meritano tutti un rispetto mostruoso, anche solo per l'allenamento massacrante che svolgono.

Pubblicato da Marco Congiu, 04/09/2017
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