Pubblicato il 13/03/2020 ore 00:30

QUANDO LA FORMULA 1 SI FERMA La stagione 2020 della Formula 1 avrebbe dovuto essere la più lunga di sempre, con ben 22 tappe organizzate per celebrare degnamente il 70° anniversario della nascita del campionato più celebre del mondo. E invece ci si è messo di mezzo il famigerato ''Coronavirus'' proveniente dalla Cina a rovinare i piani di tutto il mondo del motorsport (e dello sport in generale). Il Gran Premio d'Australia è stato cancellato proprio mentre era tutto pronto a partire, con il paddock già montato e i piloti e i team tutti in loco. Con queste modalità un solo altro evento è stato cancellato nella storia della F1, scoprite quale grazie al nostro dossier che racchiude tutte le gare non disputate in 70 anni di corse.

 

GP FRANCIA, GERMANIA, SPAGNA E SVIZZERA 1955 La prima ondata di gare cancellate nella storia della Formula 1 arrivò nel funesto 1955. Il ''disastro di Le Mans'', così com'è passato alla storia l'orrendo incidente della 24 ore francese dell'11 giugno di quell'anno, in cui morirono il pilota Pierre Levegh e ben 80 spettatori tra la folla, portarono alla cancellazione di ben quattro corse. L'onda emotiva del terribile disastro costò la permanenza in calendario del GP di Francia in primis, che avrebbe dovuto svolgersi sulla pista di Reims il 3 luglio, ma che fu inizialmente posticipata al 25 settembre prima di essere cancellata del tutto. Poi toccò al Gran Premio di Germania al Nurburgrin (31 luglio), a quello elvetico di Bremgarten (21 agosto) e infine al round spagnolo di Pedralbes (23 ottobre). Addirittura in Svizzera si decise di bandire per sempre le gare automobilistiche, e questo è valso fino al 2018, quando si è fatta un'eccezione, per ragioni ecologiche (e anche perché attualmente i pericoli si sono di molto ridotti, per pubblico e piloti), per la Formula E a Zurigo nel 2018.

Il tragico incidente di Paul Levegh alla 24 ore di Le Mans del 1955

GP BELGIO E OLANDA 1957 Due gare in Formula 1 sono saltate per mancanza... di benzina. Ebbene sì, è accaduto anche questo nella settantenaria storia del campionato più veloce del mondo. La crisi di Suez - un conflitto innescato nel 1956 con l'occupazione militare dell'omonimo canale nord africano da parte di Francia, Regno Unito e Israele contro, ovviamente, la volontà dell'Egitto - comportò grandi difficoltà nell'approvigionamento di petrolio, e dunque gli organizzatori dei GP di Belgio (a Spa-Francorchamps) e Olanda (a Zandvoort), chiesero ai team partecipanti di accettare una remunerazione minore. I team rifiutarono e così, per allungare un calendario ridotto ormai a soli sei Gran Premi (esclusa la 500 miglia di Indianapolis che nei primi 11 anni del Mondiale fece parte del calendario) si cercò ovunque. Fu questa la motivazione alla base del primo e unico Gran Premio di Pescara, che colse la palla al balzo organizzando una corsa su una pista stradale ''triangolare'' di circa 23 km, togliendo peraltro alla Nordschleife del Nuerburgring il record di tracciato più lungo della storia della Formula 1.

1956, veicoli distrutti nei combattimenti nelle zone del Sinai vicino al canale di Suez (Egitto)

GP BELGIO 1969 Di nuovo il Belgio è protagonista dell'annullamento di un GP in Formula 1, ed è sempre l'iconica pista di Spa Francorchamps lo scenario, nel bene e nel male. La GPDA (L'associazione dei piloti), diretta quell'anno da Jackie Stewart, aveva chiesto dei cambi nel layout del circuito per garantire la sicurezza dei corridori: una tipologia di richiesta che oggi è diventata prassi e che, soprattutto, viene presa in grandissima considerazione. Al tempo invece non andò così: gli organizzatori del GP e i proprietari del circuito sottovalutarono la risolutezza dei piloti, ma non poterono far altro che accettare la decisione dei piloti di non correre. L'anno successivo fu introdotta una chicane prima della curva Malmedy e si raggiungerà l'accordo con i piloti per correre ancora su quel vecchio layout da 14km. Fu l'ultima apparizione di ''Spa'' nel Mondiale fino al 1983, quando la pista si presentò nel nuovo apprezzatissimo formato da 7 km che tutti conosciamo.

Partenza del Gran Premio del Belgio 1968 - Copyright F1Fanatic

GP SVIZZERA 1983 Ma come, non si era detto che il Gran Premio di Svizzera non si sarebbe più fatto? In effetti le corse in Svizzera non sono state più disputate da quello sciagurato 1955 e per oltre 50 anni, di fatto la gara che porta questo nome era stata disputata nel 1982 nella limitrofa Francia sul tracciato di Digione, una seconda tappa transalpina del Mondiale oltre al Gran Premio disputato al Paul Ricard di Le Castellet. Nel 1983 si provò a replicare questa formula (la stessa utilizzata per anni in Italia con il Gran Premio di San Marino o in altri paesi con la seconda gara corsa sotto il nome di Gran Premio d'Europa), purtroppo però senza fortuna. Per ragioni economiche e di diritti televisivi (la TV francese avrebbe quell'anno potuto produrre una sola gara) infatti, il GP di Svizzera fu cancellato e rimpiazzato con un Gran Premio d'Europa (per l'appunto) a Brands Hatch in quello stesso 25 settembre in cui si sarebbe dovuto disputare. 

GP NEW YORK 1983-85 La Formula 1 e New York, un matrimonio che evidentemente, non s'ha da fare. E non ci riferiamo alle tante voci degli ultimi tempi circa l'organizzazione di un GP nel Jersey, con lo sfondo unico tratteggiato dai grattacieli di Manhattan, bensì di quello che accadde negli anni '80, quando Bernie Ecclestone provò senza successo a portare i bolidi del Mondiale tra le strade della Grande Mela. Nel 1983, 1984 e 1985 la gara di New York è comparsa nel calendario a inizio stagione, sin da quando nel settembre del 1982 i vertici della Formula 1 e della città americana trovarono un accordo per un GP da disputare a Flushing Meadows, parco noto per ospitare ogni anno gli US Open di tennis. E fu proprio la location scelta a segnare l'insuccesso di un GP che aspirava a essere ritenuto ''la Monte Carlo d'America''. In tal caso, però, avrebbero dovuto pensarlo tra le street e le avenue di Manhattan, invece nel 1983 la prima rinuncia fu dovuta alle proteste della cittadinanza per ragioni ambientali, con il condimento di minacce legali. Non fu facile neanche raggiungere un accordo con gli sponsor, anche perché una gara di Formula CART disputata nei vicini Meadowlands non raccolse un grando successo. Ecclestone perseverò per due anni ancora, prima di alzare bandiera bianca e accantonare il sogno della fascinosa gara newyorchese.

GP BELGIO 1985 Ed eccolo il solo precedente assimilabile a quello del Gran Premio d'Australia. Protagonista ancora il Belgio, dove il 2 giugno 1985, sul tracciato di Spa-Francorchamps, erano tutti pronti a disputare la quinta tappa stagionale. I piloti sono scesi in pista al venerdì trovandosi sotto al sedere un tracciato nuovo di zecca, talmente nuovo che l'asfalto era stato finito di gettare solamente 14 giorni prima del via... un tempo che si è dimostrato insufficiente. Il risultato, infatti, fu che le monoposto sollecitarono il manto stradale al punto da staccarne via dei pezzi creando delle voragini. Le toppe, è proprio il caso di dirlo, furono peggiori del buco, visto che le ''riparazioni'' fatte nella notte resero la pista talmente pericolosa che si girava ben 25 secondi più lenti. Dopo una riunione tra gli organizzatori e la FISA (la vecchia Federazione), si decise di cancellare la gara, che sarà però recuperata il 15 settembre dello stesso anno, come 13° tappa iridata. 

GP BAHRAIN 2011 A Sakhir, nel 2011, non si arrivò invece nemmeno a gareggiare. La corsa era fissata per il 13 marzo come tappa inaugurale del Mondiale, ma a metà di febbraio le proteste anti-governative nei paesi arabi di Nord Africa e Medio Oriente passate alla storia con il nome di ''primavera araba'', raggiunsero il paese. Molti manifestanti furono barbaramente uccisi dalle autorità che, secondo quanto riferito, vietarono persino ai paramedici di raggiungere i feriti. Nabeel Rajab, vicepresidente del Centro per i Diritti Umani del Bahrain, ha subito spiegato che i manifestanti avrebbero sicuramente sfruttato la ribalta internazionale dell'evento per promuovere le proprie posizioni, e così, dopo una settimana di disordini, il principe ereditario Al Khalifa fu costretto a confermare la rinuncia al GP. Anche in quel caso si parlò di collocare nuovamente l'evento più avanti in calendario, ma tra team riluttanti a correre una gara in più e calendari internazionali super affollati, si decise di riprovarci l'anno seguente.

GP AUSTRALIA 2020 E siamo ai giorni nostri. Il responsabile dell'annullamento del Gran Premio d'Australia è il Covid-19, il ''coronavirus'' per antonomasia, visto che il termine indica una ''famiglia'' di virus alla quale appartengono anche i temibilissimi SARS-CoV e MERS-CoV. Tecnicismi a parte, tutto era pronto a Melbourne per partire con l'evento, peraltro mantenuto ancora a porte aperte dagli organizzatori e dalla FOM, non senza polemiche visto il contesto: 125 mila i casi riscontrati in tutto il mondo (appena 128 in Australia) e già quasi 5.000 morti nel momento in cui si sono aperte le porte del paddock per il consueto giovedì di interviste. A fine giornata però è emersa la positività al virus di un membro del team McLaren, tenuto preventivamente in quarantena in hotel sin dal suo arrivo, positività che ha portato la scuderia britannica ad annunciare il proprio ritiro dalla competizione. In quarantena preventiva c'erano anche quattro membri della scuderia Haas, tutti trovati negativi al tampone. I vertici della Formula 1 si sono riuniti per prendere una decisione, e dopo un lunghissimo tira e molla durato tutta la notte e la mattina seguente, si è finalmente deciso di cancellare l'evento. In precedenza era già stato rinviato a data da destinarsi il Gran Premio della Cina, focolaio della pandemia mondiale, e a forte rischio risultano ancora oggi gli eventi in Bahrain e Vietnam.

F1, GP Australia 2020: alcuni membri del team McLaren durante la track walk


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