Guida autonoma

Waymo verso il Sud Europa: dopo la Germania apre società in Spagna e Francia


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31 fa - Francia e Spagna sì, Italia (ancora) no.

Nuove aziende registrate a Madrid e Parigi dopo Monaco: si parte dove la legge già ammette la guida autonoma di livello 4.

Quando parliamo di robotaxi pensiamo a una realtà lontana. In Europa facciamo riferimento a poche realtà ben precise, quasi tutte concentrate nel cuore e nel nord del Vecchio Continente. Sappiamo che a Londra Uber e Wayve hanno aperto le iscrizioni al pubblico, mentre Uber fa i suoi test a Monaco di Baviera. La geografia della guida autonoma in Europa sembra tagliare fuori i Paesi meridionali. Ma ora arriva la notizia che Waymo, la divisione di guida autonoma di Alphabet, ha registrato nuove società in Spagna e Francia. Un segnale chiaro che racconta la volontà dell'azienda americana di preparare il terreno per portare le proprie auto senza conducente anche in questi Paesi. Waymo Iberia SL e Waymo France seguono la creazione, avvenuta a maggio, di Waymo Germany GmbH a Monaco di Baviera così da avviare l’iter burocratico (che richiederà tempo) necessario per portare su strada le vetture senza conducente.

La scelta dei Paesi

C’è un comune denominatore che unisce Germania, Francia e Spagna (e che per esempio tiene fuori l’Italia). Ed è di tipo normativo. Waymo ha creato società in questi Paesi che hanno già una cornice giuridica per la guida autonoma di livello 4, quella che consente all'auto di muoversi senza nessuno al volante. La Germania ha approvato la sua legge nel 2021. La Francia si appoggia a un'ordinanza sempre del 2021, la Spagna sta completando le proprie regole e il Portogallo ha da poco aperto ai test su strada pubblica.

La scelta di questi mercati, quindi, non dipende dalle dimensioni, dal fascino turistico o altri elementi. Semplicemente dalla certezza delle regole. Ed è qui che si spiega perché l’Italia sia rimasta fuori rispetto agli altri grandi Paesi del Sud Europa.

Nel nostro Paese, infatti, i veicoli a guida autonoma possono circolare solo grazie ad autorizzazioni concesse caso per caso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sulla base del decreto Smart Road del 2018. Manca ancora una normativa coerente che permetta di far viaggiare i robotaxi commerciali su larga scala. Le sperimentazioni ci sono, ma sono perlopiù limitate a casi isolati.

Qualcosa, però, sta cambiando. L'8 giugno l'Italia ha firmato, insieme ad altri diciassette Stati membri, una dichiarazione di intenti dell'Unione Europea per costruire una piattaforma comune di sperimentazione della guida autonoma, con il reciproco riconoscimento tra Paesi delle autorizzazioni concesse. Si tratta di un impegno non vincolante, ma è il segnale di una volontà di non restare tagliati fuori in un mercato che potenzialmente nei prossimi anni potrebbe essere molto interessante. E della volontà di rendere l’Europa un fronte comune anche da questo punto di vista e non un insieme di individualità, ciascuna delle quali con le proprie regole e norme.

FONTE: Eletric-Vehicles

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Pubblicato da Daniele Di Geronimo, 03/07/2026
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Dimmi che auto guidi e ti dirò chi sei. Che sia per scelta, esigenza o nessuna delle due, l’auto racconta molto delle persone. Non solo di chi ne fa un manifesto del proprio stile di vita. Daniele scrive di automobili perché raccontano molto del tempo in cui vengono pensate, prodotte e commercializzate. Cambiano forma, alimentazione e nome, ma continuano a dire qualcosa su chi le compra (e chi no). Giornalista pubblicista, racconta il mondo dell’auto cercando di capire cosa comunica davvero, oltre ai CV e ai consumi.

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