Autore:
Lorenzo Centenari

SOLO IL MEGLO Esistono diverse spiegazioni per le quali Tesla, da lunedì 14 gennaio in poi, rifiuterà prenotazioni per le versioni "base" della propria coppia d'assi, la berlina Model S e il Suv Model X. Distanziare l'offerta tra l'alto di gamma e il prodotto del momento, quella Model 3 che di certo non costa poco, ma che riaccompagna il brand alla portata della borghesia, non più solo della nobilità? Sta di fatto che Elon Musk è stato chiaro: chi è orientato su Model S e Model X 75D, le edizioni con batterie da 75 kWh, si affretti perché vengono soppresse.

RITOCCO AL RIALZO Affidando come sempre il suo messaggio a Twitter e alla sua eco, Musk invita i fan a tenere il calendario sottomano: ancora pochi giorni, e il configuratore Tesla permetterà di scegliere soltanto tra le varianti 100D e P100D, ambedue equipaggiate di accumulatori più potenti (100 kWh), quindi più cari. Anziché dai 92.780 euro necessari per assicurarsi una 75D (490 km di autonomia calcolati secondo il vecchio ciclo NEDC), dal 14 gennaio in poi il listino Model S parte dai 114.480 euro della 100D (autonomia di 632 km). Quanto a Model X, la soglia cresce da 100.630 euro (75D, autonomia di 417 km ) a 118.980 euro (100D, 565 km).

SPAZIO A MODEL 3 Con la spesa che a seconda del modello ingrassa di 18.000 euro (il Suv), o addirittura oltre 20.000 euro (la sedan), l'indirizzo Tesla sembra quello di sacrificare il lusso a beneficio della diffusione della Model 3. E a poco a poco, ritagliarsi un posto nella fascia di mercato sotto i 70.000 euro, attirando a sé clienti nuovi. Oltre che per motivi di immagine, la scelta dovrebbe inoltre agevolare processi industriali e logistica: tutte le energie su Model 3, almeno per ora. E le più anziane di famiglia attendano pazienti il proprio turno.


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