Autore:
Lorenzo Centenari

CYBER-SABOTAGGIO Giusto ieri, ci domandavamo a che cosa Tesla ed Elon Musk si sarebbero aggrappati per giustificare l'episodio che ha visto una Model S arrostire all'improvviso sulle strade di Los Angeles. Oggi abbiamo la risposta, benché non esplicitamente riferita all'inconveniente di Santa Monica Boulevard: Tesla sarebbe vittima di sabotaggio interno, un dipendente avrebbe manipolato - o cercato di farlo - un software per la gestione della produzione. Per poi trasmettere dati sensibili all'esterno della fabbrica. Ipotesi, a onor del vero, nemmeno troppo peregrina. Dal momento che...

IL VENDICATORE Dal momento che la presunta mela marcia sarebbe già stata individuata e interrogata. E a quanto riferisce Reuters, le ragioni del tentativo di danneggiare l'azienda per la quale la persona incriminata presta servizio risiedono nella delusione per una mancata promozione. Non è invece ancora chiaro se il sabotatore abbia agito individualmente, oppure servendosi della complicità di soggetti esterni. In una mail indirizzata ai dipendenti, ora Musk invita tutti quanti a prestare massima attenzione a comportamenti anomali. A qualsiasi dettaglio che non vada nella direzione della crescita del marchio.

SINDROME O REALTÀ? Oltre all'incendio occorso alla Tesla Model S dell'attrice Mary McCormack, i giorni scorsi altre fiammate sarebbero divampate nel reparto saldatura dello stabilimento di Fremont. Non si conoscono eventuali legami tra i due fatti di cronaca, sta di fatto che la tensione per possibili gesti tesi a combattere l'attività e l'immagine del Costruttore è rapidamente salita. Musk sostiene come le organizzazioni che vogliono il male di Tesla siano molteplici. Dagli speculatori di Wall Street alle compagnie petrolifere, passando per le Case auto più tradizionali. Manie di persecuzione, oppure sospetti fondati?


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