Autore:
Lorenzo Centenari

CATTIVE ABITUDINI Due indizi non fanno una prova, ma si avvicinano pericolosamente alla soglia. Per la seconda volta in meno di due mesi, una Tesla ha preso fuoco dopo aver sbattuto contro protezioni in cemento a lato carreggiata. L'episodio risale ai giorni scorsi nei paraggi di Fort Lauderdale, in Florida. Lo schianto, due giovanissime vittime, l'auto che si incendia. Solo una coincidenza, le analogie col crash di una Model X a marzo in California, oppure quello di andare in fumo è un vizio congenito?

BATTERIE INDAGATE Le cause del tragico sinistro sarebbero in realtà piuttosto chiare e rimanderebbero all'eccessiva velocità. Gli agenti dell'NTSB (National Transportation Safety Board) sono semmai al lavoro per fare luce sulle ragioni della successiva palla di fuoco. Possibile che le batterie agli ioni di litio in dotazione alle auto Tesla siano in qualche modo esposte al rischio di incendio quando il veicolo arresta la sua corsa in modo particolarmente violento? Presto l'NTSB tirerà le proprie conclusioni. 

AUTOPILOT SCAGIONATO A differenza dell'incidente fatale al conducente della Model X, le autorità locali avrebbero invece già escluso qualsiasi legame col funzionamento dell'Autopilot. Al momento dell'impatto, il programma Tesla di guida semi-autonoma non era attivo. Interpretando i segnali stradali, l'Autopilot avrebbe infatti limitato la velocità a 35 mph: i testimoni oculari hanno confermato come la Model S viaggiasse ad andature ben superiori. Insomma, fino a prova contraria, la compagnia è innocente. Fino a prova contraria.


TAGS: auto elettrica tesla tesla model s guida autonoma incidenti mortali