Autore:
Marco Congiu

LUCI E OMBRE Sono molteplici i problemi che circondano Tesla nell’ultimo periodo. Come già accennato ieri, un altro incidente ha messo sotto accusa l’Autopilot, il sistema di guida assistita reo di avere un nome fuorviante e corresponsabile di un morto nel 2016, quando non riuscì a vedere un autoarticolato andando a sbattergli addosso rovinosamente a 65 miglia orarie. A finire sotto la lente d’ingrandimento stavolta non è la Model 3, la berlina elettrica la cui produzione è ben lontana dall’essere entrata a regime, ma l’ammiraglia di casa, la Model S. Tesla ha avviato u richiamo per 123.000 – centoventitrèmila – Model S costruite prima dell’aprile 2016 per un problema al servosterzo.

NEVICA? RICHIAMO Ad essere interessati sono tre bulloni che fissano il motore del servosterzo che si andrebbero a corrodere con il sale utilizzato per evitare il ghiaccio sulle strade. Il richiamo, tuttavia, non riguarda solamente le nazioni con un clima rigido, ma anche gli stati del sud che raramente vedono la neve. In sé il problema non è nulla di trascendentale, dal momento che per portare al termine l’operazione come comunicato dalla casa ci vorrà circa un’ora, e sarà gratuita per la clientela.

STOP NORVEGIA Nelle ultime ore, Tesla aveva annunciato di dover fermare le consegne in Norvegia. Quello scandinavo è il terzo mercato globale per il produttore di auto elettriche, preceduto solo da Stati Uniti e Cina e che nel 2017 ha portato nelle casse di Elon Musk quasi un miliardo di fatturato. È stato proprio lo stesso Musk via Twitter ad annunciare la temporanea sospensione delle consegne di Tesla in Norvegia. Il motivo? Un problema legato alla logistica. Nei primi mesi dell’anno, Tesla aveva gradualmente diminuito il regime di consegne, fermo a quota 300 unità appena.

PROBLEMI IN BORSA Non va meglio in borsa. A Wall Street, dove nel 2017 le azioni Tesla hanno chiuso con un +46% annuo, ora le troviamo in picchiata, con un -20% nel primo trimestre. La colpa è da attribuire alla lentezza produttiva della Model 3, utilitaria elettrica che avrebbe dovuto portare il costruttore a vette produttive mai toccate prima, ma che al momento si misurano in nemmeno 2.500 unità a settimana. Va anche detto che la concorrenza nel settore elettrico sta iniziando ad emergere, con i grandi gruppi scesi in campo. I tedeschi sono in prima linea, con Gruppo BMW, Daimler e Volkswagen che hanno lanciato marchi dedicati alle auto elettriche, oltre ad aver annunciato piani industriali che prevedono una drastica ibridizzazione della gamma e nuovi modelli totalmente elettrici. E allora, sorge spontanea una domanda: quale futuro per Tesla?


TAGS: tesla tesla model x elon musk tesla model s tesla model 3