Autore:
Lorenzo Centenari

SCARICABARILE Attorno al morto, ora si balla il walzer. Quello delle responsabilità. L'episodio dell'incidente fatale provocato dal prototipo di Volvo XC90 autopilotata è un dirompente spartiacque. La cesoia tra l'epoca dei sospetti, e quella dei fatti. La guida autonoma può uccidere, correre immediatamente ai ripari. Ma cosa, esattamente, a Tempe non ha funzionato? Il rischio è quello di non venirne mai più a capo. Nel frattempo, la compagnia Velodyne Lidar si autoassolve: i nostri sensori hanno svolto il proprio dovere, a tradire è stato il sistema centrale dell'auto. Implicitamente, quindi, Velodyne passa la patata bollente a Uber. A sua volta al lavoro per dimostrare la propria innocenza.

MANI LEGATE A intervenire in prima persona sulla triste vicenda dei giorni scorsi in Arizona è Marta Thoma Hall, presidente di Velodyne Lidar, azienda californiana che fornisce la tecnologia di telerilevamento laser ai prototipi di robotaxi Uber, e a numerose altri colossi attivi nel campo dell'autonomous driving. "Siamo sconvolti, al pari di tutti quanti. Sono certa - sostiene - che il nostro Lidar ha individuato Elaine Herzberg (la vittima del crash, ndr) mentre spingeva a mano la propria bicicletta tra un lato e l'altro della carreggiata. Ma i sensori non sono autorizzati a prendere decisioni come quelle di frenare o di sterzare. Detto questo, sono molto sorpresa che il programma di self-driving non abbia evitato la tragedia". 

LIDAR A PROVA DI BUIO Sulle pagine di Bloomberg, Velodyne confessa inoltre di non sapere con precisione quali sensori o videocamere, quella sera, fossero presenti a bordo dell'auto, né quali di essi fossero effettivamente in funzione. Nè, infine, come il programma Uber per la guida autonoma interpreti i segnali trasmessi dai sensori stessi. "Posso solo affermare con assoluta certezza - dice il numero uno dell'azienda - che il nostro Lidar non ha alcuna difficoltà a funzionare nelle ore di buio. Le cause dell'incidente sono da ricercare altrove". Non sapere cosa è andato storto, ma sapere chi e cosa (forse) non è direttamente responsabile, per chi investiga è pur sempre un (debole) punto di partenza.

OK ANCHE I RADAR Si affretta a dimostrare la propria innocenza anche Aptiv, la società tecnologica che fornisce i sensori radar e le telecamere in dotazione ai prototipi di robotaxi Uber. "Non vorremmo che il pubblico - afferma per conto di Aptiv il portavoce Zach Peterson - credesse che l'incidente sia stato provocato da un errore dei sistemi anticollisione che equipaggiano la Volvo XC90 di serie. I sistemi di assistenza avanzata alla guida a bordo di XC90 non hanno nulla a che vedere col programma di guida autonoma sviluppato da Uber". La tesi di Aptive, compagnia che a sua volta si avvale di chip e sensori Intel Mobileye, è che in quel momento la tecnologia anticollisione fosse stata disattivata. 


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