L'azienda Velodyne Lidar: i nostri sensori non possono prendere la decisione di frenare. Aptiv: radar e telecamere disattivati
SCARICABARILE Attorno al morto, ora si balla il walzer. Quello delle responsabilità. L'episodio dell'incidente fatale provocato dal prototipo di Volvo XC90 autopilotata è un dirompente spartiacque. La cesoia tra l'epoca dei sospetti, e quella dei fatti. La guida autonoma può uccidere, correre immediatamente ai ripari. Ma cosa, esattamente, a Tempe non ha funzionato? Il rischio è quello di non venirne mai più a capo. Nel frattempo, la compagnia Velodyne Lidar si autoassolve: i nostri sensori hanno svolto il proprio dovere, a tradire è stato il sistema centrale dell'auto. Implicitamente, quindi, Velodyne passa la patata bollente a Uber. A sua volta al lavoro per dimostrare la propria innocenza.
MANI LEGATE A intervenire in prima persona sulla triste vicenda dei giorni scorsi in Arizona è Marta Thoma Hall, presidente di Velodyne Lidar, azienda californiana che fornisce la tecnologia di telerilevamento laser ai prototipi di robotaxi Uber, e a numerose altri colossi attivi nel campo dell'autonomous driving. "Siamo sconvolti, al pari di tutti quanti. Sono certa - sostiene - che il nostro Lidar ha individuato Elaine Herzberg (la vittima del crash, ndr) mentre spingeva a mano la propria bicicletta tra un lato e l'altro della carreggiata. Ma i sensori non sono autorizzati a prendere decisioni come quelle di frenare o di sterzare. Detto questo, sono molto sorpresa che il programma di self-driving non abbia evitato la tragedia".
LIDAR A PROVA DI BUIO Sulle pagine di Bloomberg, Velodyne confessa inoltre di non sapere con precisione quali sensori o videocamere, quella sera, fossero presenti a bordo dell'auto, né quali di essi fossero effettivamente in funzione. Nè, infine, come il programma Uber per la guida autonoma interpreti i segnali trasmessi dai sensori stessi. "Posso solo affermare con assoluta certezza - dice il numero uno dell'azienda - che il nostro Lidar non ha alcuna difficoltà a funzionare nelle ore di buio. Le cause dell'incidente sono da ricercare altrove". Non sapere cosa è andato storto, ma sapere chi e cosa (forse) non è direttamente responsabile, per chi investiga è pur sempre un (debole) punto di partenza.
OK ANCHE I RADAR Si affretta a dimostrare la propria innocenza anche Aptiv, la società tecnologica che fornisce i sensori radar e le telecamere in dotazione ai prototipi di robotaxi Uber. "Non vorremmo che il pubblico - afferma per conto di Aptiv il portavoce Zach Peterson - credesse che l'incidente sia stato provocato da un errore dei sistemi anticollisione che equipaggiano la Volvo XC90 di serie. I sistemi di assistenza avanzata alla guida a bordo di XC90 non hanno nulla a che vedere col programma di guida autonoma sviluppato da Uber". La tesi di Aptive, compagnia che a sua volta si avvale di chip e sensori Intel Mobileye, è che in quel momento la tecnologia anticollisione fosse stata disattivata.
Infaticabile mulo da tastiera, Lorenzo mette al servizio della redazione la sua esperienza nel giornalismo “analogico” (anni di gavetta nei quotidiani locali) e soprattutto la sua visione romantica dell’automobile, mezzo meccanico ma soprattutto strumento di libertà e conquista straordinaria dell’umanità. Il suo forte accento parmigiano è oggetto di affettuosa derisione ogni volta che apre bocca (e anche per questo preferisce scrivere piuttosto che apparire in video). Penna di rara eleganza, ama le coupé, un po’ meno i Suv coupé. Ogni volta che sale a Milano, si perde.



