Autore:
Lorenzo Centenari

ANNUS HORRIBILIS A questo ritmo, il 2018 si candida a passare agli archivi come l'anno nero della guida autonoma. La chiamiamo così, ben consapevoli di impiegare un'espressione impropria. Già, perché al momento, ancora, di guida autonoma non è corretto parlare. Non esiste, se non allo stadio sperimentale. L'ultimo episodio in ordine di tempo risale a venerdì 23 marzo, giorno in cui un automobilista ha perso la vita dopo essersi schiantato, al volante di una Tesla Model X con Autopilot, contro le barriere di protezione di una strada di scorrimento nei pressi di Mountain View, in California. La vicenda è tuttavia controversa.

TESLA CRASH Prima, la cronaca: al momento dell'incidente, un crash di proporzioni spaventose (come testimonia l'immagine aerea), il signor Wei Huang stava percorrendo la Route 101 in direzione sud. L'impatto contro il guard rail ha completamente distrutto il frontale della Tesla Model X (poi tamponata da altre due vetture) e provocato un incendio. Huang è stato estratto dai soccorritori da quel che restava del suo Suv, e trasportato all'ospedale di Stanford. Dove è deceduto in seguito alle ferite. Gli agenti del National Transportation Safety Board (NTSB) stanno indagando: cosa è successo?

GUIDA (NON) AUTONOMA Determinante sarà stabilire se in quel momento l'Autopilot, il programma di guida semi-autonoma in dotazione a Tesla, fosse o meno in funzione. Il verdetto assegnerà le responsabilità al guidatore, oppure al costruttore, oppure le ripartirà su entrambi i soggetti. Sottolineiamo nel frattempo che l'Autopilot NON è un sistema di guida autonoma: benché il nome tragga in inganno, la stessa Tesla chiede ai proprietari di conservare un alto livello di vigilanza anche quando la funzione è attiva. Non siamo perciò in presenza di un prototipo di self-driving car come il robotaxi chel e scorse settimane ha investito una donna in Arizona.

DIFESA TESLA In attesa che l'NTSB si esprima, Tesla si difende su ogni fronte. Innanzitutto, la compagnia di Elon Musk sostiene come le barriere stesse di sicurezza fossero danneggiate. Incrociando le immagini di Google Street View risalenti al 2017 con quelle riprese dalla dash cam di un automobilsta transitato sul luogo della fatalità il giorno precedente, la struttura di protezione avrebbe subito grosse modifiche, tali da amplificare i danni in caso di impatto. E la Model X, ricordano da Palo Alto, è stato il primo Suv a ottenere un rating di sicurezza a 5 stelle dalla National Highway Traffic Safety Administration.

LE STATISTICHE A propria discolpa, l'azienda afferma anche come per quel tratto, dal 2015, siano transitati modelli Tesla con Autopilot in funzione per un monte di 85.000 volte, senza che mai nulla di anomalo fosse accaduto. Tesla è in grado di stabilirlo con certezza anche alla luce della sua policy di monitoraggio costante delle proprie vetture, istante per istante controllate via GPS. Se al momento dello schianto l'Autopilot fosse inserito, oppure no, la Casa tuttavia non si è ancora pronunciata. Ma starebbe collaborando con le autorità per risalire alle cause della disgrazia.

TESLA ON FIRE Infine, l'incendio. Le batterie Tesla sarebbero progettate per scongiurare fughe di calore che inneschino a bordo dell'auto un incremento di temperatura. Nel raro caso la vettura prenda fuoco, la propagazione del fumo e delle fiamme sarebbe perciò graduale, consentendo agli occupanti di fuggire in tempo. Non è ancora chiaro se l'incendio sia divampato mentre il guidatore era ancora a bordo, oppure in seguito. Testimoni oculari darebbero ragione a Tesla. Qualunque tesi venga confermata, una Model X con Autopilot che si schianta e prende fuoco non è una buona pubblicità nè per Tesla, nè per la guida autonoma, nè per l'auto elettrica.


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