Autore:
Lorenzo Centenari

ODI ET AMO Scalare in così breve tempo le pareti dell'Olimpo a quattro ruote, oltre che i listini di Wall Street. Col rischio di bruciarsi altrettanto velocemente. Soprattutto, con la certezza che il fenomeno non passi inosservato. Scatenando invidia, malizia, nel peggiore dei casi persino il sabotaggio, non meno di moti di passione e ammirazione. Il caso Tesla fa discutere e divide: chi di Elon Musk tesse le lodi ad ogni suo cinguettio, chi invece, come gran parte dei media locali e internazionali, non perde occasione per sparargli addosso al primo errore. Influenzando, di conseguenza, le masse popolari. Quale delle due tifoserie ha ragione?

TESLA GATE Che Tesla, in generale, non goda di buona stampa, ne è testimone anche il report confezionato di recente da Reveal, magazine Usa di giornalismo investigativo. Gli autori sostengono come la miracolosa compagnia californiana curi solo in modo superficiale le condizioni di lavoro all'interno della fabbrica. Quel che è peggio, tacendo o minimizzando buona parte degli incidenti che periodicamente accadono ai propri dipendenti. L'accusa è di aver omesso dal dossier sugli infortuni numerosi episodi direttamente collegati alle mansioni svolte dagli operai. Così da trasmettere all'esterno quel volto etico e sereno che secondo Reveal, a Tesla non appartiene.

ROMANZO GIALLO Realizzata col contributo di un gran numero di dipendenti o ex dipendenti, l'inchiesta svela retroscena inediti che invitano a riflettere e plasmano un'immagine di Tesla non esattamente da assumere ad esempio. Turni di lavoro fino a 12 ore filate, montacarichi non revisionati, qualità sacrificata in nome della rapidità, persino il capriccio di Mr Musk di escludere il colore giallo dalle linee di montaggio. Perché il giallo, a lui non piace. Peccato che il giallo sia anche il colore utilizzato per i segnali di pericolo... Immediata la replica di Tesla: non siamo perfetti e commettiamo anche noi degli errori, ma rifiutiamo attacchi ideologici che creano soltanto disinformazione.

IL BASTONE E LA CAROTA Quando lo ritiene, specie quando di mezzo ci sono vite umane o promesse non mantenute, la nostra testata è stata e sarà sempre in prima linea nel muovere osservazioni a Tesla e al suo operato. Riconoscendo al marchio e al suo fondatore, tuttavia, anche i meriti e i primati tecnologici. Giusto, a nostro avviso, rimproverare al brand dichiarazioni ambigue circa i principi di funzionamento del suo famoso Autopilot. Giusto riportare dei ritardi nelle consegne di Model 3, giusto sollevare dubbi circa la sostenibilità finanziaria sul lungo periodo. Sbagliato, invece, ignorare l'impatto che Tesla sta avendo sul mercato, sulla ricerca scientifica, sul futuro della mobilità.

DARE A MUSK QUEL CHE È DI MUSK Tesla è un marchio rivoluzionario: avendo scombussolato il settore auto, Musk per primo è consapevole di esporsi alla gogna non appena il proprio business dovesse incrinarsi. Non appena una Model X dovesse sbattere contro un guard rail su qualche strada in giro per il mondo, o il titolo in Borsa dovesse precipitare. Ma fino a quando un eventuale scandalo non dovesse concretizzarsi, Tesla merita di essere trattata alla stregua di costruttori di maggiore tradizione. Altolà alle campagne ostili tout court, via libera all'analisi oggettiva dei singoli episodi. Nel frattempo, Musk continuerà a coltivare la sua massima preferita: purché se ne parli


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