Autore:
Lorenzo Centenari

AUTO O MISSILE SPAZIALE? Stavolta, a Tesla, un buon avvocato non basta. Stavolta serve il miglior professionista sulla piazza, perché sottrarsi all'accusa di tentato omicidio è in questo caso un esercizio per illusionisti. Los Angeles, Santa Monica Boulevard, un pomeriggio qualunque. Mentre procede normalmente, una Model S inizia a sputare fuoco dal sottoscocca. Non fosse stato per il tempestivo allarme dell'automobilista che seguiva a poca distanza, chissà che ne sarebbe stato dell'attrice Mary McCormack, popolare volto di film e serie tv. E invece nessun danno alle persone, se non lo spavento di trovarsi a bordo di un'auto che all'improvviso si trasforma in un tegamino sui fornelli. Guarda il video.

AUTOCOMBUSTIONE A differenza di altri episodi, ora abbiamo dunque un incendio spontaneo, non innescato da alcun incidente. Tragedia mancata, quella di L.A., che dissotterra la grana delle batterie ad alto voltaggio, e del rischio che comporta guidare seduti su celle che quando meno te lo aspetti diventano una graticola. Per non parlare delle proprietà delle fiamme generate da un prodotto chimico come le batterie agli ioni di litio: gas in atmosfera ancor più tossici che non le particelle che fuoriescono dai terminali di scarico. Tesla sta collaborando con le autorità locali per chiarire la dinamica dell'inconveniente: fuoriuscita di liquidi? Corto circuito elettrico? Stavolta l'Autopilot non c'entra. Ma quel che è accaduto laggiù, è forse ancor più grave che non un software difettoso.


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