L’auto esiste da oltre un secolo (l'asfalto, da un po' meno). Eppure, l’umanità non è mai riuscita a mettersi d’accordo su una cosa elementare: da che parte si guida?
Oggi circa il 70% dei Paesi guida a destra, ma una sessantina di nazioni - tra cui giganti come India, Indonesia, Giappone e Regno Unito - continua a guidare a sinistra. Non è un capriccio: è il risultato di una lunga storia fatta di spade, carri e imperi.

Medioevo: una questione di sopravvivenza
Nel Medioevo non esistevano codici della strada, ma esisteva qualcosa di più convincente: la spada.
La maggior parte delle persone era destrimane. I cavalieri viaggiavano tenendo la sinistra del percorso, così che la mano armata - la destra - fosse verso chi arrivava in senso opposto. Se l’incontro diventava ostile, era meglio essere già in posizione.
Per questo, in molte parti d’Europa, tenere la sinistra divenne una consuetudine naturale.
Il Regno d’Inghilterra formalizzò questa pratica nel XVIII secolo: nel 1773 il General Highways Act raccomandava di mantenere la sinistra, e nel 1835 la regola fu resa obbligatoria.
Da lì, l’Impero Britannico fece il resto, esportando l’abitudine in India, Australia, Sudafrica e in molte altre colonie.
La Francia e la nascita della destra
Nel frattempo, sul continente accadeva qualcosa di diverso.
Con l’aumento dei grandi carri agricoli e commerciali tra XVII e XVIII secolo, i conducenti spesso sedevano sul cavallo posteriore sinistro per controllare meglio la frusta con la mano destra. In questa posizione, era più comodo tenere la destra della strada, così da vedere meglio chi arrivava frontalmente.
Durante e dopo la Rivoluzione francese, la Francia adottò formalmente la guida a destra. Poi arrivò Napoleone, che diffuse la regola nei territori conquistati in Europa. Non per ideologia stradale, ma per uniformità amministrativa.
E fu così che gran parte dell’Europa continentale finì per guidare a destra.
Stati Uniti tra ribellione e pragmatismo
E l’America? Qui la scelta fu soprattutto pratica.
I grandi carri Conestoga, usati nel XVIII secolo, non avevano una postazione centrale per il conducente. Chi guidava spesso sedeva sul cavallo sinistro o sul lato sinistro del carro, per maneggiare la frusta con la destra. Anche qui, stare a destra facilitava la visibilità del traffico opposto.
Alla fine del Settecento e nei primi decenni dell’Ottocento, i vari Stati americani iniziarono a formalizzare la guida a destra. Non tanto per fare dispetto alla Corona britannica, quanto perché era semplicemente la soluzione più pratica per il tipo di veicoli in uso.
Il Canada, pur restando legato alla Gran Bretagna, adottò gradualmente la guida a destra per uniformarsi agli Stati Uniti (con l’eccezione di alcune province, che cambiarono solo nel XX secolo).
E il Giappone?
Caso interessante: il Giappone non fu colonia britannica, ma nel XIX secolo costruì la propria rete ferroviaria con ingegneri inglesi. Le ferrovie furono impostate con circolazione a sinistra, secondo lo standard britannico. Quando arrivarono le automobili, il Paese mantenne la coerenza.
Ancora una volta: non ideologia, ma standardizzazione.
Il risultato: un mondo diviso (e costoso)
Oggi il pianeta è spaccato in due sistemi:
Paesi con guida a destra e volante a sinistra.
Paesi con guida a sinistra e volante a destra.

Per le Case automobilistiche significa progettare versioni doppie dello stesso modello, ripensare plancia, sterzo, pedaliera, omologazioni e crash test. Un dettaglio storico medievale che oggi vale miliardi in costi industriali.
Morale della storia: non c’è un lato “giusto” e uno “sbagliato”. C’è solo una lunga catena di abitudini, esigenze pratiche e decisioni politiche che si sono cristallizzate nel tempo.
La prossima volta che a Londra vi sembrerà di entrare contromano in una rotonda, pensate a un cavaliere medievale con la mano sulla spada.
In fondo, non stiamo ancora organizzando il traffico come se potesse scoppiare un duello da un momento all’altro?




