Autore:
Lorenzo Centenari

CICLO DI VITA Dalla linea di montaggio alla vetrina di un negozio, fino ad abitare il box del primo proprietario. Per ritrovarsi dopo qualche anno su un sito web di annunci. È il ciclo naturale di ogni auto: la novità di oggi sarà l'usato di domani. Un destino che ora tocca anche a migliaia di vetture ibride, cioè una nicchia che ha esaurito il primo giro di giostra, e che adesso cerca una seconda chance al mercatino degli oggetti di seconda mano. Il parco usato ibrido comuncia a popolarsi, rappresentando (oggi più che mai) l'alternativa principale al caro vecchio diesel, perseguitato come il peggiore dei criminali. Vogliamo per caso passare in rassegna pro e contro di un usato a doppia propulsione elettrico-benzina? Bastava chiedere.

I MODELLI Tanto per cominciare, sul mercato secondario di auto ibride ce n'è per tutti i gusti: per diversificazione della gamma e per successo commerciale, comanda ovviamente il Gruppo Toyota. Guida i trend di vendita la coppia Auris Hybrid - Yaris Hybrid, ancor più gettonata dell'antesignana Prius e dei crossover CH-R e RAV4 Hybrid. In top ten anche modelli a marchio Lexus come i Suv NX 300h ed RX 450h, mentre l'unica europea che sembra contrastare il predominio giapponese è Audi A3 Sportback e-tron. Gli scaffali accolgono in ogni caso anche prodotti Suzuki (Ignis), Infiniti (Q50), Hyundai (Ioniq), Kia (Niro). E per tornare in Occidente, Ford (Mondeo), BMW (Serie 3, Serie 5), Peugeot (3008).

HYBRID WHAT? Breve ripasso di tecnica: un veicolo ibrido è un mezzo dotato di un sistema di propulsione a due o più componenti (nel nostro caso, un motore elettrico e un motore termico) che lavorano in sinergia fra loro, incrementando le prestazioni dell'auto, e al tempo stesso riducendo i consumi di carburante. A seconda del grado di ibridazione (potenza del propulsore elettrico rispetto alla potenza totale) e della capacità di immagazzinare energia elettrica, si individuano tre livelli: full hybrid, quando il sistema elettrico è in grado da solo di far avanzare il veicolo su un ciclo di guida normalizzato, a prescindere dall'autonomia delle batterie; mild hybrid, quando funzionamento puramente elettrico non è in grado di seguire per intero un ciclo di guida; infine micro hybrid, da non confondere con la propulsione tradizionale munita di sistema start & stop. Dulcis in fundo, l'auto ibrida plug-in (PHEV, ovvero Plug-in Hybrid Electric Vehicle): le batterie possono essere caricate anche utilizzando una fonte di energia elettrica esterna, collegata attraverso un cavo. Data la maggiore capacità degli accumulatori, un'ibrida plug-in può generalmente avanzare anche solo in elettrico per alcune decine di chilometri. 

IBRIDO SÌ I vantaggi della duplice alimentazione si manifestano principalmente in un contesto urbano, ovvero in condizioni nelle quali la marcia è composta da un susseguirsi di accelerazioni e frenate. Proprio la fase di rallentamento, spontaneo oppure forzato, è quella in cui le batterie accumulano nuova energia, da spendersi non appena il guidatore torni con il piede sul gas. Considerate l'acquisto di un'ibrida, quindi, se abitate in una grande città, e se il vostro raggio di spostamento difficilmente oltrepassa l'anello delle tangenziali. Al giorno d’oggi, l’ibrido è probabilmente la formula più completa: prestazioni buone, consumi ridotti, autonomia estesa. Sono i prezzi di listino, semmai, a risultare poco favorevoli: disincentivo da compensarsi tuttavia nel corso degli anni a suon di agevolazioni fiscali (in alcune regioni il bollo è gratis per i primi anni) e circolatorie (accesso a Ztl, esenzione del ticket parcheggio, circolazione durante i blocchi del traffico, etc.).

IBRIDO NO Contrariamente all'impiego metropolitano, durante la marcia autostradale o extraurbana veloce la propulsione ibrida restituisce benefici minimi. Un'andatura sostenuta, e soprattutto costante, annulla infatti (o quasi) la possibilità per gli accumulatori di recuperare energia elettrica. Escludete l'alimentazione mista, quindi, se siete divoratori di autostrade: viaggerete quasi esclusivamente a benzina (o a gasolio, nel caso di un ibrido diesel), portando a spasso un motore elettrico quasi del tutto inutile. Se non alla ripartenza dopo una sosta all'area di servizio. 

OCCHIO ALLE BATTERIE Sviscerati i pro e contro di un modello ibrido nel suo complesso, il vantaggio principale di acquistare un'ibrida usata consiste ovviamente in un budget di spesa assai inferiore. Tuttavia i fattori che influenzano il prezzo, rispetto a un'auto monoalimentata, si moltiplicano. Variabile principale è il grado di usura e di autonomia residua di motore elettrico e di batterie, organi particolari che richiedono un check-up professionale, anche qualora l'auto sia stata in precedenza oggetto di tagliandi e di manutenzione regolare. Dopotutto, anche se non devono affrontare cicli di carica completi (come invece accade agli accumulatori delle full electric), le batterie sono comunque soggette a scambi continui di energia con il motore, andando incontro a un naturale invecchiamento. Aspettative di vita? Circa 8 anni, scadenza oltre la quale è necessario procedere alla sostituzione. Informarsi in ogni caso sui programmi di manutenzione erogati dalle rispettive Case.

CONCLUSIONI Prezzi? Dipende ovviamente da età, equipaggiamento, grado di usura, insomma ogni criterio di volta in volta applicato anche all'usato più tradizionale, onestà del precedente proprietario inclusa. Si va dai 3.500 euro circa per un esemplare di Toyota Prius prima serie, agli oltre 30.000 euro per una RAV4 Hybrid con pochi anni di vita alle spalle, fino a cifre maggiori per modelli premium. In definitiva: oggi che il diesel di vecchia generazione è ostacolato dalla legge (e sempre più lo sarà anche in futuro), orientarsi su un usato ibrido è scelta saggia. Purché si ottengano le garanzie che l'auto in esame abbia una "fedina penale" immacolata, pena brutte sorprese al proprio portafogli. Sciolte le riserve, si va incontro a una guida serena, economica ed ecologica.


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