C’è un perché, se parliamo di “paradosso”. Proprio mentre l’Europa discute di sovranità industriale, Stellantis starebbe valutando di affidare le prossime elettriche di massa - quelle targate Fiat, Opel e Peugeot - alla tecnologia (indovina di chi?) del partner cinese. Che è Leapmotor.

L'indiscrezione la riporta Bloomberg: non un semplice scambio di componenti, ma l’ipotesi di utilizzare piattaforme complete e architetture software sviluppate in Cina. Batterie, powertrain e sottoscocca nati a Hangzhou, per muovere utilitarie e SUV compatti destinati alle strade europee.
L’operazione, ancora nelle fasi preliminari, avrebbe un obiettivo molto chiaro: ridurre tempi e spese di sviluppo, in un momento delicato per i conti del Gruppo.
Perché sarebbe una notizia di rilievo? Perché nonostante Stellantis già commercializzi in Europa diversi modelli Leapmotor attraverso la propria rete vendita, l’integrazione diretta della tecnologia cinese sotto i marchi storici europei sarebbe, nel quadro della joint venture con Leapmotor, un decisivo salto di qualità e un riequilibrio dei rapporti di forza tra i brand.

D'altra parte, il contesto è noto: i brand cinesi avanzano con listini aggressivi, i Gruppi occidentali fronteggiano margini in calo e sovraccapacità produttiva, lo sviluppo EV richiede capitali enormi e ritorni non sempre immediati. In questo scenario, “comprare velocità” dalla Cina potrebbe essere più efficace che costruire in casa da zero.
Naturalmente, non è tutto così semplice. Restano sul tavolo questioni di protezione dei dati, le normative USA che dal 2027 limiteranno tecnologie automotive legate alla Cina, insomma implicazioni politiche e industriali di soluzione non istantanea.

Eppure l’intenzione, secondo le voci, sarebbe quella di chiudere un eventuale accordo entro fine 2026.
Il paradosso, alla fine, è tutto qui: per difendere quote di mercato europee dall’assalto cinese, un Gruppo europeo potrebbe adottare proprio la tecnologia cinese. Una scelta pragmatica, forse inevitabile, in un’industria dove il Dragone ormai detta ritmo e costi di sviluppo.
Fonte: Bloomberg



