Le perdite 2025 di Stellantis sono peggio delle previsioni
Bilanci

Stellantis dà i numeri e scopre che era stata ottimista


Avatar di Lorenzo Centenari, il 26/02/26

2 ore fa - Le perdite del Gruppo superano i 19-21 miliardi calcolati a inizio mese

Le perdite del Gruppo superano i 19-21 miliardi anticipati alcune settimane prima. "Transizione sopravvaluta", ma ci sono spiragli di luce

Se qualcuno sperava che le cifre definitive addolcissero la pillola, dovrà ricredersi. Stellantis chiude il 2025 con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro, andando oltre quella forchetta tra 19 e 21 miliardi che solo poche settimane fa aveva già scosso Piazza Affari.

Insomma: le previsioni erano pessimistiche. I numeri finali, un po' di più.

I numeri 2025 (quelli veri)

Il bilancio pubblicato il 26 febbraio 2026 certifica una situazione più pesante delle stime.

  • Ricavi netti: 153,5 miliardi di euro (-2% sul 2024)

  • Perdita netta: 22,3 miliardi di euro (contro l’utile 2024 di 5,52 miliardi)

  • Oneri straordinari: 25,4 miliardi di euro

  • Perdita operativa adjusted (AOI): -842 milioni di euro

  • Free cash flow industriale: -4,5 miliardi di euro

A pesare sono soprattutto i 25,4 miliardi di oneri legati alla “reimpostazione strategica”: revisione dei piani sull’elettrico, riallineamento della supply chain, accantonamenti per garanzie e costi di ristrutturazione, in particolare in Europa.

Stellantis stacca la spina (o comincia a farlo)Stellantis stacca la spina (o comincia a farlo)

Per capirci meglio, ecco un confronto sintetico tra le stime preliminari e il dato finale.

  Stime preliminari Risultato definitivo
Oneri 22,2 miliardi € 25,4 miliardi €
Perdita netta 19–21 miliardi € 22,3 miliardi €
Dividendo 2026 sospeso sospeso

Così è ancora più chiaro: le cifre anticipate erano severe, ma il consuntivo è ancora più impegnativo.

Transizione elettrica: un mea culpa

A spiegare la situazione è il CEO Antonio Filosa, che parla apertamente di “sopravvalutazione del ritmo della transizione energetica”.

Tradotto: il mercato dell’elettrico non ha corso alla velocità prevista, mentre normative e domanda reale hanno imposto un ripensamento. Il risultato è una costosa revisione dei piani industriali per rimettere al centro la ''libertà di scelta” tra elettrico, ibrido e motore termico.

Un cambio di rotta che, contabilmente parlando, è tutt’altro che indolore.

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Non tutto è (completamente) nero

Nella seconda metà del 2025 qualcosa si è mosso.

  • Consegne globali in crescita dell’11% nel semestre

  • Nord America a +39%

  • Ricavi del secondo semestre +10% anno su anno

  • Miglioramento del free cash flow rispetto alla prima metà dell’anno


Segnali di stabilizzazione, benché ancora lontani da un ritorno alla redditività strutturale.

Il mercato aveva già capito tutto

Chi ha letto il nostro precedente articolo sul tonfo in Borsa ricorderà il -23% registrato dal titolo dopo i dati preliminari. In quell’occasione, avevamo sintetizzato la questione in tre parole chiave: oneri, perdita, dividendo zero.

Ora che i numeri completi sono ufficiali, si può dire che il mercato non aveva esagerato: aveva semplicemente anticipato il verdetto.

Anche secondo quanto riportato da testate economico finanziarie come Il Sole 24 Ore, i risultati sono in linea con le attese degli analisti (ma questo non li rende meno pesanti).

Stellantis, un 2025 complicatoStellantis, un 2025 complicato

E adesso?

Per il 2026 la guidance resta confermata:

  • Crescita dei ricavi a una cifra media

  • Margine operativo in miglioramento

  • Free cash flow industriale in recupero progressivo


Il dividendo resta sospeso e il Consiglio ha autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride fino a 5 miliardi di euro per preservare la solidità patrimoniale.

In parole semplici: prima si sistema la casa, poi si torna a festeggiare.

Il 2025 di Stellantis passerà alla storia come l’anno della grande “reimpostazione”. Un esercizio in cui i conti hanno raccontato una verità più severa delle stime iniziali.

La buona notizia, è che la seconda metà dell’anno mostra qualche timido segnale di inversione.

La cattiva: per tornare a parlare di utili, probabilmente servirà più di un semestre in ripresa.

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Pubblicato da Lorenzo Centenari, 26/02/2026
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